NELLA LUCE PURISSIMA DELLA DIVINA VOLONTÀ → IL NUOVO SOLE, IL PIÙ GRANDE CARISMA DI TUTTI I TEMPI *
PER LA DIFFUSIONE MONDIALE
DEGLI SCRITTI DI CIELO
DELLA SERVA DI DIO LUISA PICCARRETA * LA PICCOLA FIGLIA DELLA DIVINA VOLONTÀ *
NEL 150° ANNIVERSARIO DELLA SUA NASCITA
* 23 APRILE 1865 + 4 MARZO 1947 *
LA MADONNA A FATIMA:
«I laici salveranno la Chiesa dai sacerdoti e dai vescovi».
Padre Ignace de la Potterie
*
*XVII VOL. 6 SETTEMBRE 1924*
IMMAGINE DELLO STATO DELLA CHIESA.
NECESSITÀ DI PURIFICARLA.
*
Trovandomi nel solito mio stato mi sono trovata fuori di me stessa, e con mia sorpresa ho trovato in mezzo ad una via, una donna gettata per terra, tutta piena di ferite e le membra tutte slogate, non c’era osso al suo posto.
La donna, sebbene così malconcia che sembrava il vero ritratto del dolore, era bella, nobile, maestosa, ma nel medesimo tempo faceva pietà nel vederla abbandonata da tutti, esposta a chiunque volesse farle del male.
Onde, mossa io a compassione guardavo d’intorno se ci fosse qualcuno che mi aiutasse ad alzarla da terra per portarla in luogo sicuro, ed oh! maraviglia, al mio fianco ci stava un giovane che mi pareva fosse Gesù.
Così insieme l’abbiamo alzata da terra, ma ad ogni moto soffriva pene strazianti dato lo slogamento delle ossa.
Così, piano piano l’abbiamo trasportata dentro d’un palazzo, sopra d’un lettino, ed insieme con Gesù, che pareva che tanto amasse questa donna che voleva darle la propria Vita per salvarla e darle la sanità, prendevamo in mano le membra slogate per metterle a posto. Al tocco di Gesù le ossa prendevano il loro posto, e quella donna si trasformava in una bella e graziosa bambina.
Io sono rimasta stupita di ciò, e Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, questa donna è l’immagine della mia Chiesa. Lei è sempre nobile, piena di maestà e santa, perché la sua origine è dal Figlio del Padre Celeste; ma in che stato doloroso l’hanno ridotto le membra a lei incorporate!
Non contenti di vivere santi al par di lei, l’hanno trasportata in mezzo alla strada, esponendola al freddo, alle beffe, alle battiture, ed i suoi stessi figli, come membra slogate, vivendo in mezzo alla strada si sono dati ad ogni specie di vizi; l’amore all’interesse predominante in loro li acceca e commettono le più brutte nefandezze, e vivono vicino a lei per ferirla e dirle continuamente:
“Sia crocifissa, sia crocifissa!”
In che stato doloroso si trova la mia Chiesa! Quei ministri che dovrebbero difenderla sono i suoi più crudeli carnefici; ma per rinascere è necessaria la distruzione di queste membra, ed incorporarle membra innocenti, disinteressate, che vivendo al par di lei, ritorni bella e graziosa bambina, quale Io la costituii, senza malizia, più che semplice bambina, per crescere forte e santa.
Ecco la necessità che i nemici muovano battaglia, per purgarsi le membra infette; tu prega e soffri affinché il tutto ridondi alla gloria mia”.Detto ciò mi sono trovata in me stessa.
*
LUISA PICCARRETA
La Piccola Figlia della Divina Volontà
*
*XIX VOL. 20 GIUGNO 1926*
“ECCE HOMO.”
GESÙ SENTÌ TANTE MORTI PER QUANTI GRIDARONO “CROCIFIGGILO”.
CHI VIVE DELLA DIVINA VOLONTÀ PRENDE IL FRUTTO DELLE PENE DI GESÙ.
L’IDEALE DI GESÙ NELLA CREAZIONE ERA IL REGNO DELLA SUA VOLONTÀ NELL’ANIMA.
*
Dopo aver passato giorni amarissimi per la privazione del mio dolce Gesù, sentivo che non ne potevo più, io gemevo sotto un torchio che mi stritolava anima e corpo e sospiravo la mia Patria Celeste, dove neppure per un istante sarei rimasta priva di Colui che è tutta la mia vita ed il mio sommo ed unico bene.
Onde, quando mi son ridotta agli estremi senza Gesù, mi son sentita tutta riempire di Lui, in modo che io restavo come un velo che lo copriva; e siccome io stavo pensando e accompagnandolo nelle pene della sua Passione, specie nell’atto quando Pilato lo mostrò al popolo dicendo “Ecce Homo”, il mio dolce Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, come Pilato disse “Ecce Homo”, tutti gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo, lo vogliamo morto.”
Anche il mio stesso Padre Celeste e la mia inseparabile e trafitta Mamma e non solo quelli ch’erano presenti, ma tutti gli assenti e tutte le generazioni passate e future; e se qualcuno non lo disse con la parola, lo disse coi fatti, perché non ci fu uno solo che disse che mi voleva vivo ed il tacere è conferma di ciò che vogliono gli altri.
Questo grido di morte di tutti fu per Me dolorosissimo, Io sentivo tante morti per quante persone gridarono “crocifiggilo”, mi sentii come affogato di pene e di morte, molto più ché vedevo che ciascuna mia morte non portava a ciascuno la vita e quelli che ricevevano la vita per causa della morte mia non ricevevano tutto il frutto completo della mia Passione e morte.
Fu tanto il mio dolore, che la mia Umanità gemente stava per soccombere e dare l’ultimo respiro, ma mentre morivo, la mia Volontà Suprema con la sua onniveggenza fece presenti alla mia Umanità morente tutti quelli che avrebbero fatto regnare in loro, con dominio assoluto, l’Eterno Volere, i quali avrebbero preso il frutto completo della Passione e morte mia, tra i quali stava a capo la mia cara Madre, Essa prese tutto il deposito di tutti i miei beni e dei frutti che ci sono nella mia Vita, Passione e Morte, neppure un mio respiro fece andare sperduto e ne custodì il prezioso frutto che da Lei doveva essere trasmesso alla piccola neonata della mia Volontà e a tutti quelli in cui il Supremo Volere avrebbe avuto la sua Vita ed il suo Regno.
Quando la mia Umanità spirante vide messo in salvo e assicurato il frutto completo della mia Vita, Passione e Morte, potette riprendere e continuare il corso della dolorosa Passione. Sicché è solo la mia Volontà che porta tutta la pienezza dei miei beni ed il frutto completo che c’è nella Creazione, Redenzione e Santificazione.
Dove Essa regna, le opere nostre sono tutte piene di vita, nessuna cosa è a metà o incompleta, invece dove Essa non regna, ancorché ci fosse qualche virtù, tutto è miseria, tutto incompleto e se producono qualche frutto, è acerbo e senza maturazione e se prendono i frutti della mia Redenzione, li prendono con misura e senza abbondanza e perciò crescono deboli, malati e febbricitanti e perciò, se fanno qualche poco di bene, lo fanno stentato e si sentono schiacciare sotto il peso di quel poco di bene che fanno; invece la mia Volontà svuota la volontà umana e mette in quel vuoto la forza divina e la vita del bene e perciò chi la fa regnare in essa fa il bene senza stento e la vita che contiene la porta ad operare il bene con una forza irresistibile; dunque la mia Umanità trovò la vita nella mia Passione e Morte ed in chi doveva regnare la mia Volontà e perciò la Creazione e la Redenzione saranno sempre incomplete, fino a tanto che la mia Volontà non avrà il suo Regno nelle anime.”
Dopo di ciò stavo facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo ed il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno seguiva col suo sguardo tutto ciò che io facevo e siccome vedeva che tutti gli atti miei s’immedesimavano con i suoi ed in virtù del Voler Supremo facevano la stessa via degli atti suoi e ripetevano lo stesso bene e la stessa gloria al nostro Padre Celeste, preso da enfasi d’amore mi ha stretto al suo cuore e mi ha detto:
“Figlia mia, anche se sei piccola e neonata nella mia Volontà e vivi nel Regno del mio Volere, la tua piccolezza è il mio trionfo e quando ti vedo operare in Esso, Io mi trovo nel Regno della mia Volontà come un re che ha sostenuto una lunga guerra e siccome il suo ideale era la vittoria, nel vedersi vittorioso, si sente rinfrancato della sanguinosa battaglia, degli stenti sofferti e delle ferite tuttora impresse nella sua persona ed il suo trionfo viene formato nel vedersi circondato dalle conquiste che ha fatto.
Il re vuol guardare tutto, il suo sguardo vuol bearsi del Regno conquistato e, trionfante, sorride e fa festa. Tale sono Io, il mio ideale nella Creazione era il Regno della mia Volontà nell’anima della creatura; il mio primo scopo era di fare dell’uomo altrettante immagini della Trinità Divina in virtù del compimento della mia Volontà su di lui, ma l’uomo si sottrasse ad Essa, Io perdetti il mio Regno in lui e per ben seimila anni ho dovuto sostenere una lunga battaglia, ma per quanto lunga, non ho smesso il mio ideale né il mio primo scopo, né lo smetterò e se venni nella Redenzione, venni per realizzare il mio ideale ed il mio primo scopo, cioè il Regno della mia Volontà nelle anime, tanto è vero, che per venire formai il mio primo Regno del Voler Supremo nel cuore della mia Immacolata Mamma, fuori del mio Regno mai sarei venuto sulla terra; onde soffrii stenti e pene, restai ferito ed infine ucciso, ma il Regno della mia Volontà non fu realizzato, gettai le fondamenta, vi feci dei preparativi, ma la battaglia sanguinosa tra la volontà umana e la Divina ha continuato ancora.
Ora mia piccola figlia, quando ti vedo operare nel Regno della mia Volontà e come operi, il Regno di Essa si stabilisce sempre più in te, Io mi sento vittorioso della mia lunga battaglia e tutto si atteggia intorno a Me a trionfo e a festa, le mie pene, gli stenti, le ferite, mi sorridono e la mia stessa morte mi ridona la vita della mia Volontà in te. Sicché Io mi sento vittorioso della Creazione, della Redenzione, anzi, esse servono per formare i lunghi giri alla neonata della mia Volontà, i rapidi voli, le interminabili passeggiate nel Regno della mia Volontà ed Io perciò ho il trionfo e, beandomi, seguo col mio sguardo tutti i passi e gli atti della mia piccola figlia.
Vedi, tutti hanno il loro ideale e quando lo realizzano, allora sono contenti, anche il piccolo bambino ha il suo ideale di attaccarsi al petto della mamma e mentre piange e singhiozza, appena la mamma gli apre il seno, il bambino cessa di piangere, si atteggia a sorriso e slanciandosi si attacca al petto della mamma e vittorioso succhia, succhia fino a saziarsi e mentre succhia, trionfante prende il suo dolce sonno; tale sono Io, dopo lungo pianto, quando vedo il seno dell’anima che mi apre le porte per dar luogo al Regno della Volontà Suprema, le mie lacrime si arrestano e slanciandomi al suo seno mi attacco a lei e succhiando il suo amore ed i frutti del Regno del mio Volere, prendo il mio dolce sonno e, vittorioso, mi riposo.
Considera il piccolo uccellino, il suo ideale è il seme e quando lo vede batte le ali, corre, si precipita sul seme e, vittorioso, lo imbecca e trionfante riprende il suo volo; tale sono Io, volo e rivolo, giro e rigiro per formare il Regno della mia Volontà nell’anima, affinché Essa mi formi il seme per cibarmi, perché Io non uso altro cibo che solo quello che viene formato nel mio Regno e quando vedo questo seme celeste, più che uccellino Io volo per farne mio cibo. Sicché il tutto sta nel compiere, ciascuno, l’ideale che si è prefisso; ecco perché quando ti vedo operare nel Regno della mia Volontà, vedo il mio ideale realizzato e mi sento ricambiato dell’opera della Creazione e Redenzione e vedo stabilito in te il trionfo della mia Volontà. Perciò sii attenta e fa’ che la vittoria del tuo Gesù sia in te permanente.”
Onde dopo ciò, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e, tutto tenerezza, mi ha detto:
“Figlia mia, dimmi qual è il tuo ideale, il tuo scopo?
Ed io: “Amor mio, Gesù, il mio ideale è di compiere la tua Volontà e tutto il mio scopo è di giungere a che nessun pensiero, parola, palpito ed opera mai esca fuori dal Regno della tua Suprema Volontà, anzi, in Essa siano concepiti, nutriti, cresciuti e formino la loro vita e se occorre, anche la loro morte, sebbene so che nel tuo Volere nessun atto muore ma, nato una volta, vive eternamente, sicché, è il Regno del tuo Volere nella povera anima mia che sospiro e questo è tutto il mio ideale ed il primo e ultimo mio scopo.”
E Gesù, tutto amore e facendo festa mi ha soggiunto:
“Figlia mia, sicché il mio ideale ed il tuo sono tutt’uno, quindi unico il nostro scopo, brava, brava la figlia della mia Volontà!
E siccome l’ideale tuo e il mio sono tutt’uno, anche tu hai sostenuto la battaglia di lunghi anni per conquistare il Regno della mia Volontà, hai dovuto sostenere pene, privazioni e sei stata persino prigioniera nella tua stanzetta, legata nel tuo piccolo letto, per conquistare quel Regno da Me e da te tanto voluto e sospirato; a tutti e due è costato assai e ora siamo tutti e due trionfatori e conquistatori, sicché anche tu sei la piccola reginetta nel Regno della mia Volontà e sebbene piccola, sei sempre regina, perché sei la figlia del gran Re, del nostro Padre Celeste; perciò, come conquistatrice di sì gran Regno prendi possesso di tutta la Creazione, di tutta la Redenzione e di tutto il Cielo, tutto è tuo, perché dovunque regna la mia Volontà integra e permanente si stendono i tuoi diritti di possesso, tutti ti aspettano per darti gli onori che convengono alla tua vittoria.
Anche tu sei la piccola bambina, hai tanto pianto e sospirato il tuo Gesù e appena mi hai visto, le tue lacrime si sono arrestate e slanciandoti nel mio seno ti sei attaccata al mio petto e, vittoriosa, hai succhiato la mia Volontà ed il mio amore e come in trionfo hai preso riposo nelle mie stesse braccia ed Io ti ho cullata perché fosse più lungo il tuo sonno e così Io avrei potuto godere la mia neonata nelle mie stesse braccia e, trionfante, ho esteso in te il Regno della mia Volontà.
Come pure sei la piccola colombina perché hai girato e rigirato intorno a Me e come Io ti parlavo del mio Volere, ti manifestavo le conoscenze di Esso, i suoi beni ed i suoi prodigi e perfino il suo dolore, tu battevi le ali e precipitandoti sopra i tanti semi che Io ti mettevo davanti, tu li imbeccavi e, trionfante, riprendevi il tuo volo intorno a Me, aspettando che Io ti mettessi d’avanti altri semi del mio Volere e tu, imbeccandoli, ti nutrivi e vittoriosa riprendevi il tuo volo, manifestando il Regno della mia Volontà. Sicché le mie prerogative sono le tue, il mio Regno e il tuo sono uno solo, abbiamo sofferto insieme, è giusto che insieme godiamo le nostre conquiste.”
Io son rimasta sorpresa nel sentire ciò e pensavo tra me: “Ma è proprio vero che nella povera anima mia c’è questo Regno della Volontà Suprema?” E mi sentivo tutta confusa e se ho scritto ciò l’ho scritto per obbedire, ma mentre scrivo Gesù mi ha sorpreso ed uscendo dal mio interno ha gettato le sue braccia al mio collo stringendomi forte, forte, tanto che non ho potuto più scrivere, perché la mia povera testa non era più in me, ma Gesù, subito è scomparso ed io riprendo a scrivere.
Quindi, mentre io temevo Gesù mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Mamma Celeste potette darmi agli altri perché mi concepì in Se stessa, mi crebbe e mi nutrì. Nessuno può dare ciò che non ha e se mi diede alle altre creature era perché mi possedeva.
Ora, mai ti avrei detto tanto sul mio Volere se non volessi formare in te il suo Regno, né tu l’avresti amato tanto se non fosse tuo; le cose che non sono proprie si tengono a malincuore e danno fastidio e peso e se non avessi tenuto in te la fonte che fa sorgere il Regno del mio Volere, non avresti saputo ridire ciò che ti ho detto né metterlo su carta, mancandoti il possesso ti sarebbero mancati la luce e l’amore di manifestarlo, sicché se il sole splende in te e coi suoi raggi t’imbocca le parole, le conoscenze ed il come vuole regnare, è segno che lo possiedi e perciò il tuo compito è di farlo conoscere, come fu compito della Sovrana Regina di farmi conoscere e di darmi per la salvezza di tutti.”
* « Trasformare l'ordinario in un vivere extra-ordinario, eroico; la solitudine dei giorni, la noia, in pienezza del cuore.
Un incanto.
Tornare allo stupore dei bimbi.
Voglio dire che in questo stesso istante, tutto l'universo si sta prendendo cura di me.
Con il suo bagliore mi sta guardando e cercando per riversarsi in me, piccolissima creatura.
Le tenebre che mi circondano, possono impedire che io me ne accorga, tuttavia non possono affatto spegnere la luce possente di questa buona novella.
O angeli e pastori!
O notte Santa di Natale: quanto vali?! Sii tu il mio baluardo contro ogni male! Come sole, tutto ruota attorno a me se vivo in Te mio Redentore! Nel tuo Divino Volere.
Io lo sento; io lo vivo. Sono amato all'infinito, per diventare come Te. Un altro re! E nulla può contro me.
Solo la mia volontà! »
FIAT VOLUNTAS TUA Luciano Mirigliano
*
*XXVII VOL. 21 OTTOBRE 1929*
PARAGONE TRA LA VENUTA DEL VERBO SULLA TERRA
E LA DIVINA VOLONTÀ.
Mi sentivo tutta impensierita sul Fiat Divino. Mille pensieri si affollavano nella mente, di ciò che il mio dolce Gesù mi aveva detto su di esso, specie sul suo regnare, e poi dicevo tra me:
“Ma ora regna sulla terra la Divina Volontà? È vero che si trova dappertutto, non c’è punto dove non esista, ma ha il suo scettro, il suo assoluto comando in mezzo alle creature?”
Ma mentre la mia mente si perdeva in tanti pensieri, il mio amabile Gesù, uscendo da dentro di me, mi ha detto:
“Figlia mia, la mia Divina Volontà regna. Essa è paragonata a Me, Verbo Eterno, che scendendo dal Cielo mi chiusi nel seno della mia Madre Celeste; chi ne sapeva nulla? Nessuno, neppure San Giuseppe all’inizio sapeva del mio concepimento, che Io già stavo in mezzo a loro; solo la mia inseparabile Mamma era a giorno di tutto.
Sicché il gran portento della mia discesa dal Cielo in terra era avvenuto, ed in realtà, mentre con la mia immensità esistevo ovunque, Cieli e terra erano immersi in Me, con la mia personalità ero chiuso nel seno materno dell’Immacolata Regina, nessuno mi conosceva, ero ignorato da tutti.
Ed ecco, figlia mia, il primo passo di paragone tra Me, Verbo Divino, quando scesi dal Cielo, e la mia Divina Volontà che fa il suo primo passo per venire a regnare sulla terra.
Come Io rivolsi i miei primi passi verso la Vergine Madre, così Essa [la mia Volontà], fece i suoi primi passi in te e come ti chiese il tuo volere e tu lo cedesti, formò subito il suo primo atto di concepimento nell’anima tua, e come ti manifestava le sue conoscenze, dandoti come tanti sorsi divini, formava la suavita e dava il principio alla formazione del regno suo.
Ma per tanto tempo chi ne conosceva nulla? Nessuno, solo Io e te eravamo a giorno di tutto; e dopo qualche tempo fu a giorno di ciò che succedeva in te il mio rappresentante, colui che ti dirigeva, simbolo del mio rappresentante San Giuseppe, che doveva farmi da padre presso le creature e che prima che Io uscissi dal seno materno ebbe il grande onore e dono di conoscere che Io già stavo in mezzo a loro.
Dopo i primi passi feci il secondo: andai a Betlemme a nascere; fui riconosciuto e visitato dai pastori di quel luogo, ma non erano persone influenti, tennero per sé la bella notizia che Io ero già venuto sulla terra, quindi non si occuparono di farmi conoscere, di divulgarlo dappertutto, ed Io continuai a rimanere il Gesù nascosto e ignorato da tutti; ma per quanto ignorato Io già stavo in mezzo a loro.
Simbolo questo della mia Divina Volontà: spesso spesso sono venuti da te da lontano e da vicino altri miei rappresentanti, i quali hanno ascoltato la bella notizia del regno della mia Divina Volontà, le sue conoscenze, e come vuole essere riconosciuta; ma chi per mancanza d’influenza e chi di volontà, non si sono occupati di divulgarla ed è rimasta sconosciuta e ignorata, ad onta che già esiste in mezzo a loro, ma siccome non è conosciuta non regna, regna solo in te; così come Io me ne stavo solo con la mia Mamma Celeste e col mio padre putativo San Giuseppe.
Il terzo passo della mia venuta sulla terra fu l’esilio, e questo mi toccò perché vennero a visitarmi i Santi Magi, i quali fecero un po’ di rumore col cercarmi. Questa ricerca mia mise in timore Erode, ed invece d'unirsi insieme per venire a trovarmi, mi voleva tramare la vita per uccidermi, ed Io fui costretto per necessità ad esiliarmi.
Simbolo della Divina Volontà, spesso spesso sembra che facciano rumore, che la vogliono far conoscere col pubblicarla, macché; chi è preso da timore, chi teme di compromettersi, chi non si sente di sacrificarsi. Ora con un pretesto ed ora con un altro, tutto finisce in parole e la mia Divina Volontà resta esiliata in mezzo alle creature.
E come non partii al Cielo, nell’esilio, ma restai in mezzo alle creature, solo con la mia Divina Madre e con San Giuseppe, che mi conoscevano benissimo, e formavo il loro Paradiso in terra, perché per gli altri era come se non esistessi, così il mio Fiat, avendo formato in te la sua vita con tutto il corteggio delle sue conoscenze, se non riceve gli effetti, lo scopo per cui si è fatto conoscere, come può partire?
Perché Noi, quando desideriamo fare un’opera, un bene, non c’è chi ci sposti; quindi,ad onta dell’esilio e del suo nascondimento, come feci Io che dopo trent’anni di vita nascosta feci la mia vita pubblica e mi feci conoscere, così il mio Volere Divino non potrà restare sempre nascosto, ma avrà il suo intento di farsi conoscere per regnare in mezzo alle creature.
Perciò sii attenta e sappi apprezzare il gran dono della mia Divina Volontà nell’anima tua.”
“bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.”
Alla Volontà Divina.
Sicché, dall'ultimo sino al primo dei sacerdoti in terra,
ossia al Papa,
tutti possiedono una volontà umana.
Compresi gli uomini!
Se ciascuno di essi, però, vive e opera secondo il proprio
"volere"
anziché uniformarsi a quello di Dio:
NON È DA DIO!
*
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro:
«Lungi da me, satana!
Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio,
ma secondo gli uomini!».
Matteo 16,23
*
FIAT VOLUNTAS TUA
Luciano Mirigliano
*
*OROLOGIO DELLA PASSIONE*
XI ORA
Dalle 3 alle 4 del mattino.
*
GESÙ IN CASA DI CAIFA
Afflitto ed abbandonato mio Bene, mentre dorme la mia debole natura nel tuo addolorato Cuore, il mio sonno spesso viene interrotto dalle strette d’amore e di dolore del tuo Cuore Divino. Tra la veglia ed il sonno sento gli urti che Ti danno e mi sveglio e dico: Povero mio Gesù, abbandonato da tutti! Non c’è chi di Te prenda difesa; ma da dentro il tuo Cuore io Ti offro la mia vita, per farti da appoggio nell’atto che Ti fanno urtare. E mi assopisco di nuovo; ma un’altra stretta d’amore del tuo Cuore Divino mi sveglia e mi sento assordare le orecchie dagli insulti che Ti fanno, dai bisbigli, dalle grida e dal correre di gente.
Amor mio, come mai sono tutti contro di Te? Che hai fatto, che come tanti lupi arrabbiati Ti vogliono sbranare? Mi sento gelare il sangue nel sentire i preparativi dei tuoi nemici, ed io tremo e sono angosciato, pensando come fare per difenderti.
Ma il mio afflitto Gesù, tenendomi nel suo Cuore, mi stringe più forte e mi dice:
“Figlio mio, non ho fatto nulla di male, e ho fatto tutto: ho il delitto dell’amore, che contiene tutti i sacrifici, l’amore di costo immensurabile. Siamo ancora al principio; tu sta’ nel mio Cuore, osserva tutto, amami, taci e impara. Fa che il tuo sangue gelato scorra nelle mie vene per dare ristoro al mio Sangue, che va tutto in fiamme; fa che il tuo tremito scorra nelle mie membra, affinché, immedesimato in Me, possa raffermarti e riscaldarti, per sentire parte delle mie pene, ed insieme possa acquistare forza nel vedermi tanto soffrire. Questa sarà la più bella difesa che Mi farai; siimi fedele ed attento”.
Dolce Amor mio, è tale e tanto lo strepito dei tuoi nemici, che non mi lasciano prendere più sonno. Gli urti si fanno più violenti; sento il rumore delle catene con cui Ti hanno legato, e tanto stretto, che ti fanno uscire dai polsi vivo sangue, con cui Tu segni quelle vie. Ricordati che il mio sangue è nel Tuo, e come Tu lo versi, il mio Te lo bacia, lo adora e lo ripara. Il tuo Sangue sia luce a tutti quelli che di notte Ti offendono e calamita per attirare tutti i cuori intorno a Te, Amor mio e Tutto mio.
Mentre Ti trascinano, l’aria pare assordare di grida e di fischi. Già arrivi davanti a Caifa; Tu sei tutto mansueto, modesto, umile; la tua dolcezza e pazienza è tanta da terrorizzare gli stessi nemici, e Caifa, tutto furore, vorrebbe divorarti. Ah, come si distinguono bene l’Innocenza ed il peccato!
Amor mio, Tu sei dinanzi a Caifa come il più colpevole, in atto di essere condannato. Già Caifa domanda ai testimoni quali sono i tuoi delitti. Ah, avrebbe fatto meglio domandando qual è il tuo Amore! E chi Ti accusa di una cosa e chi di un’altra, spropositando e contraddicendosi fra di loro; e come Ti accusano, i soldati che Ti stanno accanto Ti tirano i capelli, Ti scaricano sul Volto SS. orribili schiaffi da far rimbombare tutta la sala, Ti torcono le labbra, Ti battono, e Tu taci, soffri, e se li guardi, la luce dei tuoi occhi scende nei loro cuori, e non potendo sopportarla, si allontanano da Te, ma altri subentrano, per fare di Te maggiore scempio.
Ma in tante accuse ed oltraggi, Ti vedo tendere l’orecchio e il tuo Cuore batte forte, in atto di scoppiare per il dolore. Dimmi, afflitto mio Bene, che c’è di nuovo? Perché di quello che Ti stanno facendo i nemici, vedo che è tanto il tuo Amore, che ansioso lo aspetti e lo offri per la nostra salvezza; ed il tuo Cuore ripara con tutta calma le calunnie, gli odi, le false testimonianze, il male che si fa agli innocenti con premeditazione, e ripari per quelli che Ti offendono per istigazione dei capi e le offese degli ecclesiastici. E mentre unito a Te seguo le tue stesse riparazioni, sento in Te un cambiamento di un nuovo dolore, non mai inteso finora. Dimmi, dimmi, che c’è? Fammi parte di tutto, o Gesu’.
“Figlio, vuoi saperlo? Sento la voce di Pietro, che dice di non conoscermi; poi ha giurato e poi ancora ha spergiurato e anatemizzato di non conoscermi. O Pietro, come! Non mi conosci? Non ti ricordi di quanti beni ti ho colmato? Ah, se gli altri Mi fanno morire di pene, tu Mi fai morire di dolore! Ah, quanto male hai fatto col seguirmi da lontano, esponendoti poi alle occasioni!”
Negato mio Bene, come si conoscono subito le offese dei tuoi più cari! O Gesù, voglio far scorrere il mio palpito nel tuo per raddolcire lo spasimo atroce che soffri, ed il mio palpito nel tuo Ti giura fedeltà e amore, e ripete e giura mille e mille volte di conoscerti.
Ma il tuo Amore non si calma ancora e cerchi di guardare Pietro. Ai tuoi sguardi amorosi, grondanti lacrime per la tua negazione, Pietro s’intenerisce e piange e si allontana; e Tu, avendolo messo in salvo, Ti calmi, e così ripari le offese dei Papi e dei capi della Chiesa, specialmente di quelli che si espongono alle occasioni.
Intanto, i tuoi nemici continuano ad accusarti, e vedendo Caifa che niente rispondi alle loro accuse, Ti dice:
“Ti scongiuro per il Dio vivente, dimmi, veramente sei Tu il vero Figlio di Dio?”
E Tu, Amor mio, avendo sempre sul tuo labbro la parola della verità, atteggiandoti a Maestà suprema, con voce sonora e soave, tanto che tutti restano colpiti e gli stessi demoni sprofondano nell’abisso, rispondi:
“Tu lo dici: si, Io sono il vero Figlio di Dio, ed un giorno scenderò sulle nubi del Cielo a giudicare tutte le nazioni”.
Alle tue parole creatrici, tutti fanno silenzio, si sentono rabbrividire e spaventare; ma Caifa, dopo pochi attimi di spavento, riavendosi e tutto furibondo, più che belva feroce, dice a tutti:
“Che bisogno abbiamo più di testimoni? Ha detto già una grande bestemmia! Che più aspettiamo per condannarlo? È già reo di morte!”
E per dare più forza alle sue parole, si straccia le vesti con tanta rabbia e furore che tutti, come se fossero uno solo, si avventano contro di Te, mio Bene, e chi Ti da’ pugni sulla testa, chi Ti tira i capelli, chi Ti da’ schiaffi, chi Ti sputa sul Volto, chi Ti calpesta sotto i piedi. Sono tali e tanti i tormenti che Ti danno, che la terra trema e i Cieli ne restano scossi.
Amor mio e Vita mia, Gesù , come Ti tormentano, così il mio povero cuore è lacerato dal dolore. Deh, permettimi che esca dal tuo addolorato Cuore e che in vece tua affronti tutti questi oltraggi. Ah, se mi fosse possibile vorrei trafugarti dalle mani dei tuoi nemici; ma Tu non vuoi, poiché lo richiede la salvezza di tutti, ed io son costretto a rassegnarmi. Ma dolce Amor mio, lasciami che Ti rassetti, che Ti aggiusti i capelli, che Ti tolga gli sputi, che Ti rasciughi il Sangue e mi chiuda nel tuo Cuore, perché vedo che Caifa, stanco, vuole ritirarsi, consegnandoti in mano ai soldati.
Perciò Ti benedico, e Tu benedicimi e dammi il bacio del tuo Amore; ed io mi chiudo nella fornace del tuo Cuore divino per prendere sonno. Metto sul tuo Cuore la mia bocca, affinché respirando, Ti baci, e dalla diversità dei tuoi palpiti più o meno sofferenti possa avvertire se Tu soffri o riposi. Perciò, facendoti ala con le mie braccia per tenerti difeso, ti abbraccio, mi stringo forte al tuo Cuore e prendo sonno.
RIFLESSIONI E PRATICHE
Gesù presentato a Caifa, è accusato ingiustamente e sottoposto a torture inaudite; interrogato, Egli dice sempre la verità.
E noi, quando il Signore permette che ci calunnino e ci accusino ingiustamente, cerchiamo solo Iddio che conosce la nostra innocenza? Oppure mendichiamo la stima e l’onore delle creature? Sul nostro labbro spunta sempre la verità? Siamo noi nemici di qualunque artifizio e bugia? Sopportiamo con pazienza i dileggi e le confusioni che ci danno le creature? Siamo pronti a dare la vita per la loro salvezza?
O mio dolce Gesù, quanto diverso da Te io sono! Deh, fa che il mio labbro dica sempre la verità in modo da ferire il cuore di chi mi ascolta per condurre tutti a Te!
Due specie di esorcismi:
1) L'esorcismo solenne e pubblico fatto dal sacerdote col consenso del vescovo.
2) L'esorcismo privato che tutti i fedeli possono fare con frutto, da soli o in comune, in chiesa o fuori.
Esso è consigliabile:
a) quando si sente che piú intensa si fa l'azione del demonio in noi (tentazione di bestemmia, di impurità, di odio, di disperazione, ecc.);
b) nelle famiglie (discordie, epidemie, ecc.);
c) nella vita pubblica (immoralità, bestemmia, profanazione delle feste, scandali, ecc.);
d) nelle relazioni tra i popoli (guerre, ecc.);
e) nelle persecuzioni contro il clero e la Chiesa;
f) nelle malattie, nei temporali, nell'invasione di animali nocivi, ecc.
Al segno + si fa il segno di croce senza parole
(per l'esorcismo privato non sono da recitare le parole sottolineate poste tra parentesi)
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Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo
PREGHIERA A SAN MICHELE ARCANGELO
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Gloriosissimo Principe delle celesti milizie, Arcangelo San Michele, diféndici nelle battaglie contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia.
Vieni in aiuto degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio.
Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo Custode e Patrono, e a te il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti.
Prega, dunque, il Dio della Pace a tenere schiacciato Satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e danneggiare la Chiesa.
Presenta all'Altissimo con le tue le nostre preghiere, perché discendano tosto su di noi le Sue divine misericordie, e tu possa incatenare il dragone, il serpente antico, Satana, e incatenato ricacciarlo negli abissi, donde non possa piú sedurre le anime.
ESORCISMO
In nome di Gesú Cristo, nostro Dio e Signore, e con l'intercessione dell'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, di San Michele Arcangelo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, (e forti della sacra autorità del nostro ministero), fiduciosi intraprendiamo la battaglia contro gli attacchi e le insidie del demonio.
Salmo 67 (si reciti in piedi)
Sorga il Signore e siano dispersi i suoi nemici; fuggano dal cospetto di Lui coloro che lo odiano.
Svaniscano come svanisce il fumo: come si fonde la cera al fuoco, cosí periscano i peccatori dinanzi alla faccia di Dio.
V - Ecco la Croce del Signore, fuggite potenze nemiche;
R - Vinse il Leone della tribú di Giuda, il discendente di Davide.
V - Che la tua misericordia, Signore, sia su di noi.
R - Siccome noi abbiamo sperato in Te.
Ti esorcizziamo, spirito immondo, potenza satanica, invasione del nemico infernale, con tutte le tue legioni, riunioni e sétte diaboliche, in nome e potere di nostro Signore Gesú + Cristo: sii sradicato dalla Chiesa di Dio, allontànati dalle anime riscattate dal prezioso Sangue del divino Agnello +.
D'ora innanzi non ardire, perfido serpente, d'ingannare il genere umano, di perseguitare la Chiesa di Dio, e di scuotere e crivellare, come frumento, gli eletti di Dio.
+ Te lo comanda l'Altissimo Dio +, al quale, nella tua grande superbia, presumi di essere simile;
Te lo comanda Dio Padre +;
Te lo comanda Dio Figlio +;
Te lo comanda Dio Spirito Santo +;
Te lo comanda il Cristo, Verbo eterno di Dio fatto carne +, che per la salvezza della nostra razza perduta dalla tua gelosia, si è umiliato e fatto ubbidiente fino alla morte;
che edificò la sua Chiesa sulla ferma pietra, assicurando che le forze dell'inferno non avrebbero mai prevalso contro di Essa e che sarebbe con Essa restato per sempre, fino alla consumazione dei secoli.
Te lo comanda il segno sacro della Croce + e il potere di tutti i misteri di nostra fede cristiana.
Te lo comanda la eccelsa Madre di Dio, la Vergine Maria +, che dal primo istante della sua Immacolata Concezione, per la sua umiltà, ha schiacciato la tua testa orgogliosa.
Te lo comanda la fede dei santi Pietro e Paolo e degli altri Apostoli +.
Te lo comanda il Sangue dei Martiri e la potente intercessione di tutti i Santi e Sante +.
Dunque, dragone maledetto, e tutta la legione diabolica, noi scongiuriamo te per il Dio + Vivo, per il Dio + Vero, per il Dio + Santo; per Iddio che tanto ha amato il mondo da sacrificare per esso il suo Unigenito Figlio, affinché, chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna; cessa d'ingannare le umane creature e di propinare loro il veleno della dannazione eterna; cessa di nuocere alla Chiesa e di mettere ostacoli alla sua libertà.
Vattene Sàtana, inventore e maestro di ogni inganno, nemico della salvezza dell'uomo.
Cedi il posto a Cristo, sul quale nessun potere hanno avuto le tue arti; cedi il posto alla Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, che lo stesso Cristo conquistò col suo sangue.
Umíliati sotto la potente mano di Dio, trema e fuggi all'invocazione che noi facciamo del santo e terribile Nome di quel Gesú che fa tremare l'inferno, a cui le Virtú dei cieli, le Potenze e le Dominazioni sono sottomesse, che i Cherubini e i
Serafini lodano incessantemente, dicendo:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio Sabaoth.
V - O Signore, ascolta la nostra preghiera.
R - E il nostro grido giunga fino a Te.
Preghiamo
O Dio del cielo, Dio della terra, Dio degli Angeli, Dio degli Arcangeli, Dio dei Patriarchi, Dio dei Profeti, Dio degli Apostoli, Dio dei Martiri, Dio dei Confessori, Dio delle Vergini, Dio che hai il potere di donare la vita dopo la morte, e il riposo dopo la fatica, giacché non v'è altro Dio fuori di Te, né ve ne può essere, se non Tu, Creatore eterno di tutte le cose visibili e invisibili, il cui regno non avrà fine;
umilmente supplichiamo la tua gloriosa Maestà di volerci liberare da ogni tirannia, laccio, inganno e infestazione degli spiriti infernali, e di mantenercene sempre incolumi.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Líberaci, o Signore, dalle insidie del demonio.
V - Affinché la tua Chiesa sia libera nel tuo servizio,
R - ascoltaci, Te ne preghiamo, o Signore.
V - Affinché ti degni di umiliare i nemici della santa Chiesa,
Avendo noi rivolto il nostro animo a rimuovere tutto quanto può offendere in qualche modo la divina maestà, abbiamo stabilito di punire innanzitutto e senza indugi quelle cose che, sia con l’autorità delle Sacre Scritture che con gravissimi esempi, risultano essere spiacenti a Dio più di ogni altro e che lo spingono all’ira: ossia la trascuratezza del culto divino, la rovinosa simonia, il crimine della bestemmia e l’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze. (…)
Sappiano i magistrati che, se anche dopo questa nostra Costituzione saranno negligenti nel punire questi delitti, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio divino, e incorreranno anche nella nostra indignazione. (…) Se qualcuno compirà quel nefando crimine contro natura, per colpa del quale l’ira divina piombò su figli dell’iniquità, verrà consegnato per punizione al braccio secolare, e se chierico, verrà sottoposto ad analoga pena dopo essere stato privato di ogni grado. (San Pio V, Costituzione Cum primum, del 1° aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286).
“Quell’orrendo crimine, per colpa del quale le città corrotte e oscene (di Sodoma e Gomorra,) vennero bruciate dalla divina condanna, marchia di acerbissimo dolore e scuote fortemente il nostro animo, spingendoci a reprimere tale crimine col massimo zelo possibile. A buon diritto il Concilio Lateranense V (1512-1517) stabilisce che qualunque membro del clero, che sia stato sorpreso in quel vizio contro natura per via del quale l’ira divina cadde sui figli dell’empietà venga allontanato dall’ordine clericale, oppure venga costretto a far penitenza in un monastero (c. 4, X, V, 31).
Affinché il contagio di un così grave flagello non progredisca con maggior audacia approfittandosi di quell’impunità che è il massimo incitamento al peccato e, per castigare più severamente i chierici colpevoli di questo nefasto crimine che non sono atterriti dalla morte dell’anima, abbiamo deciso che vengano atterriti dall’autorità secolare, vindice della legge civile.
Pertanto, volendo proseguire con maggior vigore quanto abbiamo decretato fin dal principio del Nostro Pontificato (Costituzione Cum primum, cit.) stabiliamo che qualunque sacerdote o membro del clero sia secolare che regolare, di qualunque grado e dignità, che pratichi un così orribile crimine, in forza della presente legge venga privato di ogni privilegio clericale, di ogni incarico, dignità e beneficio ecclesiastico, e poi, una volta degradato dal Giudice ecclesiastico, venga subito consegnato all’autorità secolare, affinché lo destini a quel supplizio, previsto dalla legge come opportuna punizione, che colpisce i laici scivolati in questo abisso”. (San Pio V, Costituzione Horrendum illud scelus, del 30 agosto 1568, in Bullarium Romanum, t. IV, c. III, p. 33).
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*II VOL. 1 AGOSTO 1899*
SILENZIO E PIANTO DI GESÙ PER LE CREATURE.
SULLA PURITÀ.
Questa mattina il mio soavissimo Gesù, trasportandomi fuori di me stessa, mi faceva vedere la corruzione in cui è decaduto il genere umano. Fa orrore a pensarlo! Mentre mi trovavo in mezzo a questa gente, Gesù diceva quasi piangendo:
“Oh! uomo, come ti sei deturpato, deformato, snobilitato, oh! uomo, Io ti ho fatto perché fossi mio vivo tempio e tu invece ti sei fatto abitazione del demonio; guarda anche le piante, coll’essere coperte di foglie e di fiori e frutti, ti insegnano l’onestà, il pudore che tu devi avere del tuo corpo e tu avendo perduto ogni pudore ed anche soggezione naturale che dovresti avere, ti sei reso peggiore delle bestie, tanto che non ho più a chi rassomigliarti. Immagine mia tu eri, ma ora non più ti riconosci, anzi mi fai tanto orrore delle tue impurità, che mi fai nausea al vederti e tu stesso mi costringi a fuggire da te”.
Mentre così diceva Gesù, io mi sentivo straziare dal dolore nel vederlo così amareggiato il mio diletto Gesù, perciò gli ho detto: “Signore, avete ragione che non trovate più niente di bene nell’uomo e che è giunto a tale cecità che non sa neppure più tenersi alle leggi della natura, onde se volete guardare l’uomo, non farete altro che mandare castighi, perciò vi prego ad avere di mira alla vostra misericordia e così sarà rimediato tutto”. Mentre così dicevo, Gesù mi ha detto: “Figlia, dammi tu un ristoro alle mie pene”.
Nell’atto di dire così, si è tolto la corona di spine che pareva incarnata nella sua adorabile testa e me l’ha conficcata nella mia, vi sentivo dolori acerbissimi, ma ero contenta che si ristorava Gesù. Dopo ciò, mi ha detto:
“Figlia, Io amo grandemente le anime pure e come dagli impuri sono costretto a fuggire, queste invece come da calamita sono tirato a fare soggiorno con loro. Alle anime pure volentieri impresto la mia bocca per farli parlare con la stessa mia lingua, sicché non hanno da durare fatica per convertire le anime; in dette anime Io mi compiaccio non solo di continuare in loro la mia passione e così continuare ancora la Redenzione, ma quello che è più, mi compiaccio sommamente di glorificare in loro le mie stesse virtù”.