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domenica 10 maggio 2015

«IL PRIMO ATTO DI DISOBBEDIENZA DELL'UMANITÀ.» Genesi 3,3

«Io sono Dio onnipotente:
cammina davanti a me e sii integro.
Porrò la mia alleanza tra me e te
e ti renderò numeroso molto, molto».
 
Genesi 17,1-2
*
*XXI VOL. 8 APRILE 1927*

COME TUTTE LE FIGURE E SIMBOLI DELL’ANTICO TESTAMENTO
SIMBOLEGGIAVANO I FIGLI 
DELLA DIVINA VOLONTÀ. 
COME ADAMO DA UN PUNTO ALTO
PRECIPITÒ SUL PUNTO PIÙ BASSO.
*
    Stavo seguendo gli atti che il Voler Divino aveva fatto in tutta la Creazione, come pure cercavo gli atti fatti tanto nel primo padre Adamo, quanto in tutti quelli che aveva operato in tutti i santi dell’antico testamento; specialmente dove il Supremo Volere aveva fatto risaltare la sua potenza, la sua fortezza, la sua virtù vivificatrice. 

    Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, le più grandi figure dell’Antico Testamento, mentre erano figure ed adombravano il futuro Messia, racchiudevano insieme i doni e le figure e simboleggiavano tutti i doni che avrebbero posseduto i figli del Fiat Supremo. Adamo, quando fu creato, fu la vera e perfetta immagine dei figli del mio Regno. 

    Abramo fu simbolo dei privilegi e dell’eroismo dei figli del mio Volere, e come chiamai Abramo ad una terra promessa in cui scorreva latte e miele, facendolo padrone di quella terra, terra tanto feconda che era invidiabile ed ambita da tutte le altre nazioni, era tutto simbolo di ciò che avrei fatto coi figli della mia Volontà. 

    Giacobbe fu un altro simbolo di essi; scendendo da lui le dodici tribù d’Israele, da mezzo a loro doveva nascere il futuro Redentore, che doveva riannodare di nuovo il Regno del Fiat Divino coi figli miei. Giuseppe fu simbolo del dominio che avrebbero avuto i figli della mia Volontà, e come questo non fece perire di fame tanti popoli e anche i suoi ingrati fratelli, così i figli del Fiat Divino avranno il dominio e saranno causa di non far perire i popoli che chiederanno da loro il pane della mia Volontà. 

    Mosè era figura della potenza, Sansone simbolo della fortezza dei figli del mio Volere, Davide simboleggiava il regnare di essi; tutti i Profeti simboleggiavano la grazia, le comunicazioni, le intimità con Dio, che più di loro avrebbero posseduto i figli del Fiat Divino. 

    Vedi, tutti questi non erano che simboli, figure di essi. Che sarà quando verranno fuori le vite di questi simboli? Dopo tutti questi venne la Celeste Signora, la Sovrana Imperatrice, l’Immacolata, la "senza macchia", la Madre mia. Essa non era simbolo né figura, ma la realtà, la vera vita, la prima figlia privilegiata della mia Volontà, ed Io guardavo nella Regina del Cielo la generazione dei figli del Regno mio. 

    Era la prima impareggiabile creatura che possedeva integra la vita del Volere Supremo e perciò meritò di concepire il Verbo Eterno e maturare nel suo Cuore Materno la generazione dei figli dell’Eterno Fiat. Poi venne la mia stessa Vita, in cui veniva stabilito il Regno che dovevano possedere questi figli fortunati. 

    Da tutto ciò puoi comprendere che tutto quel che Dio fece dal principio della creazione del mondo, che fa e che farà, il suo scopo principale è di formare: il Regno della sua Volontà in mezzo alle creature. Queste sono tutte le nostre mire, questa è la nostra Volontà e a questi figli saranno dati tutti i nostri beni, le nostre prerogative, la nostra somiglianza. 

    E se ti chiamo a seguire tutti gli atti che ha fatto la mia Volontà, tanto nella creazione dell’universo, quanto nella generazione delle creature, non escludendo quelli che feci nella mia Madre Celeste né quelli che feci nella mia stessa Vita, è per accentrare in te tutti gli atti suoi e fartene dono, per poter insieme fare uscire da te tutti i beni che può possedere una Volontà Divina, per poter formare con decoro, onore e gloria il Regno dell’Eterno Fiat. Perciò sii attenta nel seguire la mia Volontà”. 

    Stavo pensando tra me: “Come mai, Adamo, col sottrarsi dalla Volontà Divina, da tanta altezza precipitò tanto nel basso?” 

    E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, come nell’ordine naturale, chi cade da un punto altissimo, o perisce del tutto o rimane tanto sfracellato e deformato che gli riesce impossibile riacquistare il suo stato primiero di sanità, di bellezza, di altezza; rimarrà un povero storpiato, cieco e zoppo, e se questo è padre, usciranno da lui le generazioni degli storpiati, dei ciechi, dei gobbi e degli zoppi, così nell’ordine soprannaturale. Adamo cadde da un punto altissimo. Lui era stato messo dal suo Creatore ad un punto tanto alto che sorpassava l’altezza del cielo, delle stelle, del sole; col vivere nella mia Volontà dimorava al di sopra di tutto, in Dio stesso. 

    Vedi dunque da dove precipitò Adamo? Dall’altezza da dove cadde fu miracolo che non perì del tutto, ma se non perì, il colpo che ricevette nella caduta fu tanto forte che fu inevitabile il non rimanere storpiato, sfracellato e deformato nella sua rara bellezza. Lui restò fracassato in tutti i beni, indolenzito nell’operare, intontito nell’intelletto. Una febbre continua lo debilitava, per cui, affievolendogli tutte le virtù, non sentiva più forza a dominarsi. 

    Il più bel carattere dell’uomo, il dominio di se stesso, era svanito e sottentrarono le passioni a tiranneggiarlo, a renderlo inquieto e mesto. E siccome era padre e capo delle generazioni, venne fuori la famiglia degli storpi. Il non fare la mia Volontà si credono che sia cosa da nulla. Invece è la rovina totale della creatura! E quanti atti in più di volontà propria commette, tante volte accresce i suoi mali, la sua rovina, e si scava l’abisso più profondo dove precipitare”. 

    Onde pensavo tra me: “Se Adamo, che per una sola volta si sottrasse dalla Divina Volontà cadde così in basso e cambiò la sua fortuna in miseria, la sua felicità in amarezze, cosa sarà di noi, che tante e tante volte ci sottraiamo da quest’adorabile Volontà?” 

    Ma mentre ciò pensavo, il mio amato ed unico Bene ha soggiunto: “Figlia mia, Adamo cadde tanto nel basso, perché si sottrasse ad una Volontà espressa del suo Creatore, in cui veniva racchiusa in Essa la prova per provarlo nella sua fedeltà verso Colui che gli aveva dato la vita e tutti i beni che possedeva. 

    Molto più che ciò che Iddio richiedeva da lui, dei tanti beni che gratuitamente gli aveva dato, che si privasse, tra i tanti frutti che gli aveva dato, di un solo frutto, per amore di Colui che tutto gli aveva dato. Ed in questo piccolo sacrificio che Dio voleva da lui, gli aveva fatto conoscere non altro  ché l'essere sicuro del suo amore e della sua fedeltà. 

    Adamo avrebbe dovuto sentirsi onorato, che il suo Creatore voleva essere sicuro dell’amore della sua creatura. Si accrebbe la colpa, perché colui che lo attirò e persuase a cadere non fu un essere superiore a lui, ma un vile serpente, suo capitale nemico. La sua caduta portò più gravi conseguenze in quanto era il capo di tutte le generazioni, quindi tutte le membra, come connaturale, dovevano sentire gli effetti del male del loro capo. 

    Vedi dunque che quando una mia Volontà è espressa, voluta e comandata, il peccato è più grave e le conseguenze sono irrimediabili, e solo la mia stessa Volontà Divina può riparare ad un tanto male, come successe ad Adamo. Invece, quando non è espressa, sebbene la creatura è in dovere di pregarmi per conoscere la mia Volontà nel suo operato, se dentro il suo atto c’entra un bene è la pura gloria mia. 

    Però se non è espressa, non è così grave il male ed è più facile trovare rimedio. E questo lo faccio a ciascuna creatura per provare la loro fedeltà e anche per mettere al sicuro l’amore che dicono di volermi. Chi è che non vuol essere sicuro di un potere che acquista, tanto che giunge a fare le scritture? Chi è che non vuol essere sicuro della fedeltà di un amico, della lealtà vera di un servo? 

    Onde, per essere sicuro, faccio conoscere che voglio i piccoli sacrifici, i quali porteranno loro tutti i beni, la santità e realizzeranno lo scopo per cui furono creati. Invece, se saranno restii, tutto sarà sconvolto in loro e tutti i mali piomberanno loro addosso. Però il non fare la mia Volontà è sempre un male, più o meno grave, a seconda della conoscenza che di Essa si possiede”.

*


sabato 25 aprile 2015

*LIBERACI DAL MALE: DALL'UMANO VOLERE * Lc 21,28

*LIBERACI DAL MALE: 
DALL'UMANO VOLERE * 
Lc 21,28
*
*VIII VOL. 28 DICEMBRE 1908*
TERREMOTI DELLA SICILIA [MESSINA]
E DELLA CALABRIA.
*
    Trovandomi nel solito mio stato, sentivo come se la terra facesse delle oscillazioni e ci volesse mancare di sotto. Io ne sono rimasta impressionata e dicevo trame:  “Signore, Signore, che c’è?” E Lui nel mio interno ha detto: “Terremoti”. Ed ha fatto silenzio. Io non gli ho dato quasi retta e stando quasi in me stessa continuavo le mie solite cose interne, quando al meglio, dopo aver passato all'incirca cinque ore dalla parola dettami, ho sentito sensibilmente il terremoto. 

     Onde, appena finito di sentirlo, mi son trovata fuori di me stessa. Quasi confusa vedevo cose strazianti, ma subito mi è stata tolta la vista di ciò, e mi son trovata dentro una chiesa. Dall’altare è uscito un “giovane” vestito di bianco; credo che fosse Nostro Signore, ma non so dirlo certo. Avvicinandosi a me, con un aspetto imponente mi ha detto: “Vieni!” 

    Io mi sono stretta nelle spalle, senza alzarmi, e calcolando in me che in quell’ora stava flagellando e distruggendo, ho detto: “Neh, Signore, giusto ora volete portarmi?” Quasi rifiutando l’invito. Allora quel giovane si è gettato nelle mie braccia, e nel mio interno mi sentivo dire: “Vieni, o figlia, affinché possa finirla col mondo; così lo distruggerò in gran parte, coi terremoti, con le acque e con le guerre”. Dopo ciò mi sono trovata in me stessa.

*
*VIII VOL. 2 GENNAIO 1909*
CONTINUA PARLANDO DEI TERREMOTI.
*
    Riprendo a dire, con mia somma ripugnanza e solo per ubbidire, ciò che è passato dal giorno 28 Dicembre riguardo al terremoto. Stavo pensando tra me alla sorte di tanta povera gente viva sotto le pietre ed alla sorte del mio Sacramentato Signore, vivo anche Lui, sepolto sotto le macerie, e dicevo tra me, pare che il Signore dica a quei popoli: “Ho subito la stessa vostra sorte per i vostri peccati; sto insieme con voi ad aiutarvi, a darvi forza; vi amo tanto che sto ad aspettare un ultimo atto d’amore per salvarvi tutti, non tenendo conto di tutto il male che avete fatto per l’addietro”. 

    Ah! Mio Bene, mia vita e mio tutto, ti mando le mie adorazioni sotto le macerie, dovunque Tu ti trovi; i miei abbracci, i baci e tutte le mie potenze a tenerti continua compagnia. Oh! Quanto vorrei venire a dissotterrarti, per mettervi in luogo più comodo e più degno di Te! In questo mentre, il mio adorabile Gesù mi ha detto nel mio interno: 

    “Figlia mia, hai interpretato in qualche modo gli eccessi d’amore che, anche mentre flagello, ho verso i popoli; ma non è tutto, è anche più. Però sappi che la mia sorte Sacramentale è forse meno infelice, meno nauseante sotto le pietre che nei tabernacoli; è tale e tanto il numero dei sacrilegi che si commettono dai preti e anche dal popolo, che ne ero stanco di scendere nelle loro mani e nei loro cuori, da costringermi a distruggerli quasi tutti. E poi, che dirti dell’ambizione, degli scandali dei sacerdoti? Tutto era tenebre in loro, non più luce, quali devono essere. E quando i sacerdoti giungono a non dare più luce, i popoli raggiungono gli eccessi e la mia giustizia è costretta a distruggerli”. 

    Stavo pure pensando alle sue privazioni e mi sentivo una paura, come se volesse succedere anche qui qualche forte terremoto. Vedendomi così sola senza Gesù, mi sentivo tanto oppressa da sentirmi morire. Onde, avendo di me compassione, il buon Gesù appena ha fatto un’ombra e mi ha detto: 

    “Figlia mia, non ti opprimere tanto, per tuo riguardo risparmierò da gravissimi danni questa città. Vedi se Io non devo continuare a castigare. Invece di convertirsi, di arrendersi, nel sentire la distruzione delle altre province dicono che là sono i luoghi, i terreni che fanno succedere ciò, e si prendono più bel tempo continuando ad offendermi. Quanto sono ciechi e sciocchi! Non è la terra tutta nel mio proprio pugno? Non posso forse Io aprire le voragini della terra e farli inghiottire anche in altri luoghi? E per far loro vedere, farò provocare il terremoto in altri luoghi, dove non è solito di fare”. 

    Mentre ciò diceva, pareva che stendesse la sua mano nel centro della terra, ne prendeva il fuoco e lo avvicinava alla superficie della terra, e la terra si scuoteva e si sentiva il terremoto, dove più forte e dove meno, soggiungendo: 

“Questo non è altro che il principio dei castighi; che ne sarà la fine?”

*




domenica 12 aprile 2015

* VADE RETRO * Genesi 3,15 *



*
*XXIX VOL. 19 MAGGIO 1931*

SCENE DELL'EDEN. CADUTA DELL'UOMO.
LA REGINA DEL CIELO CHE SCHIACCIA IL CAPO
AL SERPE INFERNALE.
COME LE PAROLE DI GESÙ HANNO LA VIRTÙ COMUNICATIVA.
COME PARLA DEI DUBBI E DIFFICOLTÀ.
*
    Stavo continuando i miei atti nel Voler Divino ed unendomi agli atti che fece nella Creazione, per dargli l'omaggio, l'amore, l'adorazione per ciascuna cosa creata per amor delle creature, la mia povera mente si è portata nell'Eden, nell'atto della caduta dell'uomo, quando il serpe infernale con la sua astuzia e bugia indusse Eva a sottrarsi alla Volontà del suo Creatore ed Eva, coi suoi modi lusinghieri, indusse Adamo a cadere nello stesso peccato. 

Ora mentre pensavo ciò, il mio amato Gesù mi ha detto: 

     "Figlia mia, il mio amore non si estinse per la caduta dell'uomo, ma si riaccese di più e se la mia giustizia giustamente lo punì e lo condannò, il mio amore, baciando la mia Giustizia, senza frapporre tempo in mezzo, promise il futuro Redentore e disse al serpe ingannatore coll'impero della mia potenza: tu ti sei servito d'una donna per strapparmi l'uomo dalla mia Volontà Divina ed Io per mezzo d'un'altra donna, che avrà in suo potere la potenza del mio Fiat, abbatterò il tuo orgoglio e col suo piede immacolato ti schiaccerà la testa. 

    Queste parole bruciarono più dello stesso inferno il serpe infernale e chiuse tanta rabbia nel cuor suo, che non poteva star più fermo, non faceva altro che girare e rigirare la terra, per scoprire Colei che doveva schiacciargli la testa, non per farsela schiacciare, ma per poter con le sue arti infernali, con le sue astuzie diaboliche, far cadere Colei che doveva sconfiggerlo, debilitarlo e legarlo nei cupi abissi. 

     Quindi per quattromila anni andò sempre girando e quando vedeva donne più virtuose e buone, armava la sua battaglia, le tentava in tutti i modi e le lasciava solo quando si assicurava per mezzo di qualche debolezza o difetti, che non era Colei per mezzo della quale doveva essere sconfitto quindi seguiva il suo girare. 

    Onde venne difatti la Celeste creatura, che gli schiacciò la testa ed il nemico sentì tale potenza in Lei, che lo atterrò e non ebbe la forza di avvicinarsi; questo lo faceva rodere di rabbia e usava tutte le sue armi infernali per combatterLa, macché! faceva per avvicinarsi, si sentiva fiaccare, rompere le gambe e costretto a rivolgersi indietro e da lontano spiava le sue mirabili virtù, la sua potenza e santità ed Io, per confonderlo e metterlo in dubbio gli facevo vedere la Sovrana Celeste, le sue cose umane come il prendere cibo, il piangere, il dormire ed altro e lui si persuadeva che non era Colei, perché essendo tanto potente e santa, non doveva essere soggetta ai bisogni naturali della vita, ma poi ritornava ai dubbi e voleva ritornare all'assalto, ma invano. 

    La mia Volontà è potenza che debilita tutti i mali e tutte le potenze infernali, è luce che si fa conoscere da tutti e, dov'Essa regna, fa sentire la sua potenza, che neppure agli stessi demoni è dato disconoscere. Quindi la Regina del Cielo era ed è il terrore di tutto l'inferno. 

    Ora il serpe infernale sente sul suo capo la mia parola fulminea dettagli nell'Eden, la mia condanna irrevocabile che una donna gli schiaccerà la testa, quindi sa che, schiacciata la sua testa, sarà rovesciato il suo regno sulla terra, perderà il suo prestigio e tutto il male che egli fece nell'Eden per mezzo d'una donna, sarà rifatto da un'altra donna ma anche se la Regina del Cielo lo debilitò, gli schiacciò la testa ed Io stesso lo legai alla croce, quindi non è più libero di fare quello che vuole, fa scempio di chi sventuratamente si avvicina; 

    molto più che vede che la volontà umana non è soggiogata dalla Divina ed il Suo regno non è formato ancora, teme che un'altra donna abbia a finire di bruciare le tempie, per fare che la condanna divina abbia il suo compimento sul suo capo schiacciato dal piede dell'Immacolata Regina, perché sa che quando Io parlo, la mia parola ha la virtù comunicativa ad altre creature. 

    Quindi come si assicurò che Colei che lui temeva era la Vergine Santissima e che non poteva più combatterle, riprese il suo giro, sta tutto occhio e come alla vedetta per vedere se un’altra donna ha il compito da Dio di far conoscere la Divina Volontà per farla regnare ed avendoti visto scrivere tanto sul mio Fiat, il solo dubbio che ciò potesse essere, ha suscitato tutto l'inferno contro di te, ecco la causa di tutto ciò che hai sofferto, quindi si è servito di uomini malvagi e ha fatto loro inventare calunnie e cose che non esistono.

    Onde nel vederti tanto piangere, si son persuasi che non sei tu che puoi portare la rovina che tanto temono al loro regno diabolico. 

    Questo è ciò che riguarda la Regina del Cielo da parte del serpe infernale, ora voglio dirti ciò che riguarda le creature a pro di lui. Figlia mia, la Celeste creatura era povera, le sue doti naturali apparentemente erano comuni, nulla di straordinario appariva nell'esterno. 
Prese per sposo un povero artigiano che guadagnava il suo pane giornaliero col suo modesto lavoro. 

    Supponi che si fosse saputo prima che la Madre del Verbo era Colei, se i grandi del mondo, i dottori e Sacerdoti, avessero saputo ch'era la Madre del futuro Messia, le avrebbero fatto una guerra accanita, nessuno le avrebbe creduto, avrebbero detto: Possibile che debba essere questa povera la madre del Verbo Eterno, forse non ci sono state e ci sono donne in Israele? 

    Ci è stata una Giuditta, un'Ester e tante altre. Quindi nessuno le avrebbe creduto ed avrebbero messo dubbi e difficoltà senza numero, se dubitarono sulla mia Divina Persona, tanto da non credere che Io fossi il Messia sospirato e molti giungono a non credere ancora che Io scesi sulla terra anche se Io feci molti miracoli da indurre i più increduli a credermi, ah! quando nei cuori entra la durezza, l'ostinazione, gli uomini si rendono incapaci di ricevere alcun bene, le verità, gli stessi miracoli sono per loro come morti e senza vita. 

       Quindi molto più la Mamma Celeste, della quale nulla di miracoloso si vedeva all’esterno. Ora figlia mia, ascoltami, i dubbi seri, le difficoltà più gravi che hanno trovato nei tuoi scritti sono proprio questi: che Io ti ho detto che ti chiamavo a vivere nel regno della mia Divina Volontà, dandoti la missione speciale ed unica di farla conoscere, affinché come Io stesso dissi nel Pater Noster e la Santa Chiesa dice tuttora: venga il regno tuo cioè, che la tua Volontà si faccia come in Cielo così in terra. 

    Non si dice nel Pater che questo regno sta sulla terra, ma che venga ed Io non avrei composto una preghiera se non dovessi averne gli effetti. 

    Quindi per giungere a ciò, non avrei dovuto eleggere un'altra donna, che il serpe infernale tanto teme? Lui per mezzo della prima donna mi rovinò il genere umano ed Io, per confonderlo, mi servo della donna per rifarmi della sua rovina e far sorgere a tutti il bene che cercò di distruggere? 

    Ecco perciò la necessità dei preparativi, delle grazie, delle mie visite e comunicazioni. 

    Questo ha suonato male a chi ha letto, quindi, dubbi e difficoltà, perchè per loro non può essere possibile che fra tanti altri grandi Santi nessuno sia vissuto nel regno della mia Volontà, e che tu sola sia da preferire a tutti; e quando hanno letto che io ti mettevo vicino alla Sovrana Regina, perché essendo vissuta Essa nel regno del mio Fiat Divino tu potessi imitarla, e, volendo far di te una copia che le somigliasse ti ho messa nelle sue mani affinché ti guidasse, ti assistesse, ti proteggesse perché potessi in tutto imitarla, è parso loro tanto assurdo e, fraintendendo sinistramente il senso, hanno pensato che ti avessi detto, che tu sei un'altra Regina; 

    quanti spropositi! non ho detto che tu sei come la Celeste Regina, ma che ti voglio simile a Lei, come ho detto a tante altre anime a me care che le volevo simili a me, ma con ciò non diventavano Dio come me e poi, essendo la Celeste Signora la vera Regina del regno della mia Volontà, è compito suo aiutare ed insegnare alle fortunate creature che vogliono entrare a vivere in Esso. 

    Con ciò fanno intendere come se io non avessi potere di eleggere chi voglio e quando voglio; ma del resto il tempo dirà tutto e come non possono disconoscere che la Vergine di Nazaret è la Mamma mia, così non potranno disconoscere che ti ho eletta per l'unico scopo di far conoscere la mia Volontà e che per mezzo tuo mi servirò affinchè il 'venga il regno tuo' abbia il suo compimento. 

    È certo che le creature sono strumento nelle mie mani e non guardo chi sia, ma guardo se la mia Divina Volontà ha deciso d'operare per mezzo di questo strumento e ciò mi basta per compiere i miei più alti disegni. Mi servo a suo tempo dei dubbi e difficoltà delle creature per confonderli ed umiliarli, ma non mi arresto e vado avanti nell'opera che voglio fare per mezzo della creatura.  

Perciò anche tu seguimi e non indietreggiare. 

    Del resto si vede dal modo del loro pensare che hanno calcolato solo la tua persona, ma non hanno calcolato ciò che può fare la mia Divina Volontà e ciò che sa fare e quando decide d'operare in una creatura per compiere i suoi più grandi disegni in mezzo alle umane generazioni non si fa dettare legge da nessuno, né riguardo a chi dev'essere, né riguardo al tempo, né al modo, né al luogo, ma agisce in modo assoluto, né fa conto di certe menti corte che non si sanno elevare nell'ordine divino e soprannaturale, né sanno piegare la fronte dinanzi alle opere incomprensibili del loro Creatore e, mentre vogliono ragionare con la loro ragione umana, perdono la ragione divina e restano confusi ed increduli."

*


*ADVENIAT REGNUM TUUM*

mercoledì 8 aprile 2015

* VOI CHI DITE CHE IO SIA? * Matteo 16,15 *

*VOI CHI DITE CHE IO SIA?*
Mt 16,15
*
*II VOL. 28 OTTOBRE 1899*

CHI SEI TU, E CHI SONO IO?
*
    Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto in mezzo ad una luce e, guardandomi, come se mi penetrasse da per tutto, tanto che mi sentivo annichilita, mi ha detto: “Chi sono Io e chi sei tu?” 

    Queste parole mi penetravano fin nelle midolla delle ossa e scorgevo l’infinita distanza che passa tra l’Infinito e il finito, tra il Tutto e il niente; non solo, ma vi scorgevo ancora la malizia di questo nulla e il modo come si era infangato.

    Mi pareva come un pesce che nuota nelle acque; così l’anima mia nuotava nel marciume, nei vermi e in tante altre cose atte solo a mettere orrore alla vista. O Dio, che vista abominevole! L’anima mia avrebbe voluto fuggire dinanzi alla vista di Dio tre volte Santo, ma con altre due parole mi lega, cioè: 

“Qual è l’Amor mio verso di te? E qual è il tuo contraccambio verso di Me?”

  Ora, mentre alle prime parole avrei voluto fuggire spaventata dalla sua presenza, alla seconda domanda, “qual è l’Amor mio verso di te?”, mi son trovata inabissata, legata da tutte parti dal suo Amore, sicché la mia esistenza era un prodotto dell’Amore suo, onde se questo amore fosse cessato, io più non esistevo. 

   Quindi, mi pareva che i palpiti del cuore, l’intelligenza e perfino il respiro fossero una riproduzione del suo Amore. Io nuotavo in Lui ed anche a voler fuggire mi pareva impossibile a farlo, perché il suo Amore dappertutto mi circondava. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d’acqua gettata nel mare, che scompare, non si sa più discernere. 

    Quante cose ho compreso, ma a volerle dire, andrei troppo per le lunghe. Quindi Gesù è scomparso ed io son rimasta tutta confusa; mi vedevo tutta peccato e nel mio interno imploravo perdono e misericordia. Poco dopo il mio unico Bene è ritornato ed io mi sentivo tutta inzuppata dall’amarezza e dal dolore dei miei peccati, e Lui mi ha detto: 

   “Figlia mia, quando un’anima è convinta di aver fatto male nell’offendermi, già fa l’ufficio della Maddalena, che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. 

     L’anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe. Vedendo il male, riceve un’amarezza e ne prova un dolore e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo.

  Da questa conoscenza, l’anima vorrebbe fare una riparazione e, vedendo l’ingratitudine passata, sente nascere in sé l’amore verso un Dio tanto buono e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l’amore suo, e questo sono i capelli, che come tante catene d’oro, la legano all’Amore mio.”
*


*L'AMORE È TUTTO PUÒ*


lunedì 6 aprile 2015

* IL CORAGGIO DI RINUNCIARE ALLE TERRENE E FALLACI COSE * Marco 10,21 *

*IL CORAGGIO DI RINUNCIARE ALLE TERRENE E FALLACI COSE*
*
*XI VOL. 4 LUGLIO 1912*

LA DIVINA VOLONTÀ DEV’ESSERE 
IL SEPOLCRO DELL’ANIMA.
*
   Stamattina, dopo la Comunione, stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “In che stato mi sono ridotta! Pare che tutto mi sfugge: patire, virtù, tutto...!”

     E Gesù: “Figlia mia, che c’è? Vuoi perdere il tempo? Vuoi uscire dal tuo nulla? Mettiti al tuo posto, al tuo nulla, affinché il Tutto possa tenere il posto in te. Sappi però, che tutta devi morire nella mia Volontà: al patire, alle virtù, a tutto.

     Il mio Volere deve essere la tomba dell’anima; e come nella tomba la natura si consuma fino a scomparire affatto, e dalla stessa consumazione risorgerà a vita più bella e novella, così l’anima, sepolta nella mia Volontà come dentro una tomba, morirà al patire, alle sue virtù, ai suoi beni spirituali, e risorgerà in tutto alla Vita Divina.

    Ah, figlia mia, pare che vuoi imitare i mondani, che sono portati a ciò che è nel tempo e finisce, e di ciò che è eterno non ne fanno conto. Diletta mia, perché non vuoi imparare a vivere solo del mio Volere?

     Perché non vuoi vivere la Vita del Cielo, anche stando sulla terra? Il mio Volere è l’Amore, quello che non muore mai, sicché per te il sepolcro deve essere la mia Volontà e il coperchio che ti deve serrare, incalcinare, senza darti più speranza di uscire, è l’Amore.

    E poi, ogni pensiero che riguarda se stesso, anche sulle stesse virtù, è sempre guadagnare per sé e sfuggire dalla Vita Divina, mentre se l’anima pensa solo a Me, ciò che riguarda Me, prende in sé la Vita Divina e, prendendo la Vita Divina, sfugge l’umana e prende tutti i beni possibili. 

Ci siamo intesi?”
*


mercoledì 1 aprile 2015

* UNO DI VOI MI TRADIRÀ * Gv 13,21 *



*
*UNO DI VOI MI TRADIRÀ*

Gv 13,21

*
* * *
*

« Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni:
qual meraviglia!
il servo, il povero e l'umile
mangiano il Signore.
Chiediamo a Te,
Dio uno e trino,
di visitarci,
come noi Ti adoriamo.
Per le Tue vie
portaci dove tendiamo,
alla luce in cui tu abiti.
Amen. »

*
*PANIS ANGELICUS*

*

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*XIII VOL. 9 OTTOBRE 1921*

LA VOLONTÀ NELL'UOMO È CIÒ CHE PIÙ ASSOMIGLIA AL SUO CREATORE.
LA VOLONTÀ UMANA È IL DEPOSITO DI TUTTO L'OPERATO DELL'UOMO.

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    Stavo pensando al momento in cui il mio dolce Gesù faceva l’ultima cena coi suoi discepoli ed il mio amabile Gesù, nel mio interno, mi ha detto:

    “Figlia mia, mentre cenavo coi miei discepoli, non avevo solo loro intorno, ma tutta l’umana famiglia, avevo vicino a Me ciascuna creatura, le conobbi tutte, le chiamai per nome; chiamai anche te, ti diedi il posto di onore tra Me e Giovanni e ti costituii piccola segretaria del mio Volere e mentre dividevo l’agnello porgendolo ai miei apostoli, lo davo a tutti ed a ciascuno. 

    Quell’agnello svenato, arrostito, fatto in pezzi, parlava di Me, era il simbolo della mia Vita e di come dovevo ridurmi per amore di tutti ed Io volli darlo a tutti come cibo prelibato che rappresentava la mia Passione, perché tutto ciò che feci, dissi e soffrii, il mio amore convertiva in cibo dell’uomo, ma sai tu perché chiamai tutti e diedi l’agnello a tutti? 

    Perché anch’Io volevo il cibo da loro, ogni cosa che facessero volevo che fosse cibo per Me: Volevo il cibo del loro amore, delle opere, delle parole, di tutto.”

    Ed io: “Amor mio, come può essere che diventa cibo per Te il nostro operato?” E Gesù: “Non è di solo pane che si può vivere, ma di ciò che la mia Volontà dà virtù da poter far vivere; e se il pane alimenta l’uomo è perché Io lo voglio.

    Ora, ciò che la creatura con la sua volontà dispone di formarmi col suo operato, quella forma prende, se col suo operato vuol formarmi il cibo, mi forma il cibo; se amore, mi dà l’amore; se riparazione, mi forma la riparazione; e se nella sua volontà mi vuole offendere, col suo operato mi forma il coltello per ferirmi e forse anche per uccidermi.”

    Poi ha soggiunto: “La volontà nell’uomo è quello che più assomiglia al suo Creatore, nella volontà umana ci ho messo parte della mia immensità e della mia potenza e, dandole il posto d’onore, l’ho costituita regina di tutto l’uomo e depositrice di tutto il suo operato.

    Come le creature hanno le casse dove conservare le loro robe per tenerle custodite, così l’anima ha la sua volontà per conservare e custodire tutto ciò che pensa, che dice e che opera, neppure un pensiero sperderà.

    Ciò che non può fare con l’occhio, con la bocca, con le opere, lo può fare con la volontà, in un istante può volere mille beni e mille mali, la volontà fa volare il pensiero al Cielo, nelle parti più lontane e perfino negli abissi; si può impedire che l’uomo operi, che veda, che parli, ma tutto ciò lo può fare nella volontà e tutto ciò che fa e vuole, forma un atto e lo lascia in deposito nel suo stesso volere. 

    Oh! come la volontà si può estendere, quanti beni e quanti mali non può contenere? Perciò, soprattutto voglio il volere dell’uomo, perché se ho questo, ho tutto, la fortezza è vinta.”

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martedì 31 marzo 2015

* MARANATHÀ * 1Gv 4, 8-12 *

*MARANATHÀ*
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*XXIV VOL. 12 APRILE 1928*

ANALOGIA TRA L'EDEN ED IL CALVARIO.
NON SI FORMA UN REGNO CON UN SOLO ATTO.
NECESSITÀ DELLA MORTE E RESURREZIONE DI
NOSTRO SIGNORE.
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     Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino ed accompagnavo il mio dolce Gesù nelle pene della sua passione e, seguendolo nel Calvario, la mia povera mente si è soffermata a pensare alle pene strazianti di Gesù sulla croce e Lui, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:

   "Figlia mia, il Calvario è il nuovo Eden, dove venne restituito al genere umano ciò che perdette col sottrarsi alla mia Volontà. Analogia tra il Calvario e l'Eden. 

   Nell'Eden l'uomo perdette la grazia, sul Calvario l'acquista. Nell'Eden gli fu chiuso il Cielo, perdette la sua felicità e si rese schiavo del nemico infernale. 
Qui nel nuovo Eden, gli viene riaperto il Cielo, riacquista la pace, la felicità perduta, il demonio resta incatenato e l'uomo libero dalla sua schiavitù. 

     Nell'Eden si oscurò e ritirò il Sole del Fiat Divino e per l'uomo fu sempre notte, simbolo del Sole che si ritirò dalla faccia della terra nelle tre ore della mia tremenda agonia sulla Croce, perché non potendo sostenere lo strazio del suo Creatore, causa dell'umano volere, che con tanta perfidia aveva così ridotto la mia Umanità, il Sole, inorridito, si ritirò e come io spirai ricomparve di nuovo e continuò il suo corso di luce. 

    Così il Sole del mio Fiat, i miei dolori, la mia morte richiamarono di nuovo il Sole del mio Volere a regnare in mezzo alle creature. Sicché il Calvario formò l'aurora che chiamava il Sole del mio Eterno Volere a splendere di nuovo in mezzo alle creature.  L'aurora dice certezza che il Sole sta per uscire. 

     Così l'aurora che formai nel Calvario assicura, sebbene siano due mila anni circa, che chiamerà il Sole del mio Volere a regnare di nuovo in mezzo alle creature. Nell'Eden il mio amore restò sconfitto da parte delle creature, qui trionfa e vince la creatura. 

   Nel primo Eden l'uomo riceve la condanna a morte, dell'anima e del corpo, nel secondo resta sciolto dalla condanna e viene riconfermata la resurrezione dei corpi con la resurrezione della mia Umanità. 

     Ci sono molti rapporti tra l'Eden ed il Calvario. E ciò che l'uomo là perdette, qui lo riacquista. Nel regno dei miei dolori tutto vien ridato e viene riconfermato l'onore, la gloria della povera creatura, per mezzo delle mie pene e della mia morte. L'uomo col sottrarsi alla mia Volontà formò il regno dei suoi mali, delle sue debolezze, passioni e miserie.

     Ed io volli venire sulla terra, volli tanto soffrire, permisi che la mia Umanità fosse lacerata, strappata con le carni a brandelli, tutta piena di piaghe e volli anche morire, per formare, per mezzo di tante mie pene e morte, il regno opposto a tanti mali che si era formato la creatura.


    Un regno non si può formare con un atto solo, ma con molti e molti atti e quanto più atti, tanto più grande e glorioso si rende un regno. 
Sicché la mia morte era necessaria al mio amore. 

    Con la mia morte dovevo dare il bacio di vita alle creature e dalle tante mie ferite dovevo far sbucare tutti i beni, per formare il regno dei beni alle creature. Quindi le mie piaghe sono sorgenti da cui sgorgano i beni e la mia morte è sorgente da dove sgorga la vita a pro di tutti.

     E siccome era necessaria la morte, fu necessaria al mio amore la resurrezione, perché l'uomo, col fare la sua volontà, perdette la vita del mio Volere ed io volli risorgere per formare non solo la resurrezione dei corpi, ma anche la resurrezione della vita della mia Volontà in essi.

    Sicché se io non fossi risorto, la creatura non avrebbe potuto risorgere di nuovo nel mio Fiat, le sarebbe mancata la virtù, il vincolo della resurrezione nella mia e quindi il mio amore si sarebbe sentito incompleto, avrebbe sentito di poter far di più, ma senza farlo. 

    Onde sarei rimasto col duro martirio d'un amore non completato. 
Se poi l'uomo ingrato non se ne serve di tutto ciò che ho fatto, il male e tutto è suo, mentre il mio amore possiede e 
gode il suo pieno trionfo."


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