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venerdì 25 dicembre 2015

«VI ANNUNZIO UNA GRANDE GIOIA». Lc 2,9-11

*
« Trasformare l'ordinario in un vivere extra-ordinario, eroico; 
la solitudine dei giorni, la noia, in pienezza del cuore. 

Un incanto.


Tornare allo stupore dei bimbi.

Voglio dire che in questo stesso istante, tutto l'universo
si sta prendendo cura di me.

Con il suo bagliore mi sta guardando e cercando per riversarsi in me,
piccolissima creatura.


Le tenebre che mi circondano, possono impedire che io me ne accorga,
tuttavia non possono affatto spegnere la luce possente di questa buona novella.


O angeli e pastori!

O notte Santa di Natale:
quanto vali?!

Sii tu il mio baluardo contro ogni male!

Come sole, tutto ruota attorno a me se vivo in Te mio Redentore!
Nel tuo Divino Volere.


Io lo sento; io lo vivo.
Sono amato all'infinito, per diventare come Te.

Un altro re!

E nulla può contro me.

Solo la mia volontà! »

FIAT VOLUNTAS TUA
Luciano Mirigliano
*
*XXVII VOL. 21 OTTOBRE 1929*

PARAGONE TRA LA VENUTA DEL VERBO SULLA TERRA 
E LA DIVINA VOLONTÀ.


    Mi sentivo tutta impensierita sul Fiat Divino. Mille pensieri si affollavano nella mente, di ciò che il mio dolce Gesù mi aveva detto su di esso, specie sul suo regnare, e poi dicevo tra me: 

    “Ma ora regna sulla terra la Divina Volontà? È vero che si trova dappertutto, non c’è punto dove non esista, ma ha il suo scettro, il suo assoluto comando in mezzo alle creature?”

    Ma mentre la mia mente si perdeva in tanti pensieri, il mio amabile Gesù, uscendo da dentro di me, mi ha detto: 

    “Figlia mia, la mia Divina Volontà regna. Essa è paragonata a Me, Verbo Eterno, che scendendo dal Cielo mi chiusi nel seno della mia Madre Celeste; chi ne sapeva nulla? Nessuno, neppure San Giuseppe all’inizio sapeva del mio concepimento, che Io già stavo in mezzo a loro; solo la mia inseparabile Mamma era a giorno di tutto. 

    Sicché il gran portento della mia discesa dal Cielo in terra era avvenuto, ed in realtà, mentre con la mia immensità esistevo ovunque, Cieli e terra erano immersi in Me, con la mia personalità ero chiuso nel seno materno dell’Immacolata Regina, nessuno mi conosceva, ero ignorato da tutti. 

    Ed ecco, figlia mia, il primo passo di paragone tra Me, Verbo Divino, quando scesi dal Cielo, e la mia Divina Volontà che fa il suo primo passo per venire a regnare sulla terra. 

    Come Io rivolsi i miei primi passi verso la Vergine Madre, così Essa [la mia Volontà], fece i suoi primi passi in te e come ti chiese il tuo volere e tu lo cedesti, formò subito il suo primo atto di concepimento nell’anima tua, e come ti manifestava le sue conoscenze, dandoti come tanti sorsi divini, formava la sua vita e dava il principio alla formazione del regno suo. 

    Ma per tanto tempo chi ne conosceva nulla? Nessuno, solo Io e te eravamo a giorno di tutto; e dopo qualche tempo fu a giorno di ciò che succedeva in te il mio rappresentante, colui che ti dirigeva, simbolo del mio rappresentante San Giuseppe, che doveva farmi da padre presso le creature e che prima che Io uscissi dal seno materno ebbe il grande onore e dono di conoscere che Io già stavo in mezzo a loro.

    Dopo i primi passi feci il secondo: andai a Betlemme a nascere; fui riconosciuto e visitato dai pastori di quel luogo, ma non erano persone influenti, tennero per sé la bella notizia che Io ero già venuto sulla terra, quindi non si occuparono di farmi conoscere, di divulgarlo dappertutto, ed Io continuai a rimanere il Gesù nascosto e ignorato da tutti; ma per quanto ignorato Io già stavo in mezzo a loro. 

    Simbolo questo della mia Divina Volontà: spesso spesso sono venuti da te da lontano e da vicino altri miei rappresentanti, i quali hanno ascoltato la bella notizia del regno della mia Divina Volontà, le sue conoscenze, e come vuole essere riconosciuta; ma chi per mancanza d’influenza e chi di volontà, non si sono occupati di divulgarla ed è rimasta sconosciuta e ignorata, ad onta che già esiste in mezzo a loro, ma siccome non è conosciuta non regna, regna solo in te; così come Io me ne stavo solo con la mia Mamma Celeste e col mio padre putativo San Giuseppe.

    Il terzo passo della mia venuta sulla terra fu l’esilio, e questo mi toccò perché vennero a visitarmi i Santi Magi, i quali fecero un po’ di rumore col cercarmi. Questa ricerca mia mise in timore Erode, ed invece d'unirsi insieme per venire a trovarmi, mi voleva tramare la vita per uccidermi, ed Io fui costretto per necessità ad esiliarmi. 

    Simbolo della Divina Volontà, spesso spesso sembra che facciano rumore, che la vogliono far conoscere col pubblicarla, macché; chi è preso da timore, chi teme di compromettersi, chi non si sente di sacrificarsi. Ora con un pretesto ed ora con un altro, tutto finisce in parole e la mia Divina Volontà resta esiliata in mezzo alle creature.

    E come non partii al Cielo, nell’esilio, ma restai in mezzo alle creature, solo con la mia Divina Madre e con San Giuseppe, che mi conoscevano benissimo, e formavo il loro Paradiso in terra, perché per gli altri era come se non esistessi, così il mio Fiat, avendo formato in te la sua vita con tutto il corteggio delle sue conoscenze, se non riceve gli effetti, lo scopo per cui si è fatto conoscere, come può partire? 

    Perché Noi, quando desideriamo fare un’opera, un bene, non c’è chi ci sposti; quindi, ad onta dell’esilio e del suo nascondimento, come feci Io che dopo trent’anni di vita nascosta feci la mia vita pubblica e mi feci conoscere, così il mio Volere Divino non potrà restare sempre nascosto, ma avrà il suo intento di farsi conoscere per regnare in mezzo alle creature. 

    Perciò sii attenta e sappi apprezzare il gran dono della mia Divina Volontà nell’anima tua.”
*


venerdì 19 giugno 2015

«LA SALETTE: IL MESSAGGIO.»  Apocalisse 17,14


*
* COSA STA SUCCEDENDO? *
*

LUCIANO MIRIGLIANO


*

La Salette:
l'apparizione di 
"Nostra Signora di La Salette"

*

La visita della Madonna ha inizio il 19 settembre 1846, in giorno di sabato alle tre del pomeriggio, mentre i due ragazzi sono intenti a pascolare le mucche sul Monte Planeau.

I pastorelli scorgono come un globo di luce in mezzo ad un avvallamento. Essi descrivono il fenomeno in questi termini: "Era come se fosse il sole caduto in quel luogo". Nella luce abbagliante scorgono una donna seduta, con i gomiti sulle ginocchia ed il viso nascosto tra le mani.

La Signora è vestita in maniera molto semplice, e indossa gli abiti delle donne del luogo. Ciò crea nei ragazzi, che non hanno mai viaggiato, un senso di fiducia e di familiarità. Pur nella sua apparente semplicità la Signora è risplendente di luce e la sua testa è adorna di un diadema di raggi e di rose. Ella nasconde le mani nelle maniche del vestito.

La Madonna con lacrime copiose, prende a parlare ai ragazzi. Il colloquio avviene prima in francese poi in dialetto, ed infine ancora in francese:

"Avvicinatevi figli Miei, non abbiate paura: sono qui per annunciarvi un grande messaggio. Se il Mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo.

Da quanto tempo soffro per voi! Poiché ho ricevuto la missione di pregare continuamente Mio Figlio, voglio che non vi abbandoni, ma voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi.
Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me lo volete concedere. È questo che appesantisce tanto il braccio di Mio Figlio!

Anche i carrettieri non sanno che bestemmiare il nome di Mio Figlio.

Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di Mio Figlio.

Se il raccolto si guasta la colpa è vostra. ve l’ho fatto vedere l’anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi quando ne trovavate di guaste bestemmiavate il nome di Mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest’anno, a Natale non ve ne saranno più…"

Melania non comprende la parola "patate" e crede che la Madonna abbia detto "mele". La Signora, intuendo le difficoltà di comprensione di Melania, chiarisce meglio dicendo:

"Voi non capite, figli Miei, ve lo dirò in altro modo: se avete del grano, non seminatelo. Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che maturerà cadrà in polvere al momento della battitura. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti dai tremiti e moriranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l’uva marcirà".

Il dialogo tra la Signora e i veggenti continua con l’affidamento di un segreto. Dopo aver comunicato il segreto a Melania e Massimino la Signora prosegue dicendo:

"Se si convertono, le pietre e le rocce si muteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi".

Quindi confidenzialmente e maternamente la Vergine dice ai suoi amici:

"Dite la vostra preghiera, figli Miei’?"

"Non molto Signora" - rispondono

"Ah, figli Miei, bisogna dirla e bene, sera e mattino. Quando non avete tempo, dite almeno un Padre Nostro o un’Ave Maria. Quando potrete far meglio, ditene di più.

A messa, d’estate, vanno solo alcune donne più anziane. Gli altri lavorano di domenica, tutta l’estate. D’inverno, quando non sanno che fare, vanno a messa ma per burlarsi della religione. In quaresima vanno alla macelleria come cani. Avete mai visto del grano guasto, figli Miei?"

"No, Signora!" - rispondono i ragazzi.

Ora la Signora si rivolge a Massimino:

"Ma tu, figlio Mio, devi averlo visto una volta con tuo padre nel campo del Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezz’ora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: 

"prendi, figlio mio, mangia ancora del pane quest’anno perché non so chi ne mangerà l’anno prossimo, se il grano continua in questo modo"

"Ho, si Signora, ora ricordo. Prima non me lo ricordavo più".

Il colloquio con la Vergine ha termine con un accorato appello:

"Ebbene, figli Miei, lo farete conoscere a tutto il popolo. Andiamo, figli Miei, fatelo conoscere a tutto il popolo".

Detto ciò si eleva da terra e, lentamente si solleva verso il Collet. Qui è raggiunta dagli sguardi attoniti di Massimino e Melania che vedono la Sua figura dileguarsi e confondersi con la luce di cui è avvolta, quindi scompare anche la luce.


IL SEGRETO
N.B: il testo integrale del "segreto" di La Salette e i vari stralci tratti da questo, sono stati rimossi dal nostro sito. La versione del "segreto di Melania" pubblicata in passato da Profezie per il Terzo Millennio era tratta da "L'apparition de la très Sainte Vierge sur la montagne de la Salette le samedi 19 septembre 1846. - Simple réimpression du texte intégral publié par Mélanie. Société Saint-Augustin, Paris-Rome-Bruges, 1922" (quasi tutti i libri, periodici e siti Web che pubblicano il "segreto", sono in possesso del testo tratto - direttamente o indirettamente - da questo libretto). Questo libro fu pubblicato la prima volta nel 1879 con l'imprimatur del vescovo di Lecce, Mons. Zola. 

Nonostante questo imprimatur, la Santa Sede condannò, con un decreto del 9 maggio 1923, il libro di Melania iscrivendolo nell'Indice dei libri proibiti. Va precisato che la Chiesa non ha condannato il segreto in sé (cioè la parte segreta del messaggio che la Madonna rivelò ai veggenti nel 1846) ma solo la versione pubblicata da Melania nel 1879. Ma già prima del 1923 la Santa Sede aveva cercato di mettere un freno alla diffusione di quella versione del "segreto" e di altre versioni non ufficiali che circolavano a quel tempo, nonché dei tanti scritti che trattavano del "segreto"; si era visto infatti che questi scritti venivano usati da alcuni per attaccare la Chiesa, inoltre le tante illazioni che erano nate su di esso rischiavano di arrecare grave danno alle apparizioni stesse. 

Per tali ragioni nel 1915 il Santo Uffizio aveva vietato espressamente la pubblicazione di ogni testo o commento riguardante il "segreto di La Salette".

La versione del "segreto" pubblicata nel 1879 è sempre stata oggetto di controversie: esiste il sospetto che esso sia differente da quello originale rivelato dalla Vergine ai pastorelli e comunicato a Pio IX nel 1851. Alcuni studiosi sono persuasi che il "segreto" del 1879 non sia autentico, o quanto meno che il testo contenga delle aggiunte fatte dalla veggente, frutto - si dice - "della sua mente" (si ritiene che Melania possa essere stata influenzata dalla letteratura apocalittica a cui si interessò negli anni successivi all'apparizione).

Per tale motivo, ma soprattutto in ragione della condanna della Chiesa, abbiamo deciso fosse opportuno eliminare dal nostro sito il "segreto" di Melania. Si consideri infatti che nonostante l'Indice dei libri proibiti sia stato abolito dalla Santa Sede, non è venuta meno la sua "validità morale" e pertanto i divieti e le disposizioni in esso contenuti sono da ritenersi ancora oggi attuali e vincolanti per i fedeli. 

Infatti, come è stato indicato nella "Acta Apostolicae Sedis" del 1966 e ribadito dal Card. Joseph Ratzinger (che a quel tempo ricopriva la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) in una sua lettera del 31 gennaio 1985, sebbene l’Indice sia stato abolito esso mantiene "tutto il suo valore morale", pertanto continua a non ritenersi opportuna la diffusione di tutti quegli scritti i quali per i loro contenuti possano costituire un danno per i fedeli "meno preparati".



Fonti:

"The Thunder Of Justice" di Ted and Maureen Flynn, MaxKol Communications, Inc.;

il libro "Apparizioni della Madonna" di Massimo Centini, edito da Giovanni De Vecchi Editore;



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giovedì 11 giugno 2015

"TERRIBILIS EST LOCUS ISTE! HAEC DOMUS DEI EST ET PORTA COELI." Genesi 28,17


*

"L'UOMO, PER SOPRAVVIVERE ALLE NUOVE ED INFAUSTE SFIDE,

MESSE IN ATTO DALLO SPIRITO CHE GOVERNA IL MONDO, 

DOVREBBE PREMURARSI DI CERCARE SOLTANTO LA VOLONTÀ DI DIO, 

UNICO VERO BENE E SALVATAGGIO INFALLIBILE, 

COME SE FOSSE UN ASSETATO NEL DESERTO 

ALLA RICERCA D'UNA SORGENTE D'ACQUA VIVA."

LUCIANO MIRIGLIANO
*
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*XVI VOL. 9 SETTEMBRE 1923*

LA DIVINA VOLONTÀ È INFERNO
PER IL DEMONIO,
E LUI LA CONOSCE SOLO
PER ODIARLA.
*

    Mi sentivo un certo timore ancora: chissà non fosse il mio adorabile Gesù che si benignava di parlarmi, col manifestarmi tante sublimi verità, specie sulla Volontà Divina, ma il nemico per trarmi in inganno; che mentre mi getta in alto, con tante verità, pare poi mi precipiti nell'abisso. 

    E dicevo tra me: “Mio Gesù, liberatemi dalle mani del nemico; io non voglio saper nulla. Quello che mi sta a cuore è salvarmi l’anima”. 

    Onde il benedetto Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto: 

    “Figlia mia, perché temi? Non sai tu che il meno che sappia di Me il serpente infernale è della mia Volontà? Perché non volle farla, e non facendola né la conobbe né la amò, molto meno penetrò nei segreti del mio imperscrutabile Volere per conoscerne gli effetti, il valore della mia Volontà. E se non li conosce come può parlarne? 

    Anzi! La cosa che più aborre che l’anima faccia è la mia Volontà. Lui non si cura se l’anima prega, si confessa, fa la comunione, fa penitenza, o se faccia miracoli; ma la cosa che più gli nuoce è che l’anima faccia la mia Volontà. 

    Perché come si ribellò alla mia Volontà, così fu creato in lui l’inferno, il suo stato infelice, la rabbia che lo rode. 

    Sicché la mia Volontà è inferno per lui, e ogniqualvolta vede l’anima soggetta al mio Volere, conoscerne i pregi, il valore, la santità, si sente raddoppiare l’inferno, perché vede nell’anima creare il paradiso, la felicità, la pace da lui perduta; e quanto più il mio Volere è conosciuto, tanto più resta tormentato e furibondo. 

    Quindi, come mai può parlarti del mio Volere se forma il suo inferno? E se ti parlasse, le sue parole formerebbero in te l’inferno, perché lui conosce la mia Volontà solo per odiarla, non per amarla. E ciò che si odia non porta mai la felicità, la pace! 

    E poi, la sua parola è vuota di grazia, quindi non può conferire la grazia di far fare la mia Volontà”.

*

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*VENGA IL TUO REGNO*

domenica 26 aprile 2015

«PREFERISCO IL PARADISO.» [Cfr. Ebrei 11]

* PREFERISCO IL PARADISO * 

Lettere di San Paolo:

Ebrei 11

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*EBREI 11*

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    1 La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. 2 Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. 

    3 Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede.

    4 Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, attestando Dio stesso di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.

    5 Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio. 

6 Senza la fede però è impossibile essergli graditi; chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano.

7 Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano, costruì con pio timore un'arca a salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e divenne erede della giustizia secondo la fede.

    8 Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.

    9 Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. 10 Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

    11 Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. 12 Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare.

    13 Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. 

    14 Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. 15 Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; 16 ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.

    17 Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, 18 del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. 19 Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.

    20 Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future. 21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e si prostrò, appoggiandosi all'estremità del bastone.

    22 Per fede Giuseppe, alla fine della vita, parlò dell'esodo dei figli d'Israele e diede disposizioni circa le proprie ossa. 23 Per fede Mosè, appena nato, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello; e non ebbero paura dell'editto del re.

    24 Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del faraone, 25 preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato. 

    26 Questo perché stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto; guardava infatti alla ricompensa. 27 Per fede lasciò l'Egitto, senza temere l'ira del re; rimase infatti saldo, come se vedesse l'invisibile.

    28 Per fede celebrò la pasqua e fece l'aspersione del sangue, perché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti. 29 Per fede attraversarono il Mare Rosso come fosse terra asciutta; questo tentarono di fare anche gli Egiziani, ma furono inghiottiti.

    30 Per fede caddero le mura di Gerico, dopo che ne avevano fatto il giro per sette giorni. 31 Per fede Raab, la prostituta, non perì con gl'increduli, avendo accolto con benevolenza gli esploratori.

    32 E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, 33 i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, 34 spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. 

    35 Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. 

    36 Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. 37 Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati - 38 di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.

    39 Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: 40 Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.

mercoledì 22 aprile 2015

LUISA PICCARRETA 150° : *LETTERA A FEDERICO ABRESCH*


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IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ


IN MEZZO ALLE CREATURE
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* LIBRO DI CIELO *
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IL RICHIAMO DELLA CREATURA NELL'ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA
DA DIO

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DIARIO DELLA SERVA DI DIO
LUISA PICCARRETA
LA PICCOLA FIGLIA DELLA

DIVINA VOLONTÀ

*


* LETTERE *


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107 A Federico Abresch (?)

In Voluntate Dei!

Stim.mo e carissimo figlio nel Divin Volere, nel sentire che vi occupate del Fiat Divino mi sento felicitare e gioire, ed insieme con me gioisce e si felicita Gesù. Grazie di cuore, vi dico insieme al mio caro Gesù.

Quello che potete fare, fatelo; il resto lo farà Gesù, che tanto vuole ed ama e sospira che il suo Volere sia conosciuto e posseduto come vita propria dalla creatura, perché solo la Divina Volontà è il principio della nostra vita, il mezzo e il fine della nostra esistenza, che ci farà prendere il Cielo d'assalto.

Senza di Essa ci capovolgiamo, perdiamo il diritto ai nostri beni terrestri e celesti, perdiamo il vincolo con la Famiglia Divina. Invece, se viviamo di Volontà Divina, tutto è nostro; lo stesso Dio è nostro...

Se amiamo, il nostro piccolo amore corre in tutti i cuori e anche nei cuori futuri, ed ama Dio per tutti; corre negli stessi Angeli, nei mari d'amore della Regina del Cielo, nei mari divini (di Dio), e dovunque, in tutto e dappertutto ama. La creatura che ama nel Volere Divino non si contenta se non trova il suo posto in tutti, per amare Colui che tanto l'ama.

Amare nel Divin Volere fa stupire Cielo e terra, e gli stessi Santi sospirano nel loro cuore di avere questo Amore conquistante di chi vive nell'esilio. Così, se preghiamo, se adoriamo e perfino se sospiriamo in questo Volere sì santo, ci facciamo vita di tutti e diamo a Dio ciò che tutti dovrebbero dare.

Perciò, i prodigi del vivere nel Voler Divino sono inesauribili e forse li conosceremo in Cielo. Ed è stata questa la ragione perché il nemico infernale ha chiuso tutte le vie e se n'è servito di persone ecclesiastiche; ma verrà il tempo in cui Gesù trionferà di tutto e verrà con certezza il suo regno sulla terra, perché è decreto di Dio, e Lui non cambia facilmente i suoi decreti per la malvagità degli uomini.

Beato però chi s'interessa di vivere nel suo Volere, perché il Signore se ne servirà di loro per aprire le vie già chiuse, e se ne servirà dei loro atti come di tante chiavi per aprire il Cielo e farlo scendere a regnare sulla terra. Perciò, carissimo figlio, siamo attenti, non ci spostiamo mai dal Fiat Supremo.

In riguardo al giro ( ... )

Vi lascio nel Voler Divino a farvi gran santo. Pregate per me; vi saluto di cuore nel Voler Divino.

La piccola figlia della Divina Volontà.

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* LUISA PICCARRETA 150° *

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sabato 4 aprile 2015

* NESSUNO HA UN AMORE PIÙ GRANDE DI QUESTO: DARE LA VITA PER I PROPRI AMICI. * Gv 15,13 *

*NESSUNO HA UN AMORE 
PIÙ GRANDE DI QUESTO: 
DARE LA VITA 
PER I PROPRI AMICI.*
 Gv 15,13
*
* * *
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Pater Noster qui es in cælis
sanctificétur nomen tuum
advéniat regnum tuum
Fiat Volúntas Tua
sicut in cælo et in terra.
Panem nostrum cotidianum
da nobis hódie
et dimítte nobis débita nostra
sicut et nos
dimíttimus debitóribus nostris
et ne nos indúcas in tentatiónem
sed líbera nos a malo.
Amen.
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* * *
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*XV VOL. 16 FEBBRAIO 1923*

LA CROCE CHE LE DIEDE 
LA DIVINA VOLONTÀ A NOSTRO SIGNORE.
GESÙ PER OPERARE LA REDENZIONE 
PERFETTA E COMPLETA DOVEVA FARLA NELL’AMBITO DELL’ETERNITÀ.
*
    Stavo facendo la mia solita adorazione al Crocifisso e stavo abbandonandomi tutta nel suo amabile Volere, ma mentre ciò facevo ho sentito che il mio amato Gesù si moveva nel mio interno e mi diceva: 

         “Figlia mia, su, su, presto, affrettati, fa’ il tuo corso nel mio Volere, va’ ripassando tutto ciò che fece la mia Umanità nella Suprema Volontà, affinché ai miei atti e a quelli della mia Mamma unisca i tuoi. È decretato che se una creatura non entra nel Volere Eterno per rendere triplici i nostri atti, questo Supremo Volere non scende sulla terra per fare la sua via nelle umane generazioni, vuole il corteggio dei triplici atti per farsi conoscere; perciò affrettati”.

       Gesù ha fatto silenzio ed io mi sono sentita come sbalzata nel Santo Volere Eterno; ma non so dire quello che facevo, so solo dire che trovavo tutti gli atti di Gesù ed io vi mettevo il mio. Onde dopo ha ripreso il suo dire:


        “Figlia mia, quante cose farà conoscere la mia Volontà di ciò che operò la mia Umanità in questa Volontà Divina! La mia Umanità, per operare la Redenzione perfetta e completa, doveva farla nell’ambito dell’eternità; ecco la necessità di una Volontà Eterna. Se la mia volontà umana non avesse avuto con sé una [Volontà] Eterna, tutti i miei atti sarebbero stati atti determinati e finiti; invece, con questa erano interminabili ed infiniti. 


      Perciò le mie pene, la mia croce, dovevano essere interminabili e infinite, e la Volontà Divina fece trovare alla mia Umanità tutte queste pene e croci, tanto che lei mi distendeva su tutta l’umana famiglia, dal primo all’ultimo uomo, ed Io assorbivo tutte le specie di pene in Me e ogni creatura formava la mia croce.


       Sicché la mia croce fu tanto lunga quanto è e sarà la lunghezza di tutti i secoli e larga quanto le umane generazioni. Non fu solo la piccola croce del Calvario dove mi crocifissero gli ebrei; questa non era altro che una similitudine della lunga croce in cui mi teneva crocifisso la Suprema Volontà.


     Sicché ogni creatura formava la lunghezza e la larghezza della croce e, come la formavano, restavano innestate nella stessa croce, e il Volere Divino, distendendomi su di essa e crocifiggendomi, non solo faceva mia la croce, ma tutti quelli che formavano detta croce.


      Ecco perché avevo bisogno dell’ambito dell’eternità, dove dovevo tenere questa croce; lo spazio terrestre non basterebbe per contenerla. Oh, quanto mi ameranno quando conosceranno ciò che fece la mia Umanità nella Divina Volontà, ciò che mi fece soffrire per amor loro!

      La mia croce non fu di legno, no, furono le anime. Erano loro che me le sentivo palpitanti nella croce su cui mi distendeva la Divina Volontà, e nessuna mi faceva sfuggire, a tutte dava il posto, e per dare posto a tutte mi distendeva in modo così straziante e con pene così atroci, che le pene della Passione potrei chiamarle piccole e sollievi. 

     Perciò affrettati, affinché il mio Volere faccia conoscere tutto ciò che il Volere Eterno operò nella mia Umanità. Questa conoscenza riscuoterà tanto amore, che si piegheranno a farlo regnare in mezzo ad essi”.

     Ora, mentre ciò diceva, mostrava tanta tenerezza e tanto amore, che io, meravigliata, gli ho detto: “Amor mio, perché mostri tanto amore quando parli della tua Volontà, che pare come se da dentro di Te volessi far uscire un altro Te stesso per il grande amore che provi, mentre se parli di altro non si vede in Te questo eccesso di amore?”

        E Lui: “Figlia mia, vuoi saperlo? Quando Io parlo della mia Volontà per farla conoscere alla creatura, Io voglio infonderle la mia Divinità, perciò un altro Me stesso, e il mio amore esce tutto in campo per fare ciò e la amo come Me stesso.

        Ecco perché tu vedi che, mentre parlo del mio Volere, il mio amore è come se straripasse dai suoi confini per formare la sede della mia Volontà nel cuore della creatura; invece quando parlo di altro, sono le mie virtù che infondo, e a seconda delle virtù che le vado manifestando, ora la amo da Creatore, or da Padre, or da Redentore, or da Maestro, or da Medico, eccetera; quindi non c’è quell’esuberanza d’amore di quando voglio formare un altro Me stesso.”

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*VENGA IL TUO REGNO*

martedì 31 marzo 2015

* MARANATHÀ * 1Gv 4, 8-12 *

*MARANATHÀ*
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*XXIV VOL. 12 APRILE 1928*

ANALOGIA TRA L'EDEN ED IL CALVARIO.
NON SI FORMA UN REGNO CON UN SOLO ATTO.
NECESSITÀ DELLA MORTE E RESURREZIONE DI
NOSTRO SIGNORE.
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     Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino ed accompagnavo il mio dolce Gesù nelle pene della sua passione e, seguendolo nel Calvario, la mia povera mente si è soffermata a pensare alle pene strazianti di Gesù sulla croce e Lui, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:

   "Figlia mia, il Calvario è il nuovo Eden, dove venne restituito al genere umano ciò che perdette col sottrarsi alla mia Volontà. Analogia tra il Calvario e l'Eden. 

   Nell'Eden l'uomo perdette la grazia, sul Calvario l'acquista. Nell'Eden gli fu chiuso il Cielo, perdette la sua felicità e si rese schiavo del nemico infernale. 
Qui nel nuovo Eden, gli viene riaperto il Cielo, riacquista la pace, la felicità perduta, il demonio resta incatenato e l'uomo libero dalla sua schiavitù. 

     Nell'Eden si oscurò e ritirò il Sole del Fiat Divino e per l'uomo fu sempre notte, simbolo del Sole che si ritirò dalla faccia della terra nelle tre ore della mia tremenda agonia sulla Croce, perché non potendo sostenere lo strazio del suo Creatore, causa dell'umano volere, che con tanta perfidia aveva così ridotto la mia Umanità, il Sole, inorridito, si ritirò e come io spirai ricomparve di nuovo e continuò il suo corso di luce. 

    Così il Sole del mio Fiat, i miei dolori, la mia morte richiamarono di nuovo il Sole del mio Volere a regnare in mezzo alle creature. Sicché il Calvario formò l'aurora che chiamava il Sole del mio Eterno Volere a splendere di nuovo in mezzo alle creature.  L'aurora dice certezza che il Sole sta per uscire. 

     Così l'aurora che formai nel Calvario assicura, sebbene siano due mila anni circa, che chiamerà il Sole del mio Volere a regnare di nuovo in mezzo alle creature. Nell'Eden il mio amore restò sconfitto da parte delle creature, qui trionfa e vince la creatura. 

   Nel primo Eden l'uomo riceve la condanna a morte, dell'anima e del corpo, nel secondo resta sciolto dalla condanna e viene riconfermata la resurrezione dei corpi con la resurrezione della mia Umanità. 

     Ci sono molti rapporti tra l'Eden ed il Calvario. E ciò che l'uomo là perdette, qui lo riacquista. Nel regno dei miei dolori tutto vien ridato e viene riconfermato l'onore, la gloria della povera creatura, per mezzo delle mie pene e della mia morte. L'uomo col sottrarsi alla mia Volontà formò il regno dei suoi mali, delle sue debolezze, passioni e miserie.

     Ed io volli venire sulla terra, volli tanto soffrire, permisi che la mia Umanità fosse lacerata, strappata con le carni a brandelli, tutta piena di piaghe e volli anche morire, per formare, per mezzo di tante mie pene e morte, il regno opposto a tanti mali che si era formato la creatura.


    Un regno non si può formare con un atto solo, ma con molti e molti atti e quanto più atti, tanto più grande e glorioso si rende un regno. 
Sicché la mia morte era necessaria al mio amore. 

    Con la mia morte dovevo dare il bacio di vita alle creature e dalle tante mie ferite dovevo far sbucare tutti i beni, per formare il regno dei beni alle creature. Quindi le mie piaghe sono sorgenti da cui sgorgano i beni e la mia morte è sorgente da dove sgorga la vita a pro di tutti.

     E siccome era necessaria la morte, fu necessaria al mio amore la resurrezione, perché l'uomo, col fare la sua volontà, perdette la vita del mio Volere ed io volli risorgere per formare non solo la resurrezione dei corpi, ma anche la resurrezione della vita della mia Volontà in essi.

    Sicché se io non fossi risorto, la creatura non avrebbe potuto risorgere di nuovo nel mio Fiat, le sarebbe mancata la virtù, il vincolo della resurrezione nella mia e quindi il mio amore si sarebbe sentito incompleto, avrebbe sentito di poter far di più, ma senza farlo. 

    Onde sarei rimasto col duro martirio d'un amore non completato. 
Se poi l'uomo ingrato non se ne serve di tutto ciò che ho fatto, il male e tutto è suo, mentre il mio amore possiede e 
gode il suo pieno trionfo."


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