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domenica 10 maggio 2015

«IL PRIMO ATTO DI DISOBBEDIENZA DELL'UMANITÀ.» Genesi 3,3

«Io sono Dio onnipotente:
cammina davanti a me e sii integro.
Porrò la mia alleanza tra me e te
e ti renderò numeroso molto, molto».
 
Genesi 17,1-2
*
*XXI VOL. 8 APRILE 1927*

COME TUTTE LE FIGURE E SIMBOLI DELL’ANTICO TESTAMENTO
SIMBOLEGGIAVANO I FIGLI 
DELLA DIVINA VOLONTÀ. 
COME ADAMO DA UN PUNTO ALTO
PRECIPITÒ SUL PUNTO PIÙ BASSO.
*
    Stavo seguendo gli atti che il Voler Divino aveva fatto in tutta la Creazione, come pure cercavo gli atti fatti tanto nel primo padre Adamo, quanto in tutti quelli che aveva operato in tutti i santi dell’antico testamento; specialmente dove il Supremo Volere aveva fatto risaltare la sua potenza, la sua fortezza, la sua virtù vivificatrice. 

    Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, le più grandi figure dell’Antico Testamento, mentre erano figure ed adombravano il futuro Messia, racchiudevano insieme i doni e le figure e simboleggiavano tutti i doni che avrebbero posseduto i figli del Fiat Supremo. Adamo, quando fu creato, fu la vera e perfetta immagine dei figli del mio Regno. 

    Abramo fu simbolo dei privilegi e dell’eroismo dei figli del mio Volere, e come chiamai Abramo ad una terra promessa in cui scorreva latte e miele, facendolo padrone di quella terra, terra tanto feconda che era invidiabile ed ambita da tutte le altre nazioni, era tutto simbolo di ciò che avrei fatto coi figli della mia Volontà. 

    Giacobbe fu un altro simbolo di essi; scendendo da lui le dodici tribù d’Israele, da mezzo a loro doveva nascere il futuro Redentore, che doveva riannodare di nuovo il Regno del Fiat Divino coi figli miei. Giuseppe fu simbolo del dominio che avrebbero avuto i figli della mia Volontà, e come questo non fece perire di fame tanti popoli e anche i suoi ingrati fratelli, così i figli del Fiat Divino avranno il dominio e saranno causa di non far perire i popoli che chiederanno da loro il pane della mia Volontà. 

    Mosè era figura della potenza, Sansone simbolo della fortezza dei figli del mio Volere, Davide simboleggiava il regnare di essi; tutti i Profeti simboleggiavano la grazia, le comunicazioni, le intimità con Dio, che più di loro avrebbero posseduto i figli del Fiat Divino. 

    Vedi, tutti questi non erano che simboli, figure di essi. Che sarà quando verranno fuori le vite di questi simboli? Dopo tutti questi venne la Celeste Signora, la Sovrana Imperatrice, l’Immacolata, la "senza macchia", la Madre mia. Essa non era simbolo né figura, ma la realtà, la vera vita, la prima figlia privilegiata della mia Volontà, ed Io guardavo nella Regina del Cielo la generazione dei figli del Regno mio. 

    Era la prima impareggiabile creatura che possedeva integra la vita del Volere Supremo e perciò meritò di concepire il Verbo Eterno e maturare nel suo Cuore Materno la generazione dei figli dell’Eterno Fiat. Poi venne la mia stessa Vita, in cui veniva stabilito il Regno che dovevano possedere questi figli fortunati. 

    Da tutto ciò puoi comprendere che tutto quel che Dio fece dal principio della creazione del mondo, che fa e che farà, il suo scopo principale è di formare: il Regno della sua Volontà in mezzo alle creature. Queste sono tutte le nostre mire, questa è la nostra Volontà e a questi figli saranno dati tutti i nostri beni, le nostre prerogative, la nostra somiglianza. 

    E se ti chiamo a seguire tutti gli atti che ha fatto la mia Volontà, tanto nella creazione dell’universo, quanto nella generazione delle creature, non escludendo quelli che feci nella mia Madre Celeste né quelli che feci nella mia stessa Vita, è per accentrare in te tutti gli atti suoi e fartene dono, per poter insieme fare uscire da te tutti i beni che può possedere una Volontà Divina, per poter formare con decoro, onore e gloria il Regno dell’Eterno Fiat. Perciò sii attenta nel seguire la mia Volontà”. 

    Stavo pensando tra me: “Come mai, Adamo, col sottrarsi dalla Volontà Divina, da tanta altezza precipitò tanto nel basso?” 

    E Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto: “Figlia mia, come nell’ordine naturale, chi cade da un punto altissimo, o perisce del tutto o rimane tanto sfracellato e deformato che gli riesce impossibile riacquistare il suo stato primiero di sanità, di bellezza, di altezza; rimarrà un povero storpiato, cieco e zoppo, e se questo è padre, usciranno da lui le generazioni degli storpiati, dei ciechi, dei gobbi e degli zoppi, così nell’ordine soprannaturale. Adamo cadde da un punto altissimo. Lui era stato messo dal suo Creatore ad un punto tanto alto che sorpassava l’altezza del cielo, delle stelle, del sole; col vivere nella mia Volontà dimorava al di sopra di tutto, in Dio stesso. 

    Vedi dunque da dove precipitò Adamo? Dall’altezza da dove cadde fu miracolo che non perì del tutto, ma se non perì, il colpo che ricevette nella caduta fu tanto forte che fu inevitabile il non rimanere storpiato, sfracellato e deformato nella sua rara bellezza. Lui restò fracassato in tutti i beni, indolenzito nell’operare, intontito nell’intelletto. Una febbre continua lo debilitava, per cui, affievolendogli tutte le virtù, non sentiva più forza a dominarsi. 

    Il più bel carattere dell’uomo, il dominio di se stesso, era svanito e sottentrarono le passioni a tiranneggiarlo, a renderlo inquieto e mesto. E siccome era padre e capo delle generazioni, venne fuori la famiglia degli storpi. Il non fare la mia Volontà si credono che sia cosa da nulla. Invece è la rovina totale della creatura! E quanti atti in più di volontà propria commette, tante volte accresce i suoi mali, la sua rovina, e si scava l’abisso più profondo dove precipitare”. 

    Onde pensavo tra me: “Se Adamo, che per una sola volta si sottrasse dalla Divina Volontà cadde così in basso e cambiò la sua fortuna in miseria, la sua felicità in amarezze, cosa sarà di noi, che tante e tante volte ci sottraiamo da quest’adorabile Volontà?” 

    Ma mentre ciò pensavo, il mio amato ed unico Bene ha soggiunto: “Figlia mia, Adamo cadde tanto nel basso, perché si sottrasse ad una Volontà espressa del suo Creatore, in cui veniva racchiusa in Essa la prova per provarlo nella sua fedeltà verso Colui che gli aveva dato la vita e tutti i beni che possedeva. 

    Molto più che ciò che Iddio richiedeva da lui, dei tanti beni che gratuitamente gli aveva dato, che si privasse, tra i tanti frutti che gli aveva dato, di un solo frutto, per amore di Colui che tutto gli aveva dato. Ed in questo piccolo sacrificio che Dio voleva da lui, gli aveva fatto conoscere non altro  ché l'essere sicuro del suo amore e della sua fedeltà. 

    Adamo avrebbe dovuto sentirsi onorato, che il suo Creatore voleva essere sicuro dell’amore della sua creatura. Si accrebbe la colpa, perché colui che lo attirò e persuase a cadere non fu un essere superiore a lui, ma un vile serpente, suo capitale nemico. La sua caduta portò più gravi conseguenze in quanto era il capo di tutte le generazioni, quindi tutte le membra, come connaturale, dovevano sentire gli effetti del male del loro capo. 

    Vedi dunque che quando una mia Volontà è espressa, voluta e comandata, il peccato è più grave e le conseguenze sono irrimediabili, e solo la mia stessa Volontà Divina può riparare ad un tanto male, come successe ad Adamo. Invece, quando non è espressa, sebbene la creatura è in dovere di pregarmi per conoscere la mia Volontà nel suo operato, se dentro il suo atto c’entra un bene è la pura gloria mia. 

    Però se non è espressa, non è così grave il male ed è più facile trovare rimedio. E questo lo faccio a ciascuna creatura per provare la loro fedeltà e anche per mettere al sicuro l’amore che dicono di volermi. Chi è che non vuol essere sicuro di un potere che acquista, tanto che giunge a fare le scritture? Chi è che non vuol essere sicuro della fedeltà di un amico, della lealtà vera di un servo? 

    Onde, per essere sicuro, faccio conoscere che voglio i piccoli sacrifici, i quali porteranno loro tutti i beni, la santità e realizzeranno lo scopo per cui furono creati. Invece, se saranno restii, tutto sarà sconvolto in loro e tutti i mali piomberanno loro addosso. Però il non fare la mia Volontà è sempre un male, più o meno grave, a seconda della conoscenza che di Essa si possiede”.

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lunedì 20 aprile 2015

*IL NAUFRAGIO DELL'UMANO VOLERE * Matteo 5, 3-12*

*IL NAUFRAGIO DELL'UMANO VOLERE* 
Matteo 5, 3-12
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*XXI VOL. 14 APRILE 1927*

COME NOSTRO SIGNORE 
VENNE SULLA TERRA A SOFFRIRE 
TUTTI I MALI CHE AVEVA FATTO L’UMANA VOLONTÀ. 
COME LA PAROLA DI GESÙ È VITA.

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    Stavo pensando alla Divina Volontà e al male dell’umano volere, ed il mio amato Gesù, tutto afflitto, mi ha detto: 

“Figlia mia, tutto ciò che Io soffrii nella mia Umanità non fu altro che tutto il male che aveva prodotto l’umana volontà alla povera creatura. Essa formò la prigione, le tolse la libertà di poter spaziare nel suo Dio, nei Cieli, dove volesse; la rese incapace di fare il bene, le tolse la luce e la circondò di fitte tenebre. 

    Ed Io venni sulla terra e mi chiusi nella prigione del seno della mia cara Mamma e, sebbene era santa quella prigione, non si può negare che era la più stretta e oscura prigione che potesse esistere nel mondo, tanto che non potevo stendere né una mano, né un piede, né mi era dato di fare un passo, né c’era spazio per poter aprire gli occhi. 

    Tutto ciò aveva fatto l’umana volontà alla creatura, ed Io fin dal principio del mio concepimento venni a subirne la pena per abbattere la prigione dell’umana volontà e restituirle ciò che aveva perduto. 

    Volli nascere in una stalla e soffrire la povertà più estrema. Più che stalla formò l’umano volere alle povere creature. Le passioni formarono persino il letame nelle loro anime che, soffiando più che vento, erano rimaste intirizzite da un freddo intenso, fino ad influire sulla natura e togliendo loro non solo la felicità terrestre, facendo provare la fame e la povertà, non solo dell’anima, ma anche quella del corpo; ed Io volli soffrire il gelo, la povertà estrema, la puzza del letame che vi era nella stalla. 

    E vedendomi due animali vicino, sentivo il dolore di cui l’umano volere riuscì a convertire quasi in bestia l’opera nostra più bella, il nostro caro gioiello, la nostra cara immagine qual era il povero uomo. Non ci fu pena, che Io soffrii, che non avesse il suo principio dalla volontà umana. Ed Io mi assoggettavo a tutto per riabilitarlo di nuovo nel regno del “ FIAT Supremo ”. 

    Fin nella mia Passione volli soffrire l’essere spogliato nella flagellazione e denudato sulla croce, stirato in modo orribile, tanto che si potevano contare le mie ossa, tra confusioni, abbandoni ed amarezze indicibili. Tutto ciò non era altro che lo sbocco dell’umano volere, che lo aveva spogliato di tutti i beni e col suo soffio velenoso lo aveva coperto di confusione e di obbrobri, fino a trasformarlo in modo orribile e a renderlo oggetto di ludibrio per i tanti suoi nemici. 

    Figlia, se vuoi conoscere tutti i mali che ha fatto l’umana volontà, studia bene la mia vita, numera una per una le mie pene e leggerai a caratteri neri i mali della storia malefica dell’umana volontà. Ne proverai tant'orrore nel leggerla, che ti contenterai di morire anziché far entrare in te una sola sillaba di essa”. 

    Dopo ciò, Gesù ha fatto silenzio e se ne stava tutto taciturno, pensoso ed afflitto; guardava d’intorno e lontano, come se volesse indagare le disposizioni delle creature e, non vedendole disposte, continuava il suo profondo silenzio. Quindi ho dovuto passare parecchi giorni di privazione, come se non più vivesse in me. Poi, come Sole che sorge, ho incominciato a sentire che si moveva nel mio interno e mi ha detto: 

    “Figlia mia, quando Io parlo esce da Me una Vita, il “dono” più grande, e debbo vedere se c’è disposizione da parte delle creature per mettervi questa mia Vita, e non vedendola sono costretto a tacere, perché non c’è posto dove mettere questo gran “dono”. Ecco perciò la causa, per cui molte volte non parlo, perché ciò che riguarda il FIAT Divino non è per te sola, ma servirà alle altre creature. 

    Al più forma il suo capitale in te, per trasmetterlo a bene altrui. Onde, mentre faccio silenzio, tu preghi che venga conosciuto il regno della mia Volontà e soffri perché ti vedi priva di Me, tua Vita. Vivere senza Vita è il più grande martirio. Queste pene e queste preghiere maturano il “dono” e mentre mi fanno aprire la bocca per far uscire la nuova Vita che riguarda la mia Divina Volontà, dispongono le creature a riceverla. 

    Queste pene sono più che raggi di sole, che maturano i campi, i frutti, i fiori. Perciò, tutto è necessario: il silenzio, le pene, le preghiere per il decoro delle manifestazioni della mia Volontà”.

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*VENGA IL TUO REGNO*