venerdì 10 aprile 2015

* LA DIVINA VOLONTÀ PARADISO DELL'ANIMA * 1CORINZI 2,9 *

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* IV VOL. 16 LUGLIO 1901 *

IL PRINCIPIO DEL MALE NELL'UOMO.
DISTANZA TRA L'AMORE DI GESÙ
E L'AMORE UMANO.
PER ENTRARE NEL CIELO, 
L'ANIMA DEV'ESSERE TUTTA TRASFORMATA IN GESÙ.
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    Dopo vari giorni di privazione, questa mattina si è degnato di venire, trasportandomi fuori di me stessa. Ora, trovandomi dinanzi a Gesù benedetto, vedevo molta gente e i mali della generazione presente. Il mio adorabile Gesù la guardava con compassione e voltandosi a me mi ha detto: 

    “Figlia mia, vuoi sapere da dove incomincia il male nell’uomo? Il principio è che appena l’uomo conosce sé stesso, cioè, incomincia ad acquistare la ragione, dice a sé stesso: «io sono qualche cosa». E credendosi qualche cosa, si discosta da Me, non si fida di Me che sono il Tutto, e tutta la fiducia e forza la attinge da sé stesso. 

    Da questo avviene che perde fin ogni buon principio, e perdendo il buon principio, che ne sarà la fine? Immaginalo tu stessa, figlia mia. Poi, scostandosi da Me che contengo ogni bene, che può sperare di bene l’uomo, essendo lui un pelago di male? Senza di Me tutto è corruzione, miseria, senza nessun’ombra di vero bene, e questa è la società presente”. 

     Io, nel sentir ciò, provavo una tale afflizione da non saperla esprimere; ma Gesù, volendomi sollevare, mi ha trasportata altrove, ed io, trovandomi sola col mio diletto Gesù, gli ho detto: “Dimmi, mi vuoi bene?” E Lui: “Sì”. Ed io: “Non sono contenta del ‘sì’ solo, ma vorrei spiegato meglio quanto mi vuoi bene”. 

    E Lui: “È tanto il mio amore per te, che non solo non ha principio, ma non avrà fine, ed in queste due parole puoi comprendere quanto è grande, forte, costante il mio amore per te”. 

    Per poco ho considerato tutto ciò e vedevo un abisso di distanza tra il mio amore e il suo, e tutta confusa ho detto: “Signore, che differenza tra il mio e il vostro ‘bene’; non solo ha principio, ma per il passato vedo dei vuoti nell’anima mia, di non averti amato”. E Gesù, tutta compatendomi, mi ha detto: 

    “Diletta mia, non ci può essere confronto tra l’amore del Creatore e quello della creatura; ma oggi ti voglio dire una cosa, che ti sarà di consolazione e che tu non hai mai capito: sappi che ogni anima per tutto il corso della sua vita è obbligata ad amarmi costantemente, senza alcun intervallo, e non amandomi sempre, vi lascia nell’anima tanti vuoti per quanti giorni, ore, minuti ha trascurato di amarmi. 

    Nessuno potrà entrare in Cielo se non ha riempito questi vuoti e solo potrà riempirli o con l'amarmi doppiamente nel resto della vita, o se non giunge li riempirà a forza di fuoco nel purgatorio. Ora, quando tu sei priva di Me, la privazione dell’oggetto amato ti fa raddoppiare l’amore e con questo vieni a riempire i vuoti che ci sono nell’anima tua”. 

     Dopo ciò gli ho detto: “Dolce mio Bene, lasciami venire insieme con Te nel Cielo, e se non vuoi per sempre, almeno per poco. Deh, ti prego, contentami”. E Lui mi ha detto: “Non sai tu che per entrare in quel beato soggiorno l’anima deve essere tutta trasformata in Me, in modo che deve comparire come un altro Cristo? Altrimenti, quale figura faresti tu in mezzo agli altri beati? Tu stessa avresti vergogna di stare insieme con loro”. 

    Ed io: “È vero che sono molto dissimile da Te, ma se vuoi puoi rendermi tale”. Onde per contentarmi mi ha tutta rinchiusa in Lui, in modo che non vedevo più me stessa, ma Gesù Cristo, e in questo modo ci siamo innalzati verso il Cielo. 

    Giunti ad un punto ci siamo trovati innanzi ad una luce indescrivibile. Innanzi a quella luce si sperimentava nuova vita, gioia insolita non mai provata; come mi sentivo felice! Anzi, mi pareva di trovarmi nella pienezza di tutte le felicità. 

    Ora, mentre ci inoltrammo, innanzi a quella luce io mi sentivo un timore; avrei voluto lodarlo, ringraziarlo, ma non sapendo che dire, ho recitato tre Gloria Patri e Gesù rispondeva insieme; ma appena finiti, come lampo mi sono trovata nella misera prigione del mio corpo. Ah! Signore, come, così poco è durata la mia felicità? 

      Pare che troppo dura è la creta di questo mio corpo, che tanto ci vuole per frantumarsi e impedisce all’anima mia di sloggiare da questa misera terra. Ma spero che qualche urto veemente non solo la voglia frantumare, ma spolverizzare, e allora, non avendo più casa dove poterci stare qui, ne avrai compassione di me e mi accoglierete per sempre nel celeste soggiorno.

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*CIELO*



mercoledì 8 aprile 2015

* VOI CHI DITE CHE IO SIA? * Matteo 16,15 *

*VOI CHI DITE CHE IO SIA?*
Mt 16,15
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*II VOL. 28 OTTOBRE 1899*

CHI SEI TU, E CHI SONO IO?
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    Questa mattina il mio amabile Gesù è venuto in mezzo ad una luce e, guardandomi, come se mi penetrasse da per tutto, tanto che mi sentivo annichilita, mi ha detto: “Chi sono Io e chi sei tu?” 

    Queste parole mi penetravano fin nelle midolla delle ossa e scorgevo l’infinita distanza che passa tra l’Infinito e il finito, tra il Tutto e il niente; non solo, ma vi scorgevo ancora la malizia di questo nulla e il modo come si era infangato.

    Mi pareva come un pesce che nuota nelle acque; così l’anima mia nuotava nel marciume, nei vermi e in tante altre cose atte solo a mettere orrore alla vista. O Dio, che vista abominevole! L’anima mia avrebbe voluto fuggire dinanzi alla vista di Dio tre volte Santo, ma con altre due parole mi lega, cioè: 

“Qual è l’Amor mio verso di te? E qual è il tuo contraccambio verso di Me?”

  Ora, mentre alle prime parole avrei voluto fuggire spaventata dalla sua presenza, alla seconda domanda, “qual è l’Amor mio verso di te?”, mi son trovata inabissata, legata da tutte parti dal suo Amore, sicché la mia esistenza era un prodotto dell’Amore suo, onde se questo amore fosse cessato, io più non esistevo. 

   Quindi, mi pareva che i palpiti del cuore, l’intelligenza e perfino il respiro fossero una riproduzione del suo Amore. Io nuotavo in Lui ed anche a voler fuggire mi pareva impossibile a farlo, perché il suo Amore dappertutto mi circondava. Il mio amore poi mi pareva come una gocciolina d’acqua gettata nel mare, che scompare, non si sa più discernere. 

    Quante cose ho compreso, ma a volerle dire, andrei troppo per le lunghe. Quindi Gesù è scomparso ed io son rimasta tutta confusa; mi vedevo tutta peccato e nel mio interno imploravo perdono e misericordia. Poco dopo il mio unico Bene è ritornato ed io mi sentivo tutta inzuppata dall’amarezza e dal dolore dei miei peccati, e Lui mi ha detto: 

   “Figlia mia, quando un’anima è convinta di aver fatto male nell’offendermi, già fa l’ufficio della Maddalena, che bagnò i miei piedi con le sue lacrime, li unse col balsamo e li asciugò coi suoi capelli. 

     L’anima, quando incomincia a rimirare in sé il male che ha fatto, mi prepara un bagno alle mie piaghe. Vedendo il male, riceve un’amarezza e ne prova un dolore e con questo viene ad ungere le mie piaghe con un balsamo squisitissimo.

  Da questa conoscenza, l’anima vorrebbe fare una riparazione e, vedendo l’ingratitudine passata, sente nascere in sé l’amore verso un Dio tanto buono e vorrebbe mettere la sua vita per attestare l’amore suo, e questo sono i capelli, che come tante catene d’oro, la legano all’Amore mio.”
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*L'AMORE È TUTTO PUÒ*


lunedì 6 aprile 2015

* IL CORAGGIO DI RINUNCIARE ALLE TERRENE E FALLACI COSE * Marco 10,21 *

*IL CORAGGIO DI RINUNCIARE ALLE TERRENE E FALLACI COSE*
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*XI VOL. 4 LUGLIO 1912*

LA DIVINA VOLONTÀ DEV’ESSERE 
IL SEPOLCRO DELL’ANIMA.
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   Stamattina, dopo la Comunione, stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “In che stato mi sono ridotta! Pare che tutto mi sfugge: patire, virtù, tutto...!”

     E Gesù: “Figlia mia, che c’è? Vuoi perdere il tempo? Vuoi uscire dal tuo nulla? Mettiti al tuo posto, al tuo nulla, affinché il Tutto possa tenere il posto in te. Sappi però, che tutta devi morire nella mia Volontà: al patire, alle virtù, a tutto.

     Il mio Volere deve essere la tomba dell’anima; e come nella tomba la natura si consuma fino a scomparire affatto, e dalla stessa consumazione risorgerà a vita più bella e novella, così l’anima, sepolta nella mia Volontà come dentro una tomba, morirà al patire, alle sue virtù, ai suoi beni spirituali, e risorgerà in tutto alla Vita Divina.

    Ah, figlia mia, pare che vuoi imitare i mondani, che sono portati a ciò che è nel tempo e finisce, e di ciò che è eterno non ne fanno conto. Diletta mia, perché non vuoi imparare a vivere solo del mio Volere?

     Perché non vuoi vivere la Vita del Cielo, anche stando sulla terra? Il mio Volere è l’Amore, quello che non muore mai, sicché per te il sepolcro deve essere la mia Volontà e il coperchio che ti deve serrare, incalcinare, senza darti più speranza di uscire, è l’Amore.

    E poi, ogni pensiero che riguarda se stesso, anche sulle stesse virtù, è sempre guadagnare per sé e sfuggire dalla Vita Divina, mentre se l’anima pensa solo a Me, ciò che riguarda Me, prende in sé la Vita Divina e, prendendo la Vita Divina, sfugge l’umana e prende tutti i beni possibili. 

Ci siamo intesi?”
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domenica 5 aprile 2015

* ALLELUIA! È RISORTO COME AVEVA PROMESSO. * Marco 16, 1-16 *

*
ALLELUIA!
È RISORTO COME AVEVA PROMESSO.
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1 Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome 
comprarono oli aromatici  per andare a imbalsamare Gesù. 
2
 Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. 
3
 Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?». 
4
 Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. 
5
 Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, 

vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. 
6
 Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. 

È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. 
7
 Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. 

Là lo vedrete, come vi ha detto». 
8
 Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento.
E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura. 
9
 Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala,
dalla quale aveva cacciato sette demòni. 
10
 Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. 
11
 Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. 
12
 Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, 

mentre erano in cammino verso la campagna. 
13
 Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. 
14
 Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa,
e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore,
perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. 
15
 Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 
16
 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.


*Mc 16, 1-16*
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*XIX VOL. 4 APRILE 1926*

CIÒ CHE NOSTRO SIGNORE

FA NELL’ANIMA CHE VIVE NELLA SUA VOLONTÀ, 
SUPERA TUTTO CIÒ CHE FECE NELLA CREAZIONE.
LA DIVINA VOLONTÀ
FORMA LA COMPLETA RISURREZIONE 
DELL’ANIMA IN DIO.
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      Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta immersa nel mio amabile Gesù, e la mia povera mente si sperdeva nelle cognizioni divine, ma tutto era silenzio da parte mia e da parte di Gesù, né io so dire ciò che la mia mente comprendeva; ma dopo ha ripreso il suo dire e mi ha detto: 

   “Figlia mia, tutto ciò che faccio nell’anima, oh, quanto supera tutto ciò che feci nella Creazione. Vedi, ogni conoscenza delle mie perfezioni che manifesto, ogni verità che appartiene alla Divinità, è un nuovo cielo che distendo nell’anima, e come l’anima si eleva nelle verità conosciute per rassomigliare al suo Creatore, sono nuovi soli che vengo a formare nello spazio di questi cieli.


     Ogni grazia che Io verso ed ogniqualvolta rinnovo l’unione con Me, sono mari che si distendono nell’anima, ed il suo amore e la sua corrispondenza formano il dolce mormorio in questi mari e le onde impetuose che si elevano fino al Cielo, che vanno a scaricarsi ai piedi del Trono Divino.


   Come l’anima pratica le sue virtù, siccome il corpo contribuisce insieme all’esercizio di esse, il corpo si può chiamare il piccolo terreno dell’anima, dove Io stendo i più bei prati fioriti, dove Io mi diletto di creare sempre nuovi fiori, piante e frutti.


     Se Io sono un atto solo, e fatto una volta è fatto per sempre, anche la Creazione doveva essere un atto solo, e siccome nella Creazione il mio atto solo continua col conservarla sempre nuova, integra e fresca, nelle anime il mio creare è continuo, non lo smetto mai; 
sempre, sempre sto in atto di formare cose più belle, cose sorprendenti e nuove, a meno che trovi anime che mi chiudano le porte ed arrestino il mio atto continuo della Creazione, ed allora trovo un altro ritrovato: abbondo, moltiplico il mio atto continuato nelle anime che tengono le porte aperte e con loro mi delizio e continuo l’ufficio di Creatore.


    Ma sai tu dove non viene mai interrotto questo mio atto continuato? Nell’anima che vive nella mia Volontà. Ah, sì, solo in essa posso liberamente fare ciò che voglio, perché la mia Volontà, che l’anima contiene, me la prepara a ricevere il mio «Fiat» che uscì fuori nella Creazione, sicché la mia Volontà posseduta dall’anima e quella che tengo Io si danno la mano, si baciano e formano i più grandi portenti. Perciò sii sempre 
attenta e il tuo volo sia sempre nel mio Volere”.


  Dopo ciò stavo pensando alla Risurrezione di Nostro Signore, e ritornando di nuovo ha soggiunto: 


   “Figlia mia, la mia Risurrezione completò, suggellò, mi restituì tutti gli onori e chiamò a vita tutte le opere mie che feci nel corso della mia Vita sulla terra, e formò il germe della risurrezione delle anime e fin dei corpi nell’universale Giudizio. Sicché, senza la mia Risurrezione, la mia Redenzione sarebbe stata incompleta e le mie più belle opere sarebbero state sepolte. 


   Così, se l’anima non risorge del tutto nella mia Volontà, tutte le opere sue restano incomplete, e se il freddo nelle cose divine serpeggia, le passioni la opprimono, i vizi la tiranneggiano e formeranno la sepoltura dove seppellirla, perché mancando la vita della mia Volontà, mancherà chi farà risorgere il fuoco divino, mancherà chi di un solo colpo uccida tutte le passioni e faccia risorgere tutte le virtù.


   La mia Volontà è più che sole che eclissa tutto, feconda tutto, converte tutto in luce e forma la completa 
risurrezione dell’anima in Dio”.  
 
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sabato 4 aprile 2015

* NESSUNO HA UN AMORE PIÙ GRANDE DI QUESTO: DARE LA VITA PER I PROPRI AMICI. * Gv 15,13 *

*NESSUNO HA UN AMORE 
PIÙ GRANDE DI QUESTO: 
DARE LA VITA 
PER I PROPRI AMICI.*
 Gv 15,13
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Pater Noster qui es in cælis
sanctificétur nomen tuum
advéniat regnum tuum
Fiat Volúntas Tua
sicut in cælo et in terra.
Panem nostrum cotidianum
da nobis hódie
et dimítte nobis débita nostra
sicut et nos
dimíttimus debitóribus nostris
et ne nos indúcas in tentatiónem
sed líbera nos a malo.
Amen.
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*XV VOL. 16 FEBBRAIO 1923*

LA CROCE CHE LE DIEDE 
LA DIVINA VOLONTÀ A NOSTRO SIGNORE.
GESÙ PER OPERARE LA REDENZIONE 
PERFETTA E COMPLETA DOVEVA FARLA NELL’AMBITO DELL’ETERNITÀ.
*
    Stavo facendo la mia solita adorazione al Crocifisso e stavo abbandonandomi tutta nel suo amabile Volere, ma mentre ciò facevo ho sentito che il mio amato Gesù si moveva nel mio interno e mi diceva: 

         “Figlia mia, su, su, presto, affrettati, fa’ il tuo corso nel mio Volere, va’ ripassando tutto ciò che fece la mia Umanità nella Suprema Volontà, affinché ai miei atti e a quelli della mia Mamma unisca i tuoi. È decretato che se una creatura non entra nel Volere Eterno per rendere triplici i nostri atti, questo Supremo Volere non scende sulla terra per fare la sua via nelle umane generazioni, vuole il corteggio dei triplici atti per farsi conoscere; perciò affrettati”.

       Gesù ha fatto silenzio ed io mi sono sentita come sbalzata nel Santo Volere Eterno; ma non so dire quello che facevo, so solo dire che trovavo tutti gli atti di Gesù ed io vi mettevo il mio. Onde dopo ha ripreso il suo dire:


        “Figlia mia, quante cose farà conoscere la mia Volontà di ciò che operò la mia Umanità in questa Volontà Divina! La mia Umanità, per operare la Redenzione perfetta e completa, doveva farla nell’ambito dell’eternità; ecco la necessità di una Volontà Eterna. Se la mia volontà umana non avesse avuto con sé una [Volontà] Eterna, tutti i miei atti sarebbero stati atti determinati e finiti; invece, con questa erano interminabili ed infiniti. 


      Perciò le mie pene, la mia croce, dovevano essere interminabili e infinite, e la Volontà Divina fece trovare alla mia Umanità tutte queste pene e croci, tanto che lei mi distendeva su tutta l’umana famiglia, dal primo all’ultimo uomo, ed Io assorbivo tutte le specie di pene in Me e ogni creatura formava la mia croce.


       Sicché la mia croce fu tanto lunga quanto è e sarà la lunghezza di tutti i secoli e larga quanto le umane generazioni. Non fu solo la piccola croce del Calvario dove mi crocifissero gli ebrei; questa non era altro che una similitudine della lunga croce in cui mi teneva crocifisso la Suprema Volontà.


     Sicché ogni creatura formava la lunghezza e la larghezza della croce e, come la formavano, restavano innestate nella stessa croce, e il Volere Divino, distendendomi su di essa e crocifiggendomi, non solo faceva mia la croce, ma tutti quelli che formavano detta croce.


      Ecco perché avevo bisogno dell’ambito dell’eternità, dove dovevo tenere questa croce; lo spazio terrestre non basterebbe per contenerla. Oh, quanto mi ameranno quando conosceranno ciò che fece la mia Umanità nella Divina Volontà, ciò che mi fece soffrire per amor loro!

      La mia croce non fu di legno, no, furono le anime. Erano loro che me le sentivo palpitanti nella croce su cui mi distendeva la Divina Volontà, e nessuna mi faceva sfuggire, a tutte dava il posto, e per dare posto a tutte mi distendeva in modo così straziante e con pene così atroci, che le pene della Passione potrei chiamarle piccole e sollievi. 

     Perciò affrettati, affinché il mio Volere faccia conoscere tutto ciò che il Volere Eterno operò nella mia Umanità. Questa conoscenza riscuoterà tanto amore, che si piegheranno a farlo regnare in mezzo ad essi”.

     Ora, mentre ciò diceva, mostrava tanta tenerezza e tanto amore, che io, meravigliata, gli ho detto: “Amor mio, perché mostri tanto amore quando parli della tua Volontà, che pare come se da dentro di Te volessi far uscire un altro Te stesso per il grande amore che provi, mentre se parli di altro non si vede in Te questo eccesso di amore?”

        E Lui: “Figlia mia, vuoi saperlo? Quando Io parlo della mia Volontà per farla conoscere alla creatura, Io voglio infonderle la mia Divinità, perciò un altro Me stesso, e il mio amore esce tutto in campo per fare ciò e la amo come Me stesso.

        Ecco perché tu vedi che, mentre parlo del mio Volere, il mio amore è come se straripasse dai suoi confini per formare la sede della mia Volontà nel cuore della creatura; invece quando parlo di altro, sono le mie virtù che infondo, e a seconda delle virtù che le vado manifestando, ora la amo da Creatore, or da Padre, or da Redentore, or da Maestro, or da Medico, eccetera; quindi non c’è quell’esuberanza d’amore di quando voglio formare un altro Me stesso.”

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*VENGA IL TUO REGNO*

giovedì 2 aprile 2015

* NON MEA VOLUNTAS SED TUA FIAT * Matteo 26,39 *

*NON MEA VOLUNTAS SED TUA FIAT*
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*XX VOL. 19 NOVEMBRE 1926* 
COME LA VOLONTÀ DIVINA STA AGONIZZANTE 
IN MEZZO ALLE CREATURE 
E VUOLE USCIRE DA QUESTO STATO. 
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 Il mio sempre amabile Gesù, tirandomi nella sua adorabile Volontà, mi ha fatto vedere e sentire le condizioni dolorose in cui Lo mette l’ingratitudine delle creature e, sospirando di dolore, mi ha detto:

    “Figlia mia, le pene della mia Volontà Divina, sono inenarrabili ed inconcepibili all’umana natura. Essa sta in tutte le creature, ma sta sotto l’incubo d’una tremenda e straziante agonia, perché invece di darle dominio per farle svolgere la sua vita in loro, la tengono repressa, senza darle libertà di agire, di respirare, di palpitare. 


     Sicché la volontà umana agisce, respira liberamente, palpita come vuole e la mia sta solo per servirla, per contribuire ai loro atti e stare agonizzante nei loro atti, soffocata sotto il rantolo d’una agonia di lunghi secoli. 

 La mia Volontà si dibatte nella creatura sotto l’incubo d’una agonia sì straziante ed i suoi dibattiti sono i rimorsi di coscienza, le disillusioni, i rovesci, le croci, la stanchezza della vita e tutto ciò che può dare molestia alle povere creature, perché è giusto che, avendo loro una Volontà Divina in croce e sempre sotto il rantolo dell’agonia, Essa coi suoi dibattiti li richiama, non può fare diversamente perché non ha dominio e spera che entrando in loro stessi, nel vedere l’infelicità che porta loro la cattiva volontà, possano dare un po’ di respiro e di tregua alla sua spasimante agonia. 

 E’ tanto dolorosa quest’agonia della mia Volontà, che la mia Umanità, che la volle soffrire nell’orto del Getsemani giunse a chiedere aiuto agli stessi miei Apostoli e neppure l’ottenni e fu tanto lo spasimo, che sudai vivo sangue e, sentendomi soccombere sotto il peso enorme d’una agonia così lunga e tremenda della mia Volontà Divina, invocai il mio Padre Celeste che mi aiutasse dicendogli: Padre se è possibile passi da me questo calice. 

 Per tutte le altre pene della mia Passione per quanto atroci, non dissi mai: “se è possibile passi questa pena, anzi sulla croce gridai ‘sitio’, ho sete di pene. Invece in questa pena dell’agonia della Volontà Suprema sentii tutto il peso d’una agonia sì lunga, tutto lo strazio d’una Volontà Divina che agonizza, che spasima nelle umane generazioni. 

 Che dolore, non c’è dolore che possa pareggiarlo. Ora il Fiat Supremo vuole uscire, è stanco ed a qualunque costo vuole uscire da quest’agonia così prolungata e se tu senti i flagelli, le città crollate, le distruzioni, non sono altro che i forti dibattiti della sua agonia, perché non potendone più, vuol far sentire all’umana famiglia, il suo stato doloroso. 

 Si dibatte fortemente in loro, senza che nessuno abbia compassione di Lei e facendo violenza coi suoi dibattiti vuol far sentire che esiste in loro, ma non vuole stare più in agonia, vuole la libertà, il dominio, vuole svolgere la sua vita in essi. 

 Che disordine, figlia mia, nella società, perché non regna la mia Volontà! Le loro anime sono come un’abitazione senza ordine, dove tutto è sotto sopra, la puzza è tanto orribile, più che cadavere putrefatto e la mia Volontà, con la sua immensità che non le dà la possibilità di ritirarsi neppure da un palpito di creatura, agonizza in mezzo a tanti mali. 

   E questo avviene nell’ordine generale di tutti, nell’ordine particolare succede ancora di più: nei religiosi, nei cleri, in chi si dice cattolico, la mia Volontà non solo agonizza, ma è tenuta in stato di letargo come se non avesse vita. 

 Oh com’è più dura! Perché nell’agonia almeno mi dibatto, ho uno sfogo, faccio sentire che esisto in loro, sebbene agonizzante, ma nello stato di letargo c’è la totale immobilità, lo stato di morte continuo e perciò si vedono solo le apparenze, le vesti di vita religiosa, perché siccome hanno la mia Volontà in letargo e, il loro interno sta assopito, come se la luce, il bene non fosse per loro e se fanno qualcosa all’esterno, è vuoto di vita Divina e si risolve in fumo di vana gloria, di stima propria e di piacere alle altre creature ed io ed il mio Supremo Volere usciamo dal loro operato. 

 Figlia mia, che affronto! Come vorrei far sentire a tutti la mia tremenda agonia, il rantolo continuato, il letargo in cui mettono la mia Volontà, perché vogliono far la loro volontà e non la mia, non la vogliono far regnare, non la vogliono conoscere. 

     E perciò Essa vuol rompere le dighe coi suoi dibattiti, affinché se non la vogliono conoscere e ricevere attraverso le vie d’amore, la conoscano per via di Giustizia. 

 Sicché la mia Volontà, stanca d’una agonia di secoli, vuole perciò uscire e preparare due modi: il modo trionfante che sono le sue conoscenze, i suoi prodigi e tutto il bene che porterà il regno del Fiat Supremo ed il modo di giustizia per chi non la vuole conoscere trionfante, quindi spetta alle creature scegliere il modo come la vogliono ricevere”. 
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mercoledì 1 aprile 2015

* UNO DI VOI MI TRADIRÀ * Gv 13,21 *



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*UNO DI VOI MI TRADIRÀ*

Gv 13,21

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« Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni:
qual meraviglia!
il servo, il povero e l'umile
mangiano il Signore.
Chiediamo a Te,
Dio uno e trino,
di visitarci,
come noi Ti adoriamo.
Per le Tue vie
portaci dove tendiamo,
alla luce in cui tu abiti.
Amen. »

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*PANIS ANGELICUS*

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*XIII VOL. 9 OTTOBRE 1921*

LA VOLONTÀ NELL'UOMO È CIÒ CHE PIÙ ASSOMIGLIA AL SUO CREATORE.
LA VOLONTÀ UMANA È IL DEPOSITO DI TUTTO L'OPERATO DELL'UOMO.

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    Stavo pensando al momento in cui il mio dolce Gesù faceva l’ultima cena coi suoi discepoli ed il mio amabile Gesù, nel mio interno, mi ha detto:

    “Figlia mia, mentre cenavo coi miei discepoli, non avevo solo loro intorno, ma tutta l’umana famiglia, avevo vicino a Me ciascuna creatura, le conobbi tutte, le chiamai per nome; chiamai anche te, ti diedi il posto di onore tra Me e Giovanni e ti costituii piccola segretaria del mio Volere e mentre dividevo l’agnello porgendolo ai miei apostoli, lo davo a tutti ed a ciascuno. 

    Quell’agnello svenato, arrostito, fatto in pezzi, parlava di Me, era il simbolo della mia Vita e di come dovevo ridurmi per amore di tutti ed Io volli darlo a tutti come cibo prelibato che rappresentava la mia Passione, perché tutto ciò che feci, dissi e soffrii, il mio amore convertiva in cibo dell’uomo, ma sai tu perché chiamai tutti e diedi l’agnello a tutti? 

    Perché anch’Io volevo il cibo da loro, ogni cosa che facessero volevo che fosse cibo per Me: Volevo il cibo del loro amore, delle opere, delle parole, di tutto.”

    Ed io: “Amor mio, come può essere che diventa cibo per Te il nostro operato?” E Gesù: “Non è di solo pane che si può vivere, ma di ciò che la mia Volontà dà virtù da poter far vivere; e se il pane alimenta l’uomo è perché Io lo voglio.

    Ora, ciò che la creatura con la sua volontà dispone di formarmi col suo operato, quella forma prende, se col suo operato vuol formarmi il cibo, mi forma il cibo; se amore, mi dà l’amore; se riparazione, mi forma la riparazione; e se nella sua volontà mi vuole offendere, col suo operato mi forma il coltello per ferirmi e forse anche per uccidermi.”

    Poi ha soggiunto: “La volontà nell’uomo è quello che più assomiglia al suo Creatore, nella volontà umana ci ho messo parte della mia immensità e della mia potenza e, dandole il posto d’onore, l’ho costituita regina di tutto l’uomo e depositrice di tutto il suo operato.

    Come le creature hanno le casse dove conservare le loro robe per tenerle custodite, così l’anima ha la sua volontà per conservare e custodire tutto ciò che pensa, che dice e che opera, neppure un pensiero sperderà.

    Ciò che non può fare con l’occhio, con la bocca, con le opere, lo può fare con la volontà, in un istante può volere mille beni e mille mali, la volontà fa volare il pensiero al Cielo, nelle parti più lontane e perfino negli abissi; si può impedire che l’uomo operi, che veda, che parli, ma tutto ciò lo può fare nella volontà e tutto ciò che fa e vuole, forma un atto e lo lascia in deposito nel suo stesso volere. 

    Oh! come la volontà si può estendere, quanti beni e quanti mali non può contenere? Perciò, soprattutto voglio il volere dell’uomo, perché se ho questo, ho tutto, la fortezza è vinta.”

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