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domenica 30 ottobre 2016

«UN TERREMOTO PROTESTANTE → LA FEDE È CROLLATA IN GINOCCHIO: ULTIMO BALUARDO»


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«QUANDO IL FIGLIO DELL’UOMO RITORNERÀ,
TROVERÀ ANCORA LA FEDE SULLA TERRA?» 
(LC 18,8)

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« LUI È LÌ »

Giace vivo, da duemila anni.

E impera solitario su tutti con il suo silenzio maestoso, elegante. Sottomesso. 

Che sorge più che sole sopra il mondo, sempre fermo, costante 
il suo ritorno nel mistero sublime della Eucaristia. 

Di un Dio che per non incuterci spavento si è annichilito e fatto uomo, pane crocifisso.

Che sovrasta tutto e tutti, il Cosmo intero. 

Ed ogni passo, uman pensiero incapace di comprenderLo, onorarLo 
è come un'onda che si infrange dinanzi al suo divin cospetto. 

Vero, reale, issato sulla roccia della Vita.

Imbattuti, quanti filosofi e pensatori, teologi troppo umani, moderni e pagani; ciechi e inghiottiti dal proprio smisurato io hanno fallito sulla via con il loro inutile e dannoso speculare. 

Innanzi a te o Gesù, Signore dei tabernacoli e padrone della terra, dei Cieli.

Perdona loro, poiché non hanno saputo, né voluto mangiarti, con la testa, le labbra, la bocca e i denti del cuore. 

Bramarti e stringerti.

Perdonaci tutti perché troppo pochi son quelli che han desiderato veramente amarti ed adorarti come tu ardi e desideri esser amato: col tuo stesso divin amore.

Lascia allora che io ti baci o Cristo, un misero nulla, ma tutto Tuo. 

Per me e per tutti. 

Con lo stesso palpito del tuo infuocato amore o Signore.

Con gli occhi della Fede, Speranza e Carità. 

Con le dolcissime carezze della tua Divina Volontà.

Cristus vincit, Cristus regnat, Cristus imperat.

Luciano Mirigliano

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*XI VOL. 30 OTTOBRE 1916*

LA PERVERSITÀ DELLE NAZIONI, 
SPECIALMENTE DELL’ITALIA, 
ATTIRERÀ ALTRI CASTIGHI.

   Stavo lamentandomi con il mio sempre amabile Gesù, che in questi giorni passati, stentatamente ci veniva, oppure appena avvertivo la sua ombra e scompariva.  

Ed il benedetto Gesù mi ha detto:

   “Figlia mia, come subito dimentichi che in quei giorni che non tanto ci vengo e sfuggo da te, non è altro che una stretta di più ai flagelli.  Le cose imperverseranno sempre più.  Ah, l’uomo è giunto a tanta perversità, che non basta, per arrenderlo, di toccargli la pelle, ma che giunga a spolverizzarlo!  

   Perciò una nazione invaderà l’altra e si lacereranno,  il sangue scorrerà nei paesi come acqua. Anzi in certe nazioni si faranno nemici di loro stessi e si dibatteranno, si uccideranno, faranno cose da pazzi.  Ah! Quanto Mi duole l’uomo, da Me lo piango!”

   Al dire di Gesù ho rotto in pianto e Lo pregavo che risparmiasse la povera Italia.  Ma Gesù ha ripreso:

  “L’Italia, l’Italia!  Ah, se tu sapessi quanto ne sta combinando di male, quante congiure alla mia Chiesa!  Non le basta il sangue che sta spargendo in battaglia, ma è assetata d'altro sangue. Vuole il sangue dei miei figli, il sangue dei primati.  Si vuole macchiare di tali delitti, da attirarsi la vendetta del Cielo e delle altre nazioni!”

   Io ne sono rimasta terrorizzata e temo molto, ma spero che il Signore Si placherà.

lunedì 6 aprile 2015

* IL CORAGGIO DI RINUNCIARE ALLE TERRENE E FALLACI COSE * Marco 10,21 *

*IL CORAGGIO DI RINUNCIARE ALLE TERRENE E FALLACI COSE*
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*XI VOL. 4 LUGLIO 1912*

LA DIVINA VOLONTÀ DEV’ESSERE 
IL SEPOLCRO DELL’ANIMA.
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   Stamattina, dopo la Comunione, stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “In che stato mi sono ridotta! Pare che tutto mi sfugge: patire, virtù, tutto...!”

     E Gesù: “Figlia mia, che c’è? Vuoi perdere il tempo? Vuoi uscire dal tuo nulla? Mettiti al tuo posto, al tuo nulla, affinché il Tutto possa tenere il posto in te. Sappi però, che tutta devi morire nella mia Volontà: al patire, alle virtù, a tutto.

     Il mio Volere deve essere la tomba dell’anima; e come nella tomba la natura si consuma fino a scomparire affatto, e dalla stessa consumazione risorgerà a vita più bella e novella, così l’anima, sepolta nella mia Volontà come dentro una tomba, morirà al patire, alle sue virtù, ai suoi beni spirituali, e risorgerà in tutto alla Vita Divina.

    Ah, figlia mia, pare che vuoi imitare i mondani, che sono portati a ciò che è nel tempo e finisce, e di ciò che è eterno non ne fanno conto. Diletta mia, perché non vuoi imparare a vivere solo del mio Volere?

     Perché non vuoi vivere la Vita del Cielo, anche stando sulla terra? Il mio Volere è l’Amore, quello che non muore mai, sicché per te il sepolcro deve essere la mia Volontà e il coperchio che ti deve serrare, incalcinare, senza darti più speranza di uscire, è l’Amore.

    E poi, ogni pensiero che riguarda se stesso, anche sulle stesse virtù, è sempre guadagnare per sé e sfuggire dalla Vita Divina, mentre se l’anima pensa solo a Me, ciò che riguarda Me, prende in sé la Vita Divina e, prendendo la Vita Divina, sfugge l’umana e prende tutti i beni possibili. 

Ci siamo intesi?”
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