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giovedì 26 novembre 2015

«LUNGI DA ME, SATANA!» Mt 16,23


*

Lo dice San Pietro negli Atti degli Apostoli: 

“bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.” 

Alla Volontà Divina.

Sicché, dall'ultimo sino al primo dei sacerdoti in terra, 

ossia al Papa, 

tutti possiedono una volontà umana. 

Compresi gli uomini! 

Se ciascuno di essi, però, vive e opera secondo il proprio 

"volere" 

anziché uniformarsi a quello di Dio: 

NON È DA DIO!

*

Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: 

«Lungi da me, satana! 

Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, 

ma secondo gli uomini!».

Matteo 16,23

*

FIAT VOLUNTAS TUA

Luciano Mirigliano

*


*OROLOGIO DELLA PASSIONE*
XI ORA 
Dalle 3 alle 4 del mattino.
*
GESÙ IN CASA DI CAIFA 

    Afflitto ed abbandonato mio Bene, mentre dorme la mia debole natura nel tuo addolorato Cuore, il mio sonno spesso viene interrotto dalle strette d’amore e di dolore del tuo Cuore Divino. Tra la veglia ed il sonno sento gli urti che Ti danno e mi sveglio e dico: Povero mio Gesù, abbandonato da tutti! Non c’è chi di Te prenda difesa; ma da dentro il tuo Cuore io Ti offro la mia vita, per farti da appoggio nell’atto che Ti fanno urtare. E mi assopisco di nuovo; ma un’altra stretta d’amore del tuo Cuore Divino mi sveglia e mi sento assordare le orecchie dagli insulti che Ti fanno, dai bisbigli, dalle grida e dal correre di gente. 

    Amor mio, come mai sono tutti contro di Te? Che hai fatto, che come tanti lupi arrabbiati Ti vogliono sbranare? Mi sento gelare il sangue nel sentire i preparativi dei tuoi nemici, ed io tremo e sono angosciato, pensando come fare per difenderti. 

    Ma il mio afflitto Gesù, tenendomi nel suo Cuore, mi stringe più forte e mi dice: 

    “Figlio mio, non ho fatto nulla di male, e ho fatto tutto: ho il delitto dell’amore, che contiene tutti i sacrifici, l’amore di costo immensurabile. Siamo ancora al principio; tu sta’ nel mio Cuore, osserva tutto, amami, taci e impara. Fa che il tuo sangue gelato scorra nelle mie vene per dare ristoro al mio Sangue, che va tutto in fiamme; fa che il tuo tremito scorra nelle mie membra, affinché, immedesimato in Me, possa raffermarti e riscaldarti, per sentire parte delle mie pene, ed insieme possa acquistare forza nel vedermi tanto soffrire. Questa sarà la più bella difesa che Mi farai; siimi fedele ed attento”. 

    Dolce Amor mio, è tale e tanto lo strepito dei tuoi nemici, che non mi lasciano prendere più sonno. Gli urti si fanno più violenti; sento il rumore delle catene con cui Ti hanno legato, e tanto stretto, che ti fanno uscire dai polsi vivo sangue, con cui Tu segni quelle vie. Ricordati che il mio sangue è nel Tuo, e come Tu lo versi, il mio Te lo bacia, lo adora e lo ripara. Il tuo Sangue sia luce a tutti quelli che di notte Ti offendono e calamita per attirare tutti i cuori intorno a Te, Amor mio e Tutto mio. 

    Mentre Ti trascinano, l’aria pare assordare di grida e di fischi. Già arrivi davanti a Caifa; Tu sei tutto mansueto, modesto, umile; la tua dolcezza e pazienza è tanta da terrorizzare gli stessi nemici, e Caifa, tutto furore, vorrebbe divorarti. Ah, come si distinguono bene l’Innocenza ed il peccato! 

    Amor mio, Tu sei dinanzi a Caifa come il più colpevole, in atto di essere condannato. Già Caifa domanda ai testimoni quali sono i tuoi delitti. Ah, avrebbe fatto meglio domandando qual è il tuo Amore! E chi Ti accusa di una cosa e chi di un’altra, spropositando e contraddicendosi fra di loro; e come Ti accusano, i soldati che Ti stanno accanto Ti tirano i capelli, Ti scaricano sul Volto SS. orribili schiaffi da far rimbombare tutta la sala, Ti torcono le labbra, Ti battono, e Tu taci, soffri, e se li guardi, la luce dei tuoi occhi scende nei loro cuori, e non potendo sopportarla, si allontanano da Te, ma altri subentrano, per fare di Te maggiore scempio. 

    Ma in tante accuse ed oltraggi, Ti vedo tendere l’orecchio e il tuo Cuore batte forte, in atto di scoppiare per il dolore. Dimmi, afflitto mio Bene, che c’è di nuovo? Perché di quello che Ti stanno facendo i nemici, vedo che è tanto il tuo Amore, che ansioso lo aspetti e lo offri per la nostra salvezza; ed il tuo Cuore ripara con tutta calma le calunnie, gli odi, le false testimonianze, il male che si fa agli innocenti con premeditazione, e ripari per quelli che Ti offendono per istigazione dei capi e le offese degli ecclesiastici. E mentre unito a Te seguo le tue stesse riparazioni, sento in Te un cambiamento di un nuovo dolore, non mai inteso finora. Dimmi, dimmi, che c’è? Fammi parte di tutto, o Gesu’. 

    “Figlio, vuoi saperlo? Sento la voce di Pietro, che dice di non conoscermi; poi ha giurato e poi ancora ha spergiurato e anatemizzato di non conoscermi. O Pietro, come! Non mi conosci? Non ti ricordi di quanti beni ti ho colmato? Ah, se gli altri Mi fanno morire di pene, tu Mi fai morire di dolore! Ah, quanto male hai fatto col seguirmi da lontano, esponendoti poi alle occasioni!” 

    Negato mio Bene, come si conoscono subito le offese dei tuoi più  cari! O Gesù, voglio far scorrere il mio palpito nel tuo per raddolcire lo spasimo atroce che soffri, ed il mio palpito nel tuo Ti giura fedeltà e amore, e ripete e giura mille e mille volte di conoscerti. 

    Ma il tuo Amore non si calma ancora e cerchi di guardare Pietro. Ai tuoi sguardi amorosi, grondanti lacrime per la tua negazione, Pietro s’intenerisce e piange e si allontana; e Tu, avendolo messo in salvo, Ti calmi, e così ripari le offese dei Papi e dei capi della Chiesa, specialmente di quelli che si espongono alle occasioni. 
Intanto, i tuoi nemici continuano ad accusarti, e vedendo Caifa che niente rispondi alle loro accuse, Ti dice:  

    “Ti scongiuro per il Dio vivente, dimmi, veramente sei Tu il vero Figlio di Dio?” 

    E Tu, Amor mio, avendo sempre sul tuo labbro la parola della verità, atteggiandoti a Maestà suprema, con voce sonora e soave, tanto che tutti restano colpiti e gli stessi demoni sprofondano nell’abisso, rispondi: 

    “Tu lo dici: si, Io sono il vero Figlio di Dio, ed un giorno scenderò  sulle nubi del Cielo a giudicare tutte le nazioni”. 

    Alle tue parole creatrici, tutti fanno silenzio, si sentono rabbrividire e spaventare; ma Caifa, dopo pochi attimi di spavento, riavendosi e tutto furibondo, più che belva feroce, dice a tutti: 

    “Che bisogno abbiamo più di testimoni? Ha detto già una grande bestemmia! Che più aspettiamo per condannarlo? È già reo di morte!” 

    E per dare più forza alle sue parole, si straccia le vesti con tanta rabbia e furore che tutti, come se fossero uno solo, si avventano contro di Te, mio Bene, e chi Ti da’ pugni sulla testa, chi Ti tira i capelli, chi Ti da’ schiaffi, chi Ti sputa sul Volto, chi Ti calpesta sotto i piedi. Sono tali e tanti i tormenti che Ti danno, che la terra trema e i Cieli ne restano scossi. 

    Amor mio e Vita mia, Gesù , come Ti tormentano, così il mio povero cuore è lacerato dal dolore. Deh, permettimi che esca dal tuo addolorato Cuore e che in vece tua affronti tutti questi oltraggi. Ah, se mi fosse possibile vorrei trafugarti dalle mani dei tuoi nemici; ma Tu non vuoi, poiché lo richiede la salvezza di tutti, ed io son costretto a rassegnarmi. Ma dolce Amor mio, lasciami che Ti rassetti, che Ti aggiusti i capelli, che Ti tolga gli sputi, che Ti rasciughi il Sangue e mi chiuda nel tuo Cuore, perché vedo che Caifa, stanco, vuole ritirarsi, consegnandoti in mano ai soldati. 

    Perciò Ti benedico, e Tu benedicimi e dammi il bacio del tuo Amore; ed io mi chiudo nella fornace del tuo Cuore divino per prendere sonno. Metto sul tuo Cuore la mia bocca, affinché respirando, Ti baci, e dalla diversità dei tuoi palpiti più o meno sofferenti possa avvertire se Tu soffri o riposi. Perciò, facendoti ala con le mie braccia per tenerti difeso, ti abbraccio, mi stringo forte al tuo Cuore e prendo sonno. 

RIFLESSIONI E PRATICHE 

Gesù presentato a Caifa, è accusato ingiustamente e sottoposto a torture inaudite; interrogato, Egli dice sempre la verità. 

    E noi, quando il Signore permette che ci calunnino e ci accusino ingiustamente, cerchiamo solo Iddio che conosce la nostra innocenza? Oppure mendichiamo la stima e l’onore delle creature? Sul nostro labbro spunta sempre la verità? Siamo noi nemici di qualunque artifizio e bugia? Sopportiamo con pazienza i dileggi e le confusioni che ci danno le creature? Siamo pronti a dare la vita per la loro salvezza? 

   O mio dolce Gesù, quanto diverso da Te io sono! Deh, fa che il mio labbro dica sempre la verità in modo da ferire il cuore di chi mi ascolta per condurre tutti a Te! 

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sabato 25 aprile 2015

*LIBERACI DAL MALE: DALL'UMANO VOLERE * Lc 21,28

*LIBERACI DAL MALE: 
DALL'UMANO VOLERE * 
Lc 21,28
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*VIII VOL. 28 DICEMBRE 1908*
TERREMOTI DELLA SICILIA [MESSINA]
E DELLA CALABRIA.
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    Trovandomi nel solito mio stato, sentivo come se la terra facesse delle oscillazioni e ci volesse mancare di sotto. Io ne sono rimasta impressionata e dicevo trame:  “Signore, Signore, che c’è?” E Lui nel mio interno ha detto: “Terremoti”. Ed ha fatto silenzio. Io non gli ho dato quasi retta e stando quasi in me stessa continuavo le mie solite cose interne, quando al meglio, dopo aver passato all'incirca cinque ore dalla parola dettami, ho sentito sensibilmente il terremoto. 

     Onde, appena finito di sentirlo, mi son trovata fuori di me stessa. Quasi confusa vedevo cose strazianti, ma subito mi è stata tolta la vista di ciò, e mi son trovata dentro una chiesa. Dall’altare è uscito un “giovane” vestito di bianco; credo che fosse Nostro Signore, ma non so dirlo certo. Avvicinandosi a me, con un aspetto imponente mi ha detto: “Vieni!” 

    Io mi sono stretta nelle spalle, senza alzarmi, e calcolando in me che in quell’ora stava flagellando e distruggendo, ho detto: “Neh, Signore, giusto ora volete portarmi?” Quasi rifiutando l’invito. Allora quel giovane si è gettato nelle mie braccia, e nel mio interno mi sentivo dire: “Vieni, o figlia, affinché possa finirla col mondo; così lo distruggerò in gran parte, coi terremoti, con le acque e con le guerre”. Dopo ciò mi sono trovata in me stessa.

*
*VIII VOL. 2 GENNAIO 1909*
CONTINUA PARLANDO DEI TERREMOTI.
*
    Riprendo a dire, con mia somma ripugnanza e solo per ubbidire, ciò che è passato dal giorno 28 Dicembre riguardo al terremoto. Stavo pensando tra me alla sorte di tanta povera gente viva sotto le pietre ed alla sorte del mio Sacramentato Signore, vivo anche Lui, sepolto sotto le macerie, e dicevo tra me, pare che il Signore dica a quei popoli: “Ho subito la stessa vostra sorte per i vostri peccati; sto insieme con voi ad aiutarvi, a darvi forza; vi amo tanto che sto ad aspettare un ultimo atto d’amore per salvarvi tutti, non tenendo conto di tutto il male che avete fatto per l’addietro”. 

    Ah! Mio Bene, mia vita e mio tutto, ti mando le mie adorazioni sotto le macerie, dovunque Tu ti trovi; i miei abbracci, i baci e tutte le mie potenze a tenerti continua compagnia. Oh! Quanto vorrei venire a dissotterrarti, per mettervi in luogo più comodo e più degno di Te! In questo mentre, il mio adorabile Gesù mi ha detto nel mio interno: 

    “Figlia mia, hai interpretato in qualche modo gli eccessi d’amore che, anche mentre flagello, ho verso i popoli; ma non è tutto, è anche più. Però sappi che la mia sorte Sacramentale è forse meno infelice, meno nauseante sotto le pietre che nei tabernacoli; è tale e tanto il numero dei sacrilegi che si commettono dai preti e anche dal popolo, che ne ero stanco di scendere nelle loro mani e nei loro cuori, da costringermi a distruggerli quasi tutti. E poi, che dirti dell’ambizione, degli scandali dei sacerdoti? Tutto era tenebre in loro, non più luce, quali devono essere. E quando i sacerdoti giungono a non dare più luce, i popoli raggiungono gli eccessi e la mia giustizia è costretta a distruggerli”. 

    Stavo pure pensando alle sue privazioni e mi sentivo una paura, come se volesse succedere anche qui qualche forte terremoto. Vedendomi così sola senza Gesù, mi sentivo tanto oppressa da sentirmi morire. Onde, avendo di me compassione, il buon Gesù appena ha fatto un’ombra e mi ha detto: 

    “Figlia mia, non ti opprimere tanto, per tuo riguardo risparmierò da gravissimi danni questa città. Vedi se Io non devo continuare a castigare. Invece di convertirsi, di arrendersi, nel sentire la distruzione delle altre province dicono che là sono i luoghi, i terreni che fanno succedere ciò, e si prendono più bel tempo continuando ad offendermi. Quanto sono ciechi e sciocchi! Non è la terra tutta nel mio proprio pugno? Non posso forse Io aprire le voragini della terra e farli inghiottire anche in altri luoghi? E per far loro vedere, farò provocare il terremoto in altri luoghi, dove non è solito di fare”. 

    Mentre ciò diceva, pareva che stendesse la sua mano nel centro della terra, ne prendeva il fuoco e lo avvicinava alla superficie della terra, e la terra si scuoteva e si sentiva il terremoto, dove più forte e dove meno, soggiungendo: 

“Questo non è altro che il principio dei castighi; che ne sarà la fine?”

*