venerdì 27 maggio 2016

«ECCO, IO MANDO DAVANTI A TE IL MIO MESSAGGERO CHE PREPARERÀ LA TUA VIA DAVANTI A TE.» Mt 11,10


*

«Da qualunque parte stia schierata, la volontà umana è sempre perdente.

Sebbene dia l'illusione della vittoria nel dualismo, in un duello che mai
si placa, tuttavia non è affatto così.

Essa risulta dolorosamente momentanea, un inganno del tempo.
Poiché non è perenne, per sempre, ma piuttosto temporanea.
Sicché solo in Dio, nella Divina Volontà si può ottenere la vera vittoria
che dura in eterno. Già dalla terra.

Tesi e antitesi nell'antico conflitto divorante delle parti, una contro l'altra,
possono finalmente ritrovare il bandolo, l'unità perduta che mai si spezza. 


Il filo di luce della Verità.

Solo nel vero Cristo, soprannaturale sintesi calmante e risanante, 

che fa guarire e trionfare tutti,
si può incontrare la Via d'uscita a tutte le guerre mondiali, a tutte le tensioni dell'umano volere.

Unica via di salvezza che porterà la Vita, alla pace sicura la sua Chiesa e il mondo intero; mentre
giacciono ormai a terra esausti sotto i fulmini scagliati dal cielo, nella ultima tempesta dei tempi.

Ecco il punto.

Nella sua Volontà la Legge M
orale Universale, la formula vincente dell'ONU.
Per l'unità reale delle nazioni e dei popoli.
Per l'insediamento del divin regno.»
*
Luciano Mirigliano




*
*XXXVI VOL. 2 OTTOBRE 1938*

È DECRETO DIVINO CHE IL REGNO DELLA DIVINA VOLONTÀ DEVE VENIRE SULLA TERRA. 
LA REGINA CELESTE PIANGE E PREGA.
LA DIVINA VOLONTÀ 
È COME LA LINFA ALLE PIANTE.

    Sono sempre nel Volere Divino, sebbene tra amarezze indicibili, come se volessero rendere torbido il suo stesso mare, ma questo mare del Fiat forma le sue onde, mi copre, mi nasconde dentro, mi raddolcisce le amarezze, mi ridona la forza e mi fa continuare la via nella sua Volontà. 

    La sua potenza è tanta, che mi riduce al nulla le mie amarezze e mi fa risorgere da dentro di esse la sua vita piena di dolcezza, tutta bella e maestosa; ed io l’adoro, la ringrazio, la prego che non mi lasci mai sola ed abbandonata.

Onde il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua visitina, mi ha detto: 

“Figlia mia buona, coraggio, se tu ti abbatti perderai la forza di vivere sempre nel mio Volere; non ti dar pensiero di ciò che dicono e fanno. Tutta la nostra vittoria è che non ci possono impedire di fare quello che vogliamo; quindi Io posso parlarti del mio Volere Divino e tu puoi ascoltarmi, nessuna potenza ce lo può impedire.

    Ciò che Io ti dico sul mio Volere non è altro che lo svolgimento del nostro decreto, fatto ab eterno nel concistoro della nostra Trinità Sacrosanta: che Esso deve avere il suo regno sulla terra; e i nostri decreti sono infallibili, nessuno può impedire che vengano effettuati. Come fu decreto la Creazione, la Redenzione, così è decreto nostro il regno della nostra Volontà sulla terra. 

    Quindi, per compiere questo nostro decreto, Io avrei dovuto manifestare i beni che ci sono in esso, le sue qualità, le sue bellezze e meraviglie. Ecco la necessità per cui Io dovevo parlarti tanto, per poter compiere questo decreto. Figlia, per giungere a ciò, Io volevo vincere l’uomo a via d’amore, ma la perfidia umana me lo impedisce. 

    Perciò userò la giustizia, spazzerò la terra, toglierò tutte le creature nocive, che come piante velenose avvelenano le piante innocenti. Quando avrò tutto purificato, le mie verità troveranno la via per dare ai superstiti la vita, il balsamo, la pace che esse contengono, e tutti la riceveranno, le daranno il bacio di pace, ed a confusione di chi non le ha creduto, anzi l’ha condannata, regnerà, ed Io avrò il mio regno sulla terra: che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra. 

    Perciò ti ripeto: non spostiamoci in nulla, facciamo la nostra via e canteremo vittoria; e loro facciano la loro via, in cui troveranno confusione e vergogna di se stessi. Succederà di loro come ai ciechi che non credono alla luce del sole perché loro non la vedono; loro resteranno nella loro cecità, e quelli che la vedono e credono godranno, sfoggeranno nei beni della luce con sommo loro contento.”

    Gesù ha fatto silenzio e la mia povera mente è rimasta funestata dai tanti mali raccapriccianti di cui è investita e sarà investita la terra. In questo mentre si è fatta vedere la Sovrana Regina con gli occhi rossi e come insanguinati dal tanto pianto che aveva fatto; ma che stretta al cuore nel veder piangere la mia Mamma Celeste!

E col suo accento materno, con una tenerezza indicibile, piangendo mi ha detto: 

    “Figlia mia carissima, prega insieme con Me. Come mi duole il cuore nel vedere i flagelli in cui sarà ravvolta l’umanità intera! La volubilità dei capi, che oggi dicono e domani disdicono, getterà i popoli in un mare di dolori e anche di sangue. Poveri figli miei! Prega, figlia mia, non mi lasciare sola nel mio dolore; che il tutto avvenga per il trionfo del regno della Divina Volontà.”

Onde seguivo la Divina Volontà nei suoi atti, abbandonandomi tutta nelle sue braccia, ed il mio dolce Gesù ha ripreso a dire: 

    “Figlia mia, come la creatura entra nella nostra Volontà per farla sua, essa fa sua la nostra e Noi facciamo nostra la sua; e in tutto ciò che fa, se ama, se adora, se opera, se soffre, se prega, il nostro Volere forma il germe divino negli atti suoi, ed oh, come cresce bella, fresca, santa! 

    La nostra Volontà è come la linfa alle piante; se c’è la linfa, le piante crescono belle, sono verdi, folte di foglie e producono frutti maturi, pingui e saporiti; se invece incomincia a mancare la linfa, la povera pianta perde il verde, le foglie cadono, non ha virtù di produrre i suoi bei frutti e finisce col seccare, perché la linfa è come l’anima della pianta, come gli umori vitali che sostengono e fanno fiorire la pianta.

    Tale è l’anima senza la mia Volontà, perde il principio, la vita, l’anima del bene; perde la vegetazione, la freschezza, il vigore, si scolorisce, si abbrutisce, si debilita e finisce col perdere il seme del bene. Se tu sapessi quanto mi fa compassione un’anima che vive senza la mia Volontà! Potrei chiamarla «la mia scena dolorosa della Creazione». 

    Io, che creai tutte le cose con tale bellezza e armonia, sono costretto dall’ingratitudine umana a vedere le mie più belle creature che creai, povere, deboli, coperte di piaghe da far pietà. Eppure la mia Volontà sta a disposizione di tutti, non si nega a nessuno; solo chi la respinge, chi ingrato non la vuole ricevere, volontariamente si priva di Essa con sommo nostro dolore.” 

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sabato 16 aprile 2016

«LA PAROLA DI GESÙ È ETERNA.» [Cfr. Luca 12]


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«L'Esortazione Apostolica post-sinodale 
Amoris Laetitia di papa Francesco 
è il frutto di un atto della Volontà di Dio 
o piuttosto dell'umano volere del pontefice? 

Ecco il punto, il segreto per non incorrere in gravi errori. 

In ogni atto di creatura, chiunque essa sia, 
abbiamo non soltanto il diritto, 
ma anche il dovere di verificare se vi concorre in esso 
la Divina Volontà del Creatore anziché esclusivamente quella dell'uomo. 

Ogni nostra azione, fosse anche la più piccola o nascosta, 
verrà rivelata e sottoposta a giudizio innanzi al Giudice Supremo. 
Attenzione pertanto.» 

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Fiat Voluntas Tua 
Luciano Mirigliano 

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*X VOL. 19 GENNAIO 1911* 

LA PAROLA DI GESÙ È ETERNA. 
GESÙ VUOLE IL SACERDOTE INTANGIBILE DAL LEGAME DELLE FAMIGLIE. LO SPIRITO DEI SACERDOTI DI QUESTI TEMPI: SPIRITO DI VENDETTA, D’ODIO, D’INTERESSE, DI SANGUE. 


    Siccome ho appreso le difficoltà dei sacerdoti, specie sul fatto di rompere del tutto il legame con le famiglie, che era impossibile attuarlo nel modo in cui diceva il benedetto Gesù e che se fosse vero parlasse al Papa, perché lui ha l’autorità di poter comandare a tutti e venire a capo dell’opera, io stavo ridicendo al benedetto Gesù tutto questo e mi lamentavo con Lui dicendogli: 

    “Sommo mio amore, non avevo ragione di dirti: “Vai dai capi a dire queste cose, perché dirle a me, ignorantella, che posso fare?” 

Ed il mio sempre amabile Gesù ha detto: 

    “Figlia mia, scrivi, non temere, Io sono con te, la mia parola è eterna e ciò che non può giovare qua, può giovare altrove, ciò che non si può effettuare in questi tempi, si effettuerà in altri tempi, ma così voglio il sacerdote intangibile dal legame delle famiglie. 

    Ah! tu non sai qual è lo spirito dei sacerdoti di questi tempi, non è per niente dissimile dai secolari, spirito di vendetta, d’odio, d’interesse, di sangue. Or, dovendo vivere insieme, se c’è uno che guadagna più dell’altro e non lascia il guadagno a bene di tutti, ci sarà chi si sentirà anteposto, chi defraudato, chi umiliato, credendo che anche lui sarebbe capace di fare quel guadagno e quindi le risse, i rancori, i dispiaceri e giungerebbero anche alle mani. 

    Te lo ha detto il tuo Gesù e basta, questo punto è necessario, è la colonna, è il fondamento, è la vita, è l’alimento di quest’opera, se potesse andare, Io non avrei insistito tanto. 

    Poi vedi un po’ figlia mia, come sono rozzi ed ignoranti delle cose divine, Io non ho il modo loro di pensare, che vanno lambendo e strisciando dignità, Io, nel comunicarmi alle anime, non guardo alle dignità, né se sono vescovi o papi, ma guardo se sono spogliati di tutto e da tutti, guardo se in loro, tutto, tutto è amore per Me, guardo se si fanno scrupolo di rendersi padroni anche di un solo respiro, di un palpito e, trovandoli “tutto amore”, non guardo se sono ignoranti, abbiente, povere, disprezzate e polvere. 

    Io converto in oro la stessa polvere, la trasformo in Me, le comunico tutto Me stesso, le affido i più intimi miei segreti, la rendo partecipe delle mie gioie e dei miei dolori, anzi, vivendo in Me, in virtù dell’amore, non è meraviglia che siano a giorno della mia Volontà sulle anime e sulla mia Chiesa. 

    Una è la vita loro con Me, uno è il Volere ed una è la luce con cui vedono la verità secondo le vedute divine e non secondo le umane e perciò Io non lavoro per comunicarmi a queste anime e le innalzo al di sopra di tutte le dignità.” 

Poi, stringendomi e baciandomi, mi ha detto: 


    “Figlia mia bella, ma bella della mia stessa bellezza, ti affliggi per le cose che dicono? Non ti affliggere, domanda al padre B., povero mio figlio, quanto ha sofferto per me a causa dei superiori, dei suoi confratelli e di altri, l’hanno perfino dichiarato scemo, incantatore, e si sono sentiti in dovere di penitenziarlo e qual era il suo delitto? 

    L’amore! Sentendo gli altri vergogna della loro vita in confronto alla sua, gli hanno fatto guerra e gli fanno guerra. Ah! come è costoso il delitto dell’amore! Molto costa a Me l’amore e molto costa ai miei cari figli! Ma Io l’amo assai e per quello che ha sofferto, in premio gli ho dato Me stesso e dimoro in lui. 

    Povero mio figlio, non lo lasciano libero, lo spiano dappertutto, ciò che non fanno per gli altri, sperano così di trovare motivo per correggerlo e mortificarlo, ma Io, stando con lui, rendo vane le loro arti, fagli coraggio, ma oh! quanto sarà terribile il giudizio che farò su questi tali che ardiscono malmenare i miei cari figli!” 


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lunedì 29 febbraio 2016

«VI DICO CHE, SE QUESTI TACERANNO, GRIDERANNO LE PIETRE». LUCA 19,40


LA MADONNA A FATIMA:
«I laici salveranno la Chiesa dai sacerdoti e dai vescovi».
Padre Ignace de la Potterie
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*XVII VOL. 6 SETTEMBRE 1924*

IMMAGINE DELLO STATO DELLA CHIESA.
NECESSITÀ DI PURIFICARLA.
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   Trovandomi nel solito mio stato mi sono trovata fuori di me stessa, e con mia sorpresa ho trovato in mezzo ad una via, una donna gettata per terra, tutta piena di ferite e le membra tutte slogate, non c’era osso al suo posto. 

   La donna, sebbene così malconcia che sembrava il vero ritratto del dolore, era bella, nobile, maestosa, ma nel medesimo tempo faceva pietà nel vederla abbandonata da tutti, esposta a chiunque volesse farle del male. 

   Onde, mossa io a compassione guardavo d’intorno se ci fosse qualcuno che mi aiutasse ad alzarla da terra per portarla in luogo sicuro, ed oh! maraviglia, al mio fianco ci stava un giovane che mi pareva fosse Gesù.

   Così insieme l’abbiamo alzata da terra, ma ad ogni moto soffriva pene strazianti dato lo slogamento delle ossa. 

   Così, piano piano l’abbiamo trasportata dentro d’un palazzo, sopra d’un lettino, ed insieme con Gesù, che pareva che tanto amasse questa donna che voleva darle la propria Vita per salvarla e darle la sanità, prendevamo in mano le membra slogate per metterle a posto. 

   Al tocco di Gesù le ossa prendevano il loro posto, e quella donna si trasformava in una bella e graziosa bambina. 

Io sono rimasta stupita di ciò, e Gesù mi ha detto:

   “Figlia mia, questa donna è l’immagine della mia Chiesa. Lei è sempre nobile, piena di maestà e santa, perché la sua origine è dal Figlio del Padre Celeste; ma in che stato doloroso l’hanno ridotto le membra a lei incorporate! 

   Non contenti di vivere santi al par di lei, l’hanno trasportata in mezzo alla strada, esponendola al freddo, alle beffe, alle battiture, ed i suoi stessi figli, come membra slogate, vivendo in mezzo alla strada si sono dati ad ogni specie di vizi; l’amore all’interesse predominante in loro li acceca e commettono le più brutte nefandezze, e vivono vicino a lei per ferirla e dirle continuamente: 

“Sia crocifissa, sia crocifissa!” 

   In che stato doloroso si trova la mia Chiesa! Quei ministri che dovrebbero difenderla sono i suoi più crudeli carnefici; ma per rinascere è necessaria la distruzione di queste membra, ed incorporarle membra innocenti, disinteressate, che vivendo al par di lei, ritorni bella e graziosa bambina, quale Io la costituii, senza malizia, più che semplice bambina, per crescere forte e santa. 

   Ecco la necessità che i nemici muovano battaglia, per purgarsi le membra infette; tu prega e soffri affinché il tutto ridondi alla gloria mia”. Detto ciò mi sono trovata in me stessa.


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lunedì 18 gennaio 2016

«ECCE HOMO!». Gv 19,5

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LUISA PICCARRETA
La Piccola Figlia della Divina Volontà
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*XIX VOL. 20 GIUGNO 1926* 

“ECCE HOMO.” 
GESÙ SENTÌ TANTE MORTI PER QUANTI GRIDARONO “CROCIFIGGILO”. 
CHI VIVE DELLA DIVINA VOLONTÀ PRENDE IL FRUTTO DELLE PENE DI GESÙ. 
L’IDEALE DI GESÙ NELLA CREAZIONE ERA IL REGNO DELLA SUA VOLONTÀ NELL’ANIMA.
*
    Dopo aver passato giorni amarissimi per la privazione del mio dolce Gesù, sentivo che non ne potevo più, io gemevo sotto un torchio che mi stritolava anima e corpo e sospiravo la mia Patria Celeste, dove neppure per un istante sarei rimasta priva di Colui che è tutta la mia vita ed il mio sommo ed unico bene. 
    Onde, quando mi son ridotta agli estremi senza Gesù, mi son sentita tutta riempire di Lui, in modo che io restavo come un velo che lo copriva; e siccome io stavo pensando e accompagnandolo nelle pene della sua Passione, specie nell’atto quando Pilato lo mostrò al popolo dicendo “Ecce Homo”, il mio dolce Gesù mi ha detto: 
“Figlia mia, come Pilato disse “Ecce Homo”, tutti gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo, lo vogliamo morto.” 
Anche il mio stesso Padre Celeste e la mia inseparabile e trafitta Mamma e non solo quelli ch’erano presenti, ma tutti gli assenti e tutte le generazioni passate e future; e se qualcuno non lo disse con la parola, lo disse coi fatti, perché non ci fu uno solo che disse che mi voleva vivo ed il tacere è conferma di ciò che vogliono gli altri. 
Questo grido di morte di tutti fu per Me dolorosissimo, Io sentivo tante morti per quante persone gridarono “crocifiggilo”, mi sentii come affogato di pene e di morte, molto più ché vedevo che ciascuna mia morte non portava a ciascuno la vita e quelli che ricevevano la vita per causa della morte mia non ricevevano tutto il frutto completo della mia Passione e morte. 
Fu tanto il mio dolore, che la mia Umanità gemente stava per soccombere e dare l’ultimo respiro, ma mentre morivo, la mia Volontà Suprema con la sua onniveggenza fece presenti alla mia Umanità morente tutti quelli che avrebbero fatto regnare in loro, con dominio assoluto, l’Eterno Volere, i quali avrebbero preso il frutto completo della Passione e morte mia, tra i quali stava a capo la mia cara Madre, Essa prese tutto il deposito di tutti i miei beni e dei frutti che ci sono nella mia Vita, Passione e Morte, neppure un mio respiro fece andare sperduto e ne custodì il prezioso frutto che da Lei doveva essere trasmesso alla piccola neonata della mia Volontà e a tutti quelli in cui il Supremo Volere avrebbe avuto la sua Vita ed il suo Regno. 
Quando la mia Umanità spirante vide messo in salvo e assicurato il frutto completo della mia Vita, Passione e Morte, potette riprendere e continuare il corso della dolorosa Passione. Sicché è solo la mia Volontà che porta tutta la pienezza dei miei beni ed il frutto completo che c’è nella Creazione, Redenzione e Santificazione. 
Dove Essa regna, le opere nostre sono tutte piene di vita, nessuna cosa è a metà o incompleta, invece dove Essa non regna, ancorché ci fosse qualche virtù, tutto è miseria, tutto incompleto e se producono qualche frutto, è acerbo e senza maturazione e se prendono i frutti della mia Redenzione, li prendono con misura e senza abbondanza e perciò crescono deboli, malati e febbricitanti e perciò, se fanno qualche poco di bene, lo fanno stentato e si sentono schiacciare sotto il peso di quel poco di bene che fanno; invece la mia Volontà svuota la volontà umana e mette in quel vuoto la forza divina e la vita del bene e perciò chi la fa regnare in essa fa il bene senza stento e la vita che contiene la porta ad operare il bene con una forza irresistibile; dunque la mia Umanità trovò la vita nella mia Passione e Morte ed in chi doveva regnare la mia Volontà e perciò la Creazione e la Redenzione saranno sempre incomplete, fino a tanto che la mia Volontà non avrà il suo Regno nelle anime.” 
Dopo di ciò stavo facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo ed il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno seguiva col suo sguardo tutto ciò che io facevo e siccome vedeva che tutti gli atti miei s’immedesimavano con i suoi ed in virtù del Voler Supremo facevano la stessa via degli atti suoi e ripetevano lo stesso bene e la stessa gloria al nostro Padre Celeste, preso da enfasi d’amore mi ha stretto al suo cuore e mi ha detto: 
“Figlia mia, anche se sei piccola e neonata nella mia Volontà e vivi nel Regno del mio Volere, la tua piccolezza è il mio trionfo e quando ti vedo operare in Esso, Io mi trovo nel Regno della mia Volontà come un re che ha sostenuto una lunga guerra e siccome il suo ideale era la vittoria, nel vedersi vittorioso, si sente rinfrancato della sanguinosa battaglia, degli stenti sofferti e delle ferite tuttora impresse nella sua persona ed il suo trionfo viene formato nel vedersi circondato dalle conquiste che ha fatto. 
Il re vuol guardare tutto, il suo sguardo vuol bearsi del Regno conquistato e, trionfante, sorride e fa festa. Tale sono Io, il mio ideale nella Creazione era il Regno della mia Volontà nell’anima della creatura; il mio primo scopo era di fare dell’uomo altrettante immagini della Trinità Divina in virtù del compimento della mia Volontà su di lui, ma l’uomo si sottrasse ad Essa, Io perdetti il mio Regno in lui e per ben seimila anni ho dovuto sostenere una lunga battaglia, ma per quanto lunga, non ho smesso il mio ideale né il mio primo scopo, né lo smetterò e se venni nella Redenzione, venni per realizzare il mio ideale ed il mio primo scopo, cioè il Regno della mia Volontà nelle anime, tanto è vero, che per venire formai il mio primo Regno del Voler Supremo nel cuore della mia Immacolata Mamma, fuori del mio Regno mai sarei venuto sulla terra; onde soffrii stenti e pene, restai ferito ed infine ucciso, ma il Regno della mia Volontà non fu realizzato, gettai le fondamenta, vi feci dei preparativi, ma la battaglia sanguinosa tra la volontà umana e la Divina ha continuato ancora. 
Ora mia piccola figlia, quando ti vedo operare nel Regno della mia Volontà e come operi, il Regno di Essa si stabilisce sempre più in te, Io mi sento vittorioso della mia lunga battaglia e tutto si atteggia intorno a Me a trionfo e a festa, le mie pene, gli stenti, le ferite, mi sorridono e la mia stessa morte mi ridona la vita della mia Volontà in te. Sicché Io mi sento vittorioso della Creazione, della Redenzione, anzi, esse servono per formare i lunghi giri alla neonata della mia Volontà, i rapidi voli, le interminabili passeggiate nel Regno della mia Volontà ed Io perciò ho il trionfo e, beandomi, seguo col mio sguardo tutti i passi e gli atti della mia piccola figlia. 
Vedi, tutti hanno il loro ideale e quando lo realizzano, allora sono contenti, anche il piccolo bambino ha il suo ideale di attaccarsi al petto della mamma e mentre piange e singhiozza, appena la mamma gli apre il seno, il bambino cessa di piangere, si atteggia a sorriso e slanciandosi si attacca al petto della mamma e vittorioso succhia, succhia fino a saziarsi e mentre succhia, trionfante prende il suo dolce sonno; tale sono Io, dopo lungo pianto, quando vedo il seno dell’anima che mi apre le porte per dar luogo al Regno della Volontà Suprema, le mie lacrime si arrestano e slanciandomi al suo seno mi attacco a lei e succhiando il suo amore ed i frutti del Regno del mio Volere, prendo il mio dolce sonno e, vittorioso, mi riposo. 
Considera il piccolo uccellino, il suo ideale è il seme e quando lo vede batte le ali, corre, si precipita sul seme e, vittorioso, lo imbecca e trionfante riprende il suo volo; tale sono Io, volo e rivolo, giro e rigiro per formare il Regno della mia Volontà nell’anima, affinché Essa mi formi il seme per cibarmi, perché Io non uso altro cibo che solo quello che viene formato nel mio Regno e quando vedo questo seme celeste, più che uccellino Io volo per farne mio cibo. Sicché il tutto sta nel compiere, ciascuno, l’ideale che si è prefisso; ecco perché quando ti vedo operare nel Regno della mia Volontà, vedo il mio ideale realizzato e mi sento ricambiato dell’opera della Creazione e Redenzione e vedo stabilito in te il trionfo della mia Volontà. Perciò sii attenta e fa’ che la vittoria del tuo Gesù sia in te permanente.” 
Onde dopo ciò, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e, tutto tenerezza, mi ha detto: 
“Figlia mia, dimmi qual è il tuo ideale, il tuo scopo? 
Ed io: “Amor mio, Gesù, il mio ideale è di compiere la tua Volontà e tutto il mio scopo è di giungere a che nessun pensiero, parola, palpito ed opera mai esca fuori dal Regno della tua Suprema Volontà, anzi, in Essa siano concepiti, nutriti, cresciuti e formino la loro vita e se occorre, anche la loro morte, sebbene so che nel tuo Volere nessun atto muore ma, nato una volta, vive eternamente, sicché, è il Regno del tuo Volere nella povera anima mia che sospiro e questo è tutto il mio ideale ed il primo e ultimo mio scopo.” 
E Gesù, tutto amore e facendo festa mi ha soggiunto: 
“Figlia mia, sicché il mio ideale ed il tuo sono tutt’uno, quindi unico il nostro scopo, brava, brava la figlia della mia Volontà! 
E siccome l’ideale tuo e il mio sono tutt’uno, anche tu hai sostenuto la battaglia di lunghi anni per conquistare il Regno della mia Volontà, hai dovuto sostenere pene, privazioni e sei stata persino prigioniera nella tua stanzetta, legata nel tuo piccolo letto, per conquistare quel Regno da Me e da te tanto voluto e sospirato; a tutti e due è costato assai e ora siamo tutti e due trionfatori e conquistatori, sicché anche tu sei la piccola reginetta nel Regno della mia Volontà e sebbene piccola, sei sempre regina, perché sei la figlia del gran Re, del nostro Padre Celeste; perciò, come conquistatrice di sì gran Regno prendi possesso di tutta la Creazione, di tutta la Redenzione e di tutto il Cielo, tutto è tuo, perché dovunque regna la mia Volontà integra e permanente si stendono i tuoi diritti di possesso, tutti ti aspettano per darti gli onori che convengono alla tua vittoria. 
Anche tu sei la piccola bambina, hai tanto pianto e sospirato il tuo Gesù e appena mi hai visto, le tue lacrime si sono arrestate e slanciandoti nel mio seno ti sei attaccata al mio petto e, vittoriosa, hai succhiato la mia Volontà ed il mio amore e come in trionfo hai preso riposo nelle mie stesse braccia ed Io ti ho cullata perché fosse più lungo il tuo sonno e così Io avrei potuto godere la mia neonata nelle mie stesse braccia e, trionfante, ho esteso in te il Regno della mia Volontà. 
Come pure sei la piccola colombina perché hai girato e rigirato intorno a Me e come Io ti parlavo del mio Volere, ti manifestavo le conoscenze di Esso, i suoi beni ed i suoi prodigi e perfino il suo dolore, tu battevi le ali e precipitandoti sopra i tanti semi che Io ti mettevo davanti, tu li imbeccavi e, trionfante, riprendevi il tuo volo intorno a Me, aspettando che Io ti mettessi d’avanti altri semi del mio Volere e tu, imbeccandoli, ti nutrivi e vittoriosa riprendevi il tuo volo, manifestando il Regno della mia Volontà. Sicché le mie prerogative sono le tue, il mio Regno e il tuo sono uno solo, abbiamo sofferto insieme, è giusto che insieme godiamo le nostre conquiste.” 
Io son rimasta sorpresa nel sentire ciò e pensavo tra me: “Ma è proprio vero che nella povera anima mia c’è questo Regno della Volontà Suprema?” E mi sentivo tutta confusa e se ho scritto ciò l’ho scritto per obbedire, ma mentre scrivo Gesù mi ha sorpreso ed uscendo dal mio interno ha gettato le sue braccia al mio collo stringendomi forte, forte, tanto che non ho potuto più scrivere, perché la mia povera testa non era più in me, ma Gesù, subito è scomparso ed io riprendo a scrivere. 
Quindi, mentre io temevo Gesù mi ha detto: 
“Figlia mia, la mia Mamma Celeste potette darmi agli altri perché mi concepì in Se stessa, mi crebbe e mi nutrì. Nessuno può dare ciò che non ha e se mi diede alle altre creature era perché mi possedeva. 
Ora, mai ti avrei detto tanto sul mio Volere se non volessi formare in te il suo Regno, né tu l’avresti amato tanto se non fosse tuo; le cose che non sono proprie si tengono a malincuore e danno fastidio e peso e se non avessi tenuto in te la fonte che fa sorgere il Regno del mio Volere, non avresti saputo ridire ciò che ti ho detto né metterlo su carta, mancandoti il possesso ti sarebbero mancati la luce e l’amore di manifestarlo, sicché se il sole splende in te e coi suoi raggi t’imbocca le parole, le conoscenze ed il come vuole regnare, è segno che lo possiedi e perciò il tuo compito è di farlo conoscere, come fu compito della Sovrana Regina di farmi conoscere e di darmi per la salvezza di tutti.”
*

venerdì 25 dicembre 2015

«VI ANNUNZIO UNA GRANDE GIOIA». Lc 2,9-11

*
« Trasformare l'ordinario in un vivere extra-ordinario, eroico; 
la solitudine dei giorni, la noia, in pienezza del cuore. 

Un incanto.


Tornare allo stupore dei bimbi.

Voglio dire che in questo stesso istante, tutto l'universo
si sta prendendo cura di me.

Con il suo bagliore mi sta guardando e cercando per riversarsi in me,
piccolissima creatura.


Le tenebre che mi circondano, possono impedire che io me ne accorga,
tuttavia non possono affatto spegnere la luce possente di questa buona novella.


O angeli e pastori!

O notte Santa di Natale:
quanto vali?!

Sii tu il mio baluardo contro ogni male!

Come sole, tutto ruota attorno a me se vivo in Te mio Redentore!
Nel tuo Divino Volere.


Io lo sento; io lo vivo.
Sono amato all'infinito, per diventare come Te.

Un altro re!

E nulla può contro me.

Solo la mia volontà! »

FIAT VOLUNTAS TUA
Luciano Mirigliano
*
*XXVII VOL. 21 OTTOBRE 1929*

PARAGONE TRA LA VENUTA DEL VERBO SULLA TERRA 
E LA DIVINA VOLONTÀ.


    Mi sentivo tutta impensierita sul Fiat Divino. Mille pensieri si affollavano nella mente, di ciò che il mio dolce Gesù mi aveva detto su di esso, specie sul suo regnare, e poi dicevo tra me: 

    “Ma ora regna sulla terra la Divina Volontà? È vero che si trova dappertutto, non c’è punto dove non esista, ma ha il suo scettro, il suo assoluto comando in mezzo alle creature?”

    Ma mentre la mia mente si perdeva in tanti pensieri, il mio amabile Gesù, uscendo da dentro di me, mi ha detto: 

    “Figlia mia, la mia Divina Volontà regna. Essa è paragonata a Me, Verbo Eterno, che scendendo dal Cielo mi chiusi nel seno della mia Madre Celeste; chi ne sapeva nulla? Nessuno, neppure San Giuseppe all’inizio sapeva del mio concepimento, che Io già stavo in mezzo a loro; solo la mia inseparabile Mamma era a giorno di tutto. 

    Sicché il gran portento della mia discesa dal Cielo in terra era avvenuto, ed in realtà, mentre con la mia immensità esistevo ovunque, Cieli e terra erano immersi in Me, con la mia personalità ero chiuso nel seno materno dell’Immacolata Regina, nessuno mi conosceva, ero ignorato da tutti. 

    Ed ecco, figlia mia, il primo passo di paragone tra Me, Verbo Divino, quando scesi dal Cielo, e la mia Divina Volontà che fa il suo primo passo per venire a regnare sulla terra. 

    Come Io rivolsi i miei primi passi verso la Vergine Madre, così Essa [la mia Volontà], fece i suoi primi passi in te e come ti chiese il tuo volere e tu lo cedesti, formò subito il suo primo atto di concepimento nell’anima tua, e come ti manifestava le sue conoscenze, dandoti come tanti sorsi divini, formava la sua vita e dava il principio alla formazione del regno suo. 

    Ma per tanto tempo chi ne conosceva nulla? Nessuno, solo Io e te eravamo a giorno di tutto; e dopo qualche tempo fu a giorno di ciò che succedeva in te il mio rappresentante, colui che ti dirigeva, simbolo del mio rappresentante San Giuseppe, che doveva farmi da padre presso le creature e che prima che Io uscissi dal seno materno ebbe il grande onore e dono di conoscere che Io già stavo in mezzo a loro.

    Dopo i primi passi feci il secondo: andai a Betlemme a nascere; fui riconosciuto e visitato dai pastori di quel luogo, ma non erano persone influenti, tennero per sé la bella notizia che Io ero già venuto sulla terra, quindi non si occuparono di farmi conoscere, di divulgarlo dappertutto, ed Io continuai a rimanere il Gesù nascosto e ignorato da tutti; ma per quanto ignorato Io già stavo in mezzo a loro. 

    Simbolo questo della mia Divina Volontà: spesso spesso sono venuti da te da lontano e da vicino altri miei rappresentanti, i quali hanno ascoltato la bella notizia del regno della mia Divina Volontà, le sue conoscenze, e come vuole essere riconosciuta; ma chi per mancanza d’influenza e chi di volontà, non si sono occupati di divulgarla ed è rimasta sconosciuta e ignorata, ad onta che già esiste in mezzo a loro, ma siccome non è conosciuta non regna, regna solo in te; così come Io me ne stavo solo con la mia Mamma Celeste e col mio padre putativo San Giuseppe.

    Il terzo passo della mia venuta sulla terra fu l’esilio, e questo mi toccò perché vennero a visitarmi i Santi Magi, i quali fecero un po’ di rumore col cercarmi. Questa ricerca mia mise in timore Erode, ed invece d'unirsi insieme per venire a trovarmi, mi voleva tramare la vita per uccidermi, ed Io fui costretto per necessità ad esiliarmi. 

    Simbolo della Divina Volontà, spesso spesso sembra che facciano rumore, che la vogliono far conoscere col pubblicarla, macché; chi è preso da timore, chi teme di compromettersi, chi non si sente di sacrificarsi. Ora con un pretesto ed ora con un altro, tutto finisce in parole e la mia Divina Volontà resta esiliata in mezzo alle creature.

    E come non partii al Cielo, nell’esilio, ma restai in mezzo alle creature, solo con la mia Divina Madre e con San Giuseppe, che mi conoscevano benissimo, e formavo il loro Paradiso in terra, perché per gli altri era come se non esistessi, così il mio Fiat, avendo formato in te la sua vita con tutto il corteggio delle sue conoscenze, se non riceve gli effetti, lo scopo per cui si è fatto conoscere, come può partire? 

    Perché Noi, quando desideriamo fare un’opera, un bene, non c’è chi ci sposti; quindi, ad onta dell’esilio e del suo nascondimento, come feci Io che dopo trent’anni di vita nascosta feci la mia vita pubblica e mi feci conoscere, così il mio Volere Divino non potrà restare sempre nascosto, ma avrà il suo intento di farsi conoscere per regnare in mezzo alle creature. 

    Perciò sii attenta e sappi apprezzare il gran dono della mia Divina Volontà nell’anima tua.”
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giovedì 26 novembre 2015

«LUNGI DA ME, SATANA!» Mt 16,23


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Lo dice San Pietro negli Atti degli Apostoli: 

“bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.” 

Alla Volontà Divina.

Sicché, dall'ultimo sino al primo dei sacerdoti in terra, 

ossia al Papa, 

tutti possiedono una volontà umana. 

Compresi gli uomini! 

Se ciascuno di essi, però, vive e opera secondo il proprio 

"volere" 

anziché uniformarsi a quello di Dio: 

NON È DA DIO!

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Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: 

«Lungi da me, satana! 

Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, 

ma secondo gli uomini!».

Matteo 16,23

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FIAT VOLUNTAS TUA

Luciano Mirigliano

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*OROLOGIO DELLA PASSIONE*
XI ORA 
Dalle 3 alle 4 del mattino.
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GESÙ IN CASA DI CAIFA 

    Afflitto ed abbandonato mio Bene, mentre dorme la mia debole natura nel tuo addolorato Cuore, il mio sonno spesso viene interrotto dalle strette d’amore e di dolore del tuo Cuore Divino. Tra la veglia ed il sonno sento gli urti che Ti danno e mi sveglio e dico: Povero mio Gesù, abbandonato da tutti! Non c’è chi di Te prenda difesa; ma da dentro il tuo Cuore io Ti offro la mia vita, per farti da appoggio nell’atto che Ti fanno urtare. E mi assopisco di nuovo; ma un’altra stretta d’amore del tuo Cuore Divino mi sveglia e mi sento assordare le orecchie dagli insulti che Ti fanno, dai bisbigli, dalle grida e dal correre di gente. 

    Amor mio, come mai sono tutti contro di Te? Che hai fatto, che come tanti lupi arrabbiati Ti vogliono sbranare? Mi sento gelare il sangue nel sentire i preparativi dei tuoi nemici, ed io tremo e sono angosciato, pensando come fare per difenderti. 

    Ma il mio afflitto Gesù, tenendomi nel suo Cuore, mi stringe più forte e mi dice: 

    “Figlio mio, non ho fatto nulla di male, e ho fatto tutto: ho il delitto dell’amore, che contiene tutti i sacrifici, l’amore di costo immensurabile. Siamo ancora al principio; tu sta’ nel mio Cuore, osserva tutto, amami, taci e impara. Fa che il tuo sangue gelato scorra nelle mie vene per dare ristoro al mio Sangue, che va tutto in fiamme; fa che il tuo tremito scorra nelle mie membra, affinché, immedesimato in Me, possa raffermarti e riscaldarti, per sentire parte delle mie pene, ed insieme possa acquistare forza nel vedermi tanto soffrire. Questa sarà la più bella difesa che Mi farai; siimi fedele ed attento”. 

    Dolce Amor mio, è tale e tanto lo strepito dei tuoi nemici, che non mi lasciano prendere più sonno. Gli urti si fanno più violenti; sento il rumore delle catene con cui Ti hanno legato, e tanto stretto, che ti fanno uscire dai polsi vivo sangue, con cui Tu segni quelle vie. Ricordati che il mio sangue è nel Tuo, e come Tu lo versi, il mio Te lo bacia, lo adora e lo ripara. Il tuo Sangue sia luce a tutti quelli che di notte Ti offendono e calamita per attirare tutti i cuori intorno a Te, Amor mio e Tutto mio. 

    Mentre Ti trascinano, l’aria pare assordare di grida e di fischi. Già arrivi davanti a Caifa; Tu sei tutto mansueto, modesto, umile; la tua dolcezza e pazienza è tanta da terrorizzare gli stessi nemici, e Caifa, tutto furore, vorrebbe divorarti. Ah, come si distinguono bene l’Innocenza ed il peccato! 

    Amor mio, Tu sei dinanzi a Caifa come il più colpevole, in atto di essere condannato. Già Caifa domanda ai testimoni quali sono i tuoi delitti. Ah, avrebbe fatto meglio domandando qual è il tuo Amore! E chi Ti accusa di una cosa e chi di un’altra, spropositando e contraddicendosi fra di loro; e come Ti accusano, i soldati che Ti stanno accanto Ti tirano i capelli, Ti scaricano sul Volto SS. orribili schiaffi da far rimbombare tutta la sala, Ti torcono le labbra, Ti battono, e Tu taci, soffri, e se li guardi, la luce dei tuoi occhi scende nei loro cuori, e non potendo sopportarla, si allontanano da Te, ma altri subentrano, per fare di Te maggiore scempio. 

    Ma in tante accuse ed oltraggi, Ti vedo tendere l’orecchio e il tuo Cuore batte forte, in atto di scoppiare per il dolore. Dimmi, afflitto mio Bene, che c’è di nuovo? Perché di quello che Ti stanno facendo i nemici, vedo che è tanto il tuo Amore, che ansioso lo aspetti e lo offri per la nostra salvezza; ed il tuo Cuore ripara con tutta calma le calunnie, gli odi, le false testimonianze, il male che si fa agli innocenti con premeditazione, e ripari per quelli che Ti offendono per istigazione dei capi e le offese degli ecclesiastici. E mentre unito a Te seguo le tue stesse riparazioni, sento in Te un cambiamento di un nuovo dolore, non mai inteso finora. Dimmi, dimmi, che c’è? Fammi parte di tutto, o Gesu’. 

    “Figlio, vuoi saperlo? Sento la voce di Pietro, che dice di non conoscermi; poi ha giurato e poi ancora ha spergiurato e anatemizzato di non conoscermi. O Pietro, come! Non mi conosci? Non ti ricordi di quanti beni ti ho colmato? Ah, se gli altri Mi fanno morire di pene, tu Mi fai morire di dolore! Ah, quanto male hai fatto col seguirmi da lontano, esponendoti poi alle occasioni!” 

    Negato mio Bene, come si conoscono subito le offese dei tuoi più  cari! O Gesù, voglio far scorrere il mio palpito nel tuo per raddolcire lo spasimo atroce che soffri, ed il mio palpito nel tuo Ti giura fedeltà e amore, e ripete e giura mille e mille volte di conoscerti. 

    Ma il tuo Amore non si calma ancora e cerchi di guardare Pietro. Ai tuoi sguardi amorosi, grondanti lacrime per la tua negazione, Pietro s’intenerisce e piange e si allontana; e Tu, avendolo messo in salvo, Ti calmi, e così ripari le offese dei Papi e dei capi della Chiesa, specialmente di quelli che si espongono alle occasioni. 
Intanto, i tuoi nemici continuano ad accusarti, e vedendo Caifa che niente rispondi alle loro accuse, Ti dice:  

    “Ti scongiuro per il Dio vivente, dimmi, veramente sei Tu il vero Figlio di Dio?” 

    E Tu, Amor mio, avendo sempre sul tuo labbro la parola della verità, atteggiandoti a Maestà suprema, con voce sonora e soave, tanto che tutti restano colpiti e gli stessi demoni sprofondano nell’abisso, rispondi: 

    “Tu lo dici: si, Io sono il vero Figlio di Dio, ed un giorno scenderò  sulle nubi del Cielo a giudicare tutte le nazioni”. 

    Alle tue parole creatrici, tutti fanno silenzio, si sentono rabbrividire e spaventare; ma Caifa, dopo pochi attimi di spavento, riavendosi e tutto furibondo, più che belva feroce, dice a tutti: 

    “Che bisogno abbiamo più di testimoni? Ha detto già una grande bestemmia! Che più aspettiamo per condannarlo? È già reo di morte!” 

    E per dare più forza alle sue parole, si straccia le vesti con tanta rabbia e furore che tutti, come se fossero uno solo, si avventano contro di Te, mio Bene, e chi Ti da’ pugni sulla testa, chi Ti tira i capelli, chi Ti da’ schiaffi, chi Ti sputa sul Volto, chi Ti calpesta sotto i piedi. Sono tali e tanti i tormenti che Ti danno, che la terra trema e i Cieli ne restano scossi. 

    Amor mio e Vita mia, Gesù , come Ti tormentano, così il mio povero cuore è lacerato dal dolore. Deh, permettimi che esca dal tuo addolorato Cuore e che in vece tua affronti tutti questi oltraggi. Ah, se mi fosse possibile vorrei trafugarti dalle mani dei tuoi nemici; ma Tu non vuoi, poiché lo richiede la salvezza di tutti, ed io son costretto a rassegnarmi. Ma dolce Amor mio, lasciami che Ti rassetti, che Ti aggiusti i capelli, che Ti tolga gli sputi, che Ti rasciughi il Sangue e mi chiuda nel tuo Cuore, perché vedo che Caifa, stanco, vuole ritirarsi, consegnandoti in mano ai soldati. 

    Perciò Ti benedico, e Tu benedicimi e dammi il bacio del tuo Amore; ed io mi chiudo nella fornace del tuo Cuore divino per prendere sonno. Metto sul tuo Cuore la mia bocca, affinché respirando, Ti baci, e dalla diversità dei tuoi palpiti più o meno sofferenti possa avvertire se Tu soffri o riposi. Perciò, facendoti ala con le mie braccia per tenerti difeso, ti abbraccio, mi stringo forte al tuo Cuore e prendo sonno. 

RIFLESSIONI E PRATICHE 

Gesù presentato a Caifa, è accusato ingiustamente e sottoposto a torture inaudite; interrogato, Egli dice sempre la verità. 

    E noi, quando il Signore permette che ci calunnino e ci accusino ingiustamente, cerchiamo solo Iddio che conosce la nostra innocenza? Oppure mendichiamo la stima e l’onore delle creature? Sul nostro labbro spunta sempre la verità? Siamo noi nemici di qualunque artifizio e bugia? Sopportiamo con pazienza i dileggi e le confusioni che ci danno le creature? Siamo pronti a dare la vita per la loro salvezza? 

   O mio dolce Gesù, quanto diverso da Te io sono! Deh, fa che il mio labbro dica sempre la verità in modo da ferire il cuore di chi mi ascolta per condurre tutti a Te! 

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