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sabato 11 novembre 2017

«8 MAGGIO → QUIS UT DEUS»


“L'uomo potrà sfuggire alla giustizia umana,
ma non a quella divina.” 


PADRE PIO

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«QUIS UT DEUS»

Il 13 ottobre 2017, nel Centenario esatto delle apparizioni mariane a Fatima, Adriana Pallotti veniva traslata dal cimitero di Agnone a quello di San Giovanni Rotondo. Loculo n. 9, unita al padre e vicina a Federico Abresch.

Lo stesso giorno, al mattino mi recai con viva fede ed entusiasmo anche a Monte Sant'Angelo, alla grotta del Principe per partecipare al Santo Sacrificio dell'altare ed operare l'atto di affidamento. La giornata nell'aria si avvertiva a dir poco speciale, oltre che luminescente. Carica di moltissimi significati, di segni buoni per i "buoni".

L'Arcangelo San Michele è il nobilissimo potente Principe delle milizie armate dei Cieli, delle angeliche Gerarchie. È il valoroso guerriero dell'Altissimo, terrore degli angeli ribelli, custode di tutta la Chiesa e difensore delle grandi Opere divine.

In modo specialissimo dei luoghi dove sulla terra si pratica con rigore e fervente amore la devozione a Maria SS. Madre e Regina del Divin Volere, degli Angeli del Signore. Questa gran Signora è pure la temibile protettrice del sublime Carisma della adorabile Divina Volontà.

Tal glorioso e fedele amico dei Cieli, San Michele ci difende sempre dai nemici dell'anima, specialmente nell'ultimo istante della vita. Egli ci assiste nella lotta respingendo lontano, negli abissi d'inferno, quell'angelo prevaricatore e superbo che ha prostrato nel combattimento in Cielo: Lucifero. L'Arcangelo nostro, delizia dei figli di Dio, alla sera del profetico giorno, dopo un indimenticabile sole al tramonto, svettava dominante sulla Casa della Divina Volontà.


Luciano Mirigliano


*


PERCHE’ L’8 MAGGIO, FESTA DI SAN MICHELE, SI FA LA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI?

      Il Beato Bartolo Longo ebbe un sincero e filiale amore verso la Vergine Maria,  venerata in Pompei con il titolo del SS. Rosario, e nutrì una vera ed autentica devozione verso l’Arcangelo Michele che dichiarò essere “il naturale protettore” della Valle di Pompei e delle opere pompeiane. Il beato Longo volle che 2 volte l’anno si facesse la supplica in modo solenne alla Vergine del Rosario di Pompei: la prima domenica di ottobre che è il mese del rosario e l’8 maggio che è la festa dell’apparizione dell’arcangelo san Michele al Monte Gargano nelle Puglie, regione di cui il Longo era originario. E’ lo stesso Bartolo Longo che, nel 1907, in una lettera indirizzata al P. Alberti Lepidi, maestro del sacro Palazzo Apostolico in Roma, ci dà la spiegazione della sua devozione all’Arcangelo Michele (cf. anche il cap. VIII del libro di B. Longo Storia del Santuario di Pompei, Edizione del 1954). Riportiamo il testo di Bartolo Longo del 1907:
“Perché scegliemmo S. Michele a Difensore e Custode del Santuario di Pompei?”
      Non senza ragione sin dal cominciamento del Tempio tra tutti i beati Comprensori del cielo, noi prescegliemmo S. Michele Arcangelo a singolare Custode e Difensore delle opere di Dio nella Valle Pompeiana. E scegliemmo il giorno 8 di maggio , dedicato a San Michele, per porre la prima pietra del Santuario di Maria in Valle di Pompei. Si legge nelle Scritture che Iddio ha annunziato per mezzo di questo eccelso Spirito il suo augusto Nome, quando sul Sinai per bocca di Michele dettò la legge e disse: Io sono il Signore Dio tuo. Ed inoltre Dio ha comunicato a questo Principe la sua suprema autorità, a lui affidando la difesa delle città, dei regni e dei popoli. Michele per fermo protesse il popolo ebreo e quando viveva felice nella patria, e quando si pose in cammino verso la terra promessa. Apparve vestito in abito bianco, armato di corazza d’oro, con lancia in mano, per capitare l’esercito di Giuda Maccabeo. Venne Egli deputato da Dio a distruggere le schiere di Sennacheribbo (Sennacherìb - ndr), a liberare il popolo ebreo dalla schiavitù babilonese, ad occultare il sepolcro di Mosè, acciocché il popolo ebreo non rendesse un culto d’idolatria al corpo di quel famoso ispirato Condottiero. 
    Apparve Egli a Giosuè sul Giordano e gli disse: “Io sono il Principe dell’esercito del Signore: Sum princeps exercitud Domini; e vengo in tuo soccorso : sarò ai tuoi fianchi, né ti lascerò. Gerico e le altre città, benché forti, saranno una parte delle tue conquiste; e molti re, che vedrai ai piedi tuoi, faranno il più bel trionfo delle tue vittorie”. Michele fu il difensore della Chiesa contro tutti gli assalti del demonio. Si fece vedere all’Imperatore Costantino, e gli disse: – Io sono il Principe delle milizie celesti ed il Protettore dei Cristiani: io ti ho soccorso contro i tiranni nemici della Chiesa: prosegui a sostenere le ragioni di Cristo, ed io ti sosterrò le tue. Apparve a Carlo Magno, come afferma il Baronio, in una famosa guerra contro i Sassoni. Egli fece riportare a Ramire, re delle Spagne, una strepitosa vittoria sopra i Mori, uccidendone ben settantamila, e prendendo prigioniero il re Abenaja. Onde la Chiesa, dopo mille e mille altri prodigi ottenuti, chiama S. Michele Protettore e Dinfesore dei cristiani. Eum custodem et patronum Dei veneratùr Ecclesia. Ultimamente, il Sommo Pontefice Leone XII a San Michele affidava la custodia di tutta la Chiesa, e a tutti i sacerdoti imponeva di recitare , dopo il Sacrificio divino, quella preghiera bellissima: S. Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, contro la nequizia e le insidie del diavolo sii soccorso. E tu, Principe della milizia celeste, con divina possanza ricaccia nell’inferno Satana e gli altri maligni, che a perdizione delle anime si aggirano pel mondo. Se dunque S. Michele è il custode di tutta la Chiesa e il difensore di tutte le grandi Opere divine, non era conveniente che a Lui fosse affidata la difesa di questa grande Opera di Dio nell’epoca moderna, che è il Santuario di Pompei?
L’apparizione di S. Michele sul Gauro (Faito) e l’era di misericordia mariana a Valle di Pompei
      Ma un’altra ragione, diremo , storica e provvidenziale ci spinse a introdurre il culto del possente Arcangelo nella Basilica Pompeiana, la memoria cioè di una celebre apparizione. Non è insolita l’apparizione di S. Michele sulla terra. Si è degnato per lo più di apparire sulle alte vette dei monti. Sceglie i monti, quasi per mostrarsi librato fra la terra e il cielo, sfolgorando con lo sguardo fulmineo ogni esercito nemico. Or di rincontro al Santuario di Pompei si eleva, sopra di Castellammare di Stabia, il monte Gauro, il quale, rannodandosi cogli estremi della catena degli Appennini, segna l’ultima chiusura di questa Valle del Vesuvio. La sua cima termina in una vetta acuta, e questa vetta è ripartita in tre punte, a somiglianza delle prime tre dita della nostra mano. Era il secolo settimo della Chiesa. A Vescovo di Castellammare era un Santo, S. Catello, il quale usava sovente di notte raccogliersi sui dirupi di quel monte insieme coll’Abate di Sorrento, S. Antonino, a pregare. Una notte, mentre era immerso nell’orazione, in una gran luce gli apparve l’Arcangelo S. Michele e, con voce maestosa insieme e soave, gl’impose che edificasse un tempio in suo onore là dove avrebbe dato segnale con una fiamma. E la fiamma apparve subito sulla più alta delle tre punte che sormontano il Gauro. Il Santo Vescovo immantinente, col cuore ardente dell’entusiasmo dei Santi, si accinse all’opera. La compì dopo molte contrarietà sostenute, e ingiurie e calunnie, onde soffrì anche il carcere. (Vedi Lezioni dell’Uffizio di S. Catello nel di delle sua festa, 19 di Gennaio).
Qual era il fine dell’apparizione del grandioso Arcangelo sul Faito?
      Vi è tutta ragione di credere che il Signore abbia fatto apparire il suo fedele Ministro per preparare tanti secoli innanzi il regno di Maria in questi luoghi, abbandonati nei tempi antichi all’impero del Demonio e della colpa. Il portentoso Arcangelo venne a scacciare Satana dalla terra dei pagani, sulla quale doveva sorgere un giorno, e propriamente ai dì nostri, una novella era di grazia, una luce nuova di misericordia. Per tale ragione sin dal 1876 proponemmo al santo Vescovo di Nola, Monsignor Formisano, che la prima pietra per le fondamenta di questo nuovo tempio di Maria si ponesse proprio il giorno 8 maggio, perché quel giorno ricordava l’apparizione in queste contrade dell’eccelso Arcangelo S. Michele. Pel volgere incessante di trentun anno, sempre nel giorno 8 di maggio, abbiamo invocato con fede il primo Angelo del Cielo, perché si unisse con noi per festeggiare la comune Regina. Ed in ciascun anno, in quel giorno 8 di maggio, noi ricordiamo due solenni epifanie. Il maggior Principe del cielo, che ha nome meraviglioso, si manifestava alla terra, scegliendo a spettacolo dei suoi prodigi la vetta di un monte. La più grande Regina che mai abbia avuto e cielo e terra, si manifestava anch’Essa ai gementi figliuoli di Eva, scegliendo a centro dei suoi portenti un’umile Valle, la Valle di una sepolta città pagana. Seguerà adunque per noi quel giorni due solenni trionfi: Il trionfo del più maestoso Angelo del Cielo, di quel Principe grande, come lo chiama Daniele, prima della creazione dell’uomo, con l’invitta spada della sua fede, della sua umiltà e della sua mansuetudine, difende, l’onore dell’Altissimo e dell’Immacolata Donna che doveva nel tempo essere la Madre del verbo di Dio fatto uomo. Ed insieme il trionfo di Colei che è la Regina della Misericordia, e che nell’epoca moderna doveva nella Valle di Pompei riportare su Satana nuove e stupende vittorie”. 

Don Marcello Stanzione


*




*

L’UNICO VERO DIO 

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome dà gloria,
per la tua fedeltà, per la tua grazia.
Perché i popoli dovrebbero dire:
« Dov’è il loro Dio? ».
II nostro Dio è nei cieli,
egli opera tutto ciò che vuole.
 
Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.
 
Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore la casa di Aronne:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore, chiunque lo teme:
egli è loro aiuto e loro scudo.
 
II Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d’Israele,
benedice la casa di Aronne.
 
II Signore benedice quelli che lo temono,
benedice i piccoli e i grandi.
 
Vi renda fecondi il Signore,
voi e i vostri figli.
Siate benedetti dal Signore
che ha fatto cielo e terra.
I cieli sono i cieli del Signore,
ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.
 
Non i morti lodano il Signore,
né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi benediciamo il Signore
ora e per sempre.

*
Salmo 115

domenica 13 agosto 2017

« GESÙ VIENE ORA A RINNOVAR LA FACCIA DELLA TERRA? → LA SUA CHIESA? »

1917 * VENGA IL TUO REGNO * 2017

Festa della Pentecoste.

    «Figli prediletti, raccoglietevi da ogni parte della terra per vivere questo giorno nel Cenacolo del mio Cuore Immacolato. È il giorno che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, riuniti in preghiera con Me nel Cenacolo di Gerusalemme. In questo giorno della Pentecoste dell'anno mariano, a Me consacrato, vi invito ad unire la vostra preghiera a quella della Mamma Celeste, per ottenere il grande dono della seconda Pentecoste.

Il tempo della seconda Pentecoste è venuto.

Lo Spirito Santo verrà, come una rugiada celeste di grazia e di fuoco, che rinnoverà tutto il mondo. Sotto la Sua irresistibile azione di amore, la Chiesa si aprirà a vivere l'era nuova della sua più grande santità e risplenderà di una luce così forte, da attirare a sé tutte le nazioni della terra. Lo Spirito Santo verrà, perché la Volontà del Padre Celeste si compia e l'universo creato torni a riflettere la sua grande gloria.

Lo Spirito Santo verrà, per instaurare il regno glorioso di Cristo e sarà un regno di grazia, di santità, di amore, di giustizia e di pace. Col suo divino Amore aprirà le porte dei cuori ed illuminerà tutte le coscienze.

Ogni uomo vedrà se stesso nel fuoco bruciante della divina Verità. Sarà come un giudizio in piccolo. Poi Gesù Cristo porterà il suo glorioso Regno nel mondo. Lo Spirito Santo verrà, per mezzo del trionfo del mio Cuore Immacolato. Per questo oggi vi invito tutti ad entrare nel Cenacolo del mio Cuore.

Sarete così preparati a ricevere il dono dello Spirito Santo che vi trasformerà e vi renderà strumenti con cui Gesù instaurerà il suo Regno». 

Messaggio della Madonna a don Gobbi – Heede (Germania), 22 maggio 1988.



Montecorvino Rovella,

« Voi uomini infedeli aprite gli occhi perché sarete sorpresi da un fuoco proveniente dal cielo.
Non siate ostinati, aprite i vostri cuori perché solo in me troverete la salvezza!

Io sono il solo ad avere il potere su ogni creatura e su ogni cosa .
Le porte del Mio Cielo sono ormai aperte sto arrivando sulla Terra, verrò a dimorare in mezzo ai Miei figli fedeli e sarò il loro Dio per sempre, estirperó per sempre le radici del peccato e renderò libero il Mio popolo in Me.
Manderò in questo tempo i Miei angeli di giustizia, i miei inviati, affinché vi rendano la via più semplice e vi conducano a Me, nella lotta infernale sarete da loro protetti per Mio volere!
Amati figli, il mondo è al suo declino, la sua fine è imminente!!!
Sorgerà la mia Luce Divina in cielo, avvertirà l’inizio di un tempo rinnovato, ma non tutti potranno goderla perché molti Mi avranno rinnegato scegliendo la corruzione!

I giorni delle profezie si stanno adempiendo, tutto assumerà colore rosso, il fuoco segnerà la fine di questa miserabile vita corrotta da satana .
Aspettatemi sto arrivando !
Sarete sorpresi nella notte !
Rinnegate il nemico antico e i suoi piani distruttivi.

Aprite il cuore al mio amore ed io vi rivestirò della mia Luce beatifica.
Io sarò sempre con voi ora e sempre vi amo . + »


Messaggio di Gesù consegnato a Giulio Massa venerdì 11 agosto 2017.



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LIBRO DI CIELO

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*IX VOL. 1 OTTOBRE 1910*

L’AMORE A GESÙ È FUOCO.
FORMA LA TRASFORMAZIONE DELL’ANIMA IN LUI. 

      Avendo fatto la comunione, mi sentivo tutta trasformata in Gesù benedetto e dicevo tra me stessa: 

    “Come si fa a mantenere questa trasformazione con Gesù?” E nel mio interno pareva che Gesù mi dicesse: 

     “Figlia mia, se vuoi essere sempre trasformata in Me, anzi una sola cosa con Me, amami sempre e manterrai la trasformazione con Me, perché l’amore è fuoco e qualunque legno si getti nel fuoco, piccolo o grande, verde o secco, tutti prendono la forma di fuoco e si convertono nello stesso fuoco e dopo che questi legni sono rimasti bruciati, non si discerne più qual era un legno e quale l’altro, né il verde né il secco, non si vede altro che fuoco. Così l’anima quando non cessa mai d’amarmi; l’amore è fuoco che trasmuta in Dio, l’amore unisce, le sue fiamme investono tutte le operazioni umane e dà loro la forma delle operazioni divine.” 

venerdì 23 settembre 2016

«PADRE PIO E LUISA PICCARRETA: LA GRANDE PROFEZIA.»



   «La mattina del 13 ottobre 1884, al termine della Santa Messa, papa Leone XIII rimase immobile davanti al Tabernacolo per circa 10 minuti. Quando si “riprese”, il suo volto era preoccupato e angosciato. Raccontò ai suoi collaboratori che aveva assistito ad un “colloquio” tra Nostro Signore e Satana. Quest’ultimo dichiarava con orgoglio che avrebbe potuto facilmente distruggere la Chiesa, se avesse avuto maggiore potere su coloro che si mettono al suo servizio, e più libertà per circa 100 anni.

   Il Signore rispose a Satana che gli avrebbe concesso sia più libertà che i cento anni necessari. Leone XIII rimase così sconvolto da questo “colloquio” che scrisse la famosa preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa. Purtroppo, però, con la riforma liturgica post-conciliare, questo dono che Cristo ci fece tramite il suo Vicario, fu messo nel cassetto. La preghiera non è stata più recitata e la stragrande maggioranza dei fedeli nati dagli anni ’70 in poi del secolo scorso non ne conoscono neppure l’esistenza.»

Papa Leone XIII:

   «Ecco la Chiesa, Sposa dell’Agnello Immacolato, saturata di amarezza e abbeverata di veleno da nemici molto astuti; essi hanno posato le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro. Laddove fu istituita la sede del beato Pietro e la cattedra della Verità, là hanno posto il trono della loro abominazione nell’empietà; in modo che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso.»

   Il secolo di Lucifero finirà col trionfo del Cuore Immacolato di Maria come promesso a Fatima? Ecco l’importanza del centenario delle apparizioni.

   Fratelli miei, amici veri del Signore occorre fare qualunque cosa purché si salvino le «anime» in questa terribile notte della fede e dei tempi strappandole in tal modo dagli artigli feroci dei lupi travestiti d'agnello. Tuttavia il modo sicuramente più efficace, senz'altro il migliore in assoluto per mezzo del quale ottenere l'intento è praticare le opere di misericordia corporale e spirituale [cfr. Mt 25]. 

   Vale a dire in questo caso divulgare con la massima sollecitudine il Carisma più importante e potente di quella Chiesa germinante, nascente che ciononostante continua nel silenzio ad avanzare e credere, ad invocare da sotto la cenere sempre ardente l'avvento del Regno di Dio nel mondo. 

   Stiamo parlando del sublime “dono” della scienza del vivere nella Divina Volontà, donato da Gesù per noi alla SdD Luisa Piccarreta. La prescelta piccola figlia della Divina Volontà.

    Sì, carissimi. Le nostre opere e i nostri “atti” quotidiani possono valere un occhio della testa come si suol dire ed acquistare un valore infinito. Essi rappresentano esattamente le lampade e l'olio delle cinque vergini sagge del Vangelo degli ultimi tempi.

Vivere nel Divino Volere è tutto.

   Poiché ogni atto umano fatto però nella sua adorabile Divina Volontà, già enumerati tutti ab aeterno, è la più grande offerta che si possa presentare alla Maestà Suprema della Santissima Trinità in riparazione di tutti i peccati dell'umanità ed ha tal potere da tenere in pugno il mondo. Tutte le cose, persin lo stesso Dio. Meraviglia inaudita della misericordia vera del Padre, dell'amor divino:

   “Figlia mia, Volontà Divina significa dare Dio a Dio, sbocco divino e trasformazione di natura umana in Divina, comunicazione di virtù creatrice, abbracciare l’infinito, elevarsi nell’Eterno e prendere come in pugno l’eternità, per dire a Dio fin dall’eternità io ti amavo, la tua Volontà non ha principio è eterna con Te ed io in Essa ti amavo con amore senza principio e senza fine. Che cosa è la mia Volontà? È tutto”. [V. Libro di Cielo XXI Vol. 22 Maggio 1927]

   Per rendere l'idea e giustizia a ciò di cui trattiamo con tanto gioioso entusiasmo, in questa breve sessione didattica del Carisma, riportiamo la significativa profezia del grande profeta del Gargano, San Pio da Pietrelicina del quale oggi ricorre l'anniversario della nascita al Cielo: 

   «Un giorno sorgerà da Corato una luce che illuminerà tutto il mondo. E la terra sarà piena di Luisa Piccarreta.»

   Ma cosa intendeva dire esattamente il santo profeta a San Giovanni Rotondo con queste specialissime sue parole, così importanti ed accurate, un uomo come Padre Pio? 

   Parole sante, certamente non più ignorabili poiché aveva attribuito loro un valore preminente, di prim'ordine ora fuori discussione. Appunto: indiscusso. 

   Pertanto, tutto ciò desidera essere un'offerta, un sentito omaggio alla Serva di Dio Luisa Piccarreta, ma anche uno sprone a tutti coloro che intendono fare sul serio con questo divin Carisma nella lotta contro il male: l'umano volere [cfr. Crociata – Libro di Cielo XXIII Vol. 21 Settembre 1927]. 
«Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie». 1Ts 5,19-20

Auguri di vera santità nella Divina Volontà.
Luciano Mirigliano

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*XXI VOL. 22 MAGGIO 1927*

COME NELLA CREAZIONE FU STABILITO 
IL NUMERO DI TUTTE LE COSE, 
PERFIN DEGLI ATTI UMANI.
COME GESÙ RACCHIUSE TUTTO IN LUI.


   Stavo fondendomi insieme col mio dolce Gesù nel suo Divin Volere per moltiplicare i miei pensieri coi suoi e per schierarmi su ciascun pensiero di creatura e così poter anch’io dare al mio Creatore tanti atti di omaggi, di gloria, d’amore per tutti i pensieri di ciascuna creatura, ma mentre facevo ciò pensavo tra me: “Come fece il mio amato Gesù tanti atti, tanti pensieri, tanti passi, eccetera, per quanti ne avrebbero fatti tutte le creature?” 

E Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:

   “Figlia mia, come nella Creazione la mia Divina Volontà stabiliva il numero di tutte le cose create, tutto fu numerato: le stelle, le piante, le specie, perfino le gocce dell’acqua; ciascuna cosa non può né sperdersi, né crescere, secondo l’ordine stabilito dal Fiat Supremo. Così la mia Volontà stabiliva tutti gli atti umani di tutte le creature, solo che esse in virtù del libero arbitrio loro concesso, potevano fare buoni o cattivi i medesimi atti, ma farne di più o di meno non è dato loro, tutto è stabilito dal Divin Volere.

   Ora nella Redenzione, l’eterno Fiat regnante nella mia Umanità sapeva tutti gli atti che dovevano fare tutte le creature, tutti i pensieri, le parole, i passi, nulla gli sfuggiva, quindi non è meraviglia che moltiplicava gli atti miei per ciascun atto delle creature per fare che la gloria del Padre Celeste fosse completa da parte mia a nome di ciascuna creatura e per ciascun atto loro facevo in modo che il bene che impetravo fosse con tutta la pienezza, in modo che ciascun atto loro, pensiero, parola e passo, avesse il mio atto per aiuto, ciascun mio pensiero per aiuto e luce di ciascun pensiero di essi e così di tutto il resto delle creature.

   Tutto racchiuso in Me, formai in Me la nuova creazione di tutti gli atti delle creature per poter ridare loro tutto, nulla mi sfuggì, altrimenti non sarebbe stata opera degna del tuo Gesù se anche un pensiero mi fosse sfuggito, la creatura avrebbe trovato il vuoto del mio e, volendolo, non avrebbe trovato l’aiuto, la forza, la luce a quel suo pensiero.

  Ora, figlia mia, voglio te nella mia Volontà Divina affinché insieme con Me formi questa nuova creazione di tutti gli atti umani delle creature, per poter impetrare il regno del Fiat Supremo dal mio Padre Celeste e le creature troveranno il triplice aiuto di forza, di luce in tutti gli atti loro, per ritornare nel regno della mia Volontà e questi triplici aiuti universali sono l’operato della Sovrana Regina, quello del tuo Gesù e quello della piccola figlia del mio Divin Volere.” 

Onde dopo ciò pensavo tra me e domandavo: “che cosa è questa Divina Volontà?” 

  E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, Volontà Divina significa dare Dio a Dio, sbocco divino e trasformazione di natura umana in Divina, comunicazione di virtù creatrice, abbracciare l’infinito, elevarsi nell’Eterno e prendere come in pugno l’eternità, per dire a Dio: “fin dall’eternità io ti amavo, la tua Volontà non ha principio, è eterna con Te ed io in Essa ti amavo con amore senza principio e senza fine. Che cosa è la mia Volontà? E’ tutto.”


giovedì 26 novembre 2015

«LUNGI DA ME, SATANA!» Mt 16,23


*

Lo dice San Pietro negli Atti degli Apostoli: 

“bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.” 

Alla Volontà Divina.

Sicché, dall'ultimo sino al primo dei sacerdoti in terra, 

ossia al Papa, 

tutti possiedono una volontà umana. 

Compresi gli uomini! 

Se ciascuno di essi, però, vive e opera secondo il proprio 

"volere" 

anziché uniformarsi a quello di Dio: 

NON È DA DIO!

*

Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: 

«Lungi da me, satana! 

Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, 

ma secondo gli uomini!».

Matteo 16,23

*

FIAT VOLUNTAS TUA

Luciano Mirigliano

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*OROLOGIO DELLA PASSIONE*
XI ORA 
Dalle 3 alle 4 del mattino.
*
GESÙ IN CASA DI CAIFA 

    Afflitto ed abbandonato mio Bene, mentre dorme la mia debole natura nel tuo addolorato Cuore, il mio sonno spesso viene interrotto dalle strette d’amore e di dolore del tuo Cuore Divino. Tra la veglia ed il sonno sento gli urti che Ti danno e mi sveglio e dico: Povero mio Gesù, abbandonato da tutti! Non c’è chi di Te prenda difesa; ma da dentro il tuo Cuore io Ti offro la mia vita, per farti da appoggio nell’atto che Ti fanno urtare. E mi assopisco di nuovo; ma un’altra stretta d’amore del tuo Cuore Divino mi sveglia e mi sento assordare le orecchie dagli insulti che Ti fanno, dai bisbigli, dalle grida e dal correre di gente. 

    Amor mio, come mai sono tutti contro di Te? Che hai fatto, che come tanti lupi arrabbiati Ti vogliono sbranare? Mi sento gelare il sangue nel sentire i preparativi dei tuoi nemici, ed io tremo e sono angosciato, pensando come fare per difenderti. 

    Ma il mio afflitto Gesù, tenendomi nel suo Cuore, mi stringe più forte e mi dice: 

    “Figlio mio, non ho fatto nulla di male, e ho fatto tutto: ho il delitto dell’amore, che contiene tutti i sacrifici, l’amore di costo immensurabile. Siamo ancora al principio; tu sta’ nel mio Cuore, osserva tutto, amami, taci e impara. Fa che il tuo sangue gelato scorra nelle mie vene per dare ristoro al mio Sangue, che va tutto in fiamme; fa che il tuo tremito scorra nelle mie membra, affinché, immedesimato in Me, possa raffermarti e riscaldarti, per sentire parte delle mie pene, ed insieme possa acquistare forza nel vedermi tanto soffrire. Questa sarà la più bella difesa che Mi farai; siimi fedele ed attento”. 

    Dolce Amor mio, è tale e tanto lo strepito dei tuoi nemici, che non mi lasciano prendere più sonno. Gli urti si fanno più violenti; sento il rumore delle catene con cui Ti hanno legato, e tanto stretto, che ti fanno uscire dai polsi vivo sangue, con cui Tu segni quelle vie. Ricordati che il mio sangue è nel Tuo, e come Tu lo versi, il mio Te lo bacia, lo adora e lo ripara. Il tuo Sangue sia luce a tutti quelli che di notte Ti offendono e calamita per attirare tutti i cuori intorno a Te, Amor mio e Tutto mio. 

    Mentre Ti trascinano, l’aria pare assordare di grida e di fischi. Già arrivi davanti a Caifa; Tu sei tutto mansueto, modesto, umile; la tua dolcezza e pazienza è tanta da terrorizzare gli stessi nemici, e Caifa, tutto furore, vorrebbe divorarti. Ah, come si distinguono bene l’Innocenza ed il peccato! 

    Amor mio, Tu sei dinanzi a Caifa come il più colpevole, in atto di essere condannato. Già Caifa domanda ai testimoni quali sono i tuoi delitti. Ah, avrebbe fatto meglio domandando qual è il tuo Amore! E chi Ti accusa di una cosa e chi di un’altra, spropositando e contraddicendosi fra di loro; e come Ti accusano, i soldati che Ti stanno accanto Ti tirano i capelli, Ti scaricano sul Volto SS. orribili schiaffi da far rimbombare tutta la sala, Ti torcono le labbra, Ti battono, e Tu taci, soffri, e se li guardi, la luce dei tuoi occhi scende nei loro cuori, e non potendo sopportarla, si allontanano da Te, ma altri subentrano, per fare di Te maggiore scempio. 

    Ma in tante accuse ed oltraggi, Ti vedo tendere l’orecchio e il tuo Cuore batte forte, in atto di scoppiare per il dolore. Dimmi, afflitto mio Bene, che c’è di nuovo? Perché di quello che Ti stanno facendo i nemici, vedo che è tanto il tuo Amore, che ansioso lo aspetti e lo offri per la nostra salvezza; ed il tuo Cuore ripara con tutta calma le calunnie, gli odi, le false testimonianze, il male che si fa agli innocenti con premeditazione, e ripari per quelli che Ti offendono per istigazione dei capi e le offese degli ecclesiastici. E mentre unito a Te seguo le tue stesse riparazioni, sento in Te un cambiamento di un nuovo dolore, non mai inteso finora. Dimmi, dimmi, che c’è? Fammi parte di tutto, o Gesu’. 

    “Figlio, vuoi saperlo? Sento la voce di Pietro, che dice di non conoscermi; poi ha giurato e poi ancora ha spergiurato e anatemizzato di non conoscermi. O Pietro, come! Non mi conosci? Non ti ricordi di quanti beni ti ho colmato? Ah, se gli altri Mi fanno morire di pene, tu Mi fai morire di dolore! Ah, quanto male hai fatto col seguirmi da lontano, esponendoti poi alle occasioni!” 

    Negato mio Bene, come si conoscono subito le offese dei tuoi più  cari! O Gesù, voglio far scorrere il mio palpito nel tuo per raddolcire lo spasimo atroce che soffri, ed il mio palpito nel tuo Ti giura fedeltà e amore, e ripete e giura mille e mille volte di conoscerti. 

    Ma il tuo Amore non si calma ancora e cerchi di guardare Pietro. Ai tuoi sguardi amorosi, grondanti lacrime per la tua negazione, Pietro s’intenerisce e piange e si allontana; e Tu, avendolo messo in salvo, Ti calmi, e così ripari le offese dei Papi e dei capi della Chiesa, specialmente di quelli che si espongono alle occasioni. 
Intanto, i tuoi nemici continuano ad accusarti, e vedendo Caifa che niente rispondi alle loro accuse, Ti dice:  

    “Ti scongiuro per il Dio vivente, dimmi, veramente sei Tu il vero Figlio di Dio?” 

    E Tu, Amor mio, avendo sempre sul tuo labbro la parola della verità, atteggiandoti a Maestà suprema, con voce sonora e soave, tanto che tutti restano colpiti e gli stessi demoni sprofondano nell’abisso, rispondi: 

    “Tu lo dici: si, Io sono il vero Figlio di Dio, ed un giorno scenderò  sulle nubi del Cielo a giudicare tutte le nazioni”. 

    Alle tue parole creatrici, tutti fanno silenzio, si sentono rabbrividire e spaventare; ma Caifa, dopo pochi attimi di spavento, riavendosi e tutto furibondo, più che belva feroce, dice a tutti: 

    “Che bisogno abbiamo più di testimoni? Ha detto già una grande bestemmia! Che più aspettiamo per condannarlo? È già reo di morte!” 

    E per dare più forza alle sue parole, si straccia le vesti con tanta rabbia e furore che tutti, come se fossero uno solo, si avventano contro di Te, mio Bene, e chi Ti da’ pugni sulla testa, chi Ti tira i capelli, chi Ti da’ schiaffi, chi Ti sputa sul Volto, chi Ti calpesta sotto i piedi. Sono tali e tanti i tormenti che Ti danno, che la terra trema e i Cieli ne restano scossi. 

    Amor mio e Vita mia, Gesù , come Ti tormentano, così il mio povero cuore è lacerato dal dolore. Deh, permettimi che esca dal tuo addolorato Cuore e che in vece tua affronti tutti questi oltraggi. Ah, se mi fosse possibile vorrei trafugarti dalle mani dei tuoi nemici; ma Tu non vuoi, poiché lo richiede la salvezza di tutti, ed io son costretto a rassegnarmi. Ma dolce Amor mio, lasciami che Ti rassetti, che Ti aggiusti i capelli, che Ti tolga gli sputi, che Ti rasciughi il Sangue e mi chiuda nel tuo Cuore, perché vedo che Caifa, stanco, vuole ritirarsi, consegnandoti in mano ai soldati. 

    Perciò Ti benedico, e Tu benedicimi e dammi il bacio del tuo Amore; ed io mi chiudo nella fornace del tuo Cuore divino per prendere sonno. Metto sul tuo Cuore la mia bocca, affinché respirando, Ti baci, e dalla diversità dei tuoi palpiti più o meno sofferenti possa avvertire se Tu soffri o riposi. Perciò, facendoti ala con le mie braccia per tenerti difeso, ti abbraccio, mi stringo forte al tuo Cuore e prendo sonno. 

RIFLESSIONI E PRATICHE 

Gesù presentato a Caifa, è accusato ingiustamente e sottoposto a torture inaudite; interrogato, Egli dice sempre la verità. 

    E noi, quando il Signore permette che ci calunnino e ci accusino ingiustamente, cerchiamo solo Iddio che conosce la nostra innocenza? Oppure mendichiamo la stima e l’onore delle creature? Sul nostro labbro spunta sempre la verità? Siamo noi nemici di qualunque artifizio e bugia? Sopportiamo con pazienza i dileggi e le confusioni che ci danno le creature? Siamo pronti a dare la vita per la loro salvezza? 

   O mio dolce Gesù, quanto diverso da Te io sono! Deh, fa che il mio labbro dica sempre la verità in modo da ferire il cuore di chi mi ascolta per condurre tutti a Te! 

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domenica 18 ottobre 2015

PAPA LEONE XIII


NEL DIVIN VOLERE:
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ESORCISMO DI LEONE XIII

CONTRO SATANA E GLI ANGELI RIBELLI
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Due specie di esorcismi:
1) L'esorcismo solenne e pubblico fatto dal sacerdote col consenso del vescovo.
2) L'esorcismo privato che tutti i fedeli possono fare con frutto, da soli o in comune, in chiesa o fuori.
Esso è consigliabile:
a) quando si sente che piú intensa si fa l'azione del demonio in noi (tentazione di bestemmia, di impurità, di odio, di disperazione, ecc.);
b) nelle famiglie (discordie, epidemie, ecc.);
c) nella vita pubblica (immoralità, bestemmia, profanazione delle feste, scandali, ecc.);
d) nelle relazioni tra i popoli (guerre, ecc.);
e) nelle persecuzioni contro il clero e la Chiesa;
f) nelle malattie, nei temporali, nell'invasione di animali nocivi, ecc. 
Al segno + si fa il segno di croce senza parole
(per l'esorcismo privato non sono da recitare le parole sottolineate poste tra parentesi)


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Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo

PREGHIERA A SAN MICHELE ARCANGELO

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Gloriosissimo Principe delle celesti milizie, Arcangelo San Michele, diféndici nelle battaglie contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia. 

Vieni in aiuto degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio. 

Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo Custode e Patrono, e a te il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. 

Prega, dunque, il Dio della Pace a tenere schiacciato Satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e danneggiare la Chiesa. 

Presenta all'Altissimo con le tue le nostre preghiere, perché discendano tosto su di noi le Sue divine misericordie, e tu possa incatenare il dragone, il serpente antico, Satana, e incatenato ricacciarlo negli abissi, donde non possa piú sedurre le anime.

ESORCISMO

In nome di Gesú Cristo, nostro Dio e Signore, e con l'intercessione dell'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, di San Michele Arcangelo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, (e forti della sacra autorità del nostro ministero), fiduciosi intraprendiamo la battaglia contro gli attacchi e le insidie del demonio. 

Salmo 67 (si reciti in piedi) 
Sorga il Signore e siano dispersi i suoi nemici; fuggano dal cospetto di Lui coloro che lo odiano. 

Svaniscano come svanisce il fumo: come si fonde la cera al fuoco, cosí periscano i peccatori dinanzi alla faccia di Dio.
V - Ecco la Croce del Signore, fuggite potenze nemiche; 
R - Vinse il Leone della tribú di Giuda, il discendente di Davide. 
V - Che la tua misericordia, Signore, sia su di noi. 
R - Siccome noi abbiamo sperato in Te. 
Ti esorcizziamo, spirito immondo, potenza satanica, invasione del nemico infernale, con tutte le tue legioni, riunioni e sétte diaboliche, in nome e potere di nostro Signore Gesú  + Cristo: sii sradicato dalla Chiesa di Dio, allontànati dalle anime riscattate dal prezioso Sangue del divino Agnello  +.  

D'ora innanzi non ardire, perfido serpente, d'ingannare il genere umano, di perseguitare la Chiesa di Dio, e di scuotere e crivellare, come frumento, gli eletti di Dio.  

+  Te lo comanda l'Altissimo Dio +,  al quale, nella tua grande superbia, presumi di essere simile;  

Te lo comanda Dio Padre  +;  
Te lo comanda Dio Figlio  +;  
Te lo comanda Dio Spirito Santo  +;  
Te lo comanda il Cristo, Verbo eterno di Dio fatto carne  +, che per la salvezza della nostra razza perduta dalla tua gelosia, si è umiliato e fatto ubbidiente fino alla morte;  
     
che edificò la sua Chiesa sulla ferma pietra, assicurando che le forze dell'inferno non avrebbero mai prevalso contro di Essa e che sarebbe con Essa restato per sempre, fino alla consumazione dei secoli.

Te lo comanda il segno sacro della Croce  +  e il potere di tutti i misteri di nostra fede cristiana.  

Te lo comanda la eccelsa Madre di Dio, la Vergine Maria +, che dal primo istante della sua Immacolata Concezione, per la sua umiltà, ha schiacciato la tua testa orgogliosa.  

Te lo comanda la fede dei santi Pietro e Paolo e degli altri Apostoli +.  

Te lo comanda il Sangue dei Martiri e la potente intercessione di tutti i Santi e Sante  +.  

Dunque, dragone maledetto, e tutta la legione diabolica, noi scongiuriamo te per il Dio + Vivo, per il Dio + Vero, per il Dio + Santo; per Iddio che tanto ha amato il mondo da sacrificare per esso il suo Unigenito Figlio, affinché, chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna; cessa d'ingannare le umane creature e di propinare loro il veleno della dannazione eterna; cessa di nuocere alla Chiesa e di mettere ostacoli alla sua libertà.  

Vattene Sàtana, inventore e maestro di ogni inganno, nemico della salvezza dell'uomo.  

Cedi il posto a Cristo, sul quale nessun potere hanno avuto le tue arti; cedi il posto alla Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, che lo stesso Cristo conquistò col suo sangue.  

Umíliati sotto la potente mano di Dio, trema e fuggi all'invocazione che noi facciamo del santo e terribile Nome di quel Gesú che fa tremare l'inferno, a cui le Virtú dei cieli, le Potenze e le Dominazioni sono sottomesse, che i Cherubini e i 
Serafini lodano incessantemente, dicendo:  

Santo, Santo, Santo il Signore Dio Sabaoth. 
V - O Signore, ascolta la nostra preghiera. 
R - E il nostro grido giunga fino a Te. 
Preghiamo  
O Dio del cielo, Dio della terra, Dio degli Angeli, Dio degli Arcangeli, Dio dei Patriarchi, Dio dei Profeti, Dio degli Apostoli, Dio dei Martiri, Dio dei Confessori, Dio delle Vergini, Dio che hai il potere di donare la vita dopo la morte, e il riposo dopo la fatica, giacché non v'è altro Dio fuori di Te, né ve ne può essere, se non Tu, Creatore eterno di tutte le cose visibili e invisibili, il cui regno non avrà fine; 

umilmente supplichiamo la tua gloriosa Maestà di volerci liberare da ogni tirannia, laccio, inganno e infestazione degli spiriti infernali, e di mantenercene sempre incolumi.  

Per Cristo nostro Signore. Amen. 

Líberaci, o Signore, dalle insidie del demonio.
V - Affinché la tua Chiesa sia libera nel tuo servizio, 
R - ascoltaci, Te ne preghiamo, o Signore. 
V - Affinché ti degni di umiliare i nemici della santa Chiesa, 
R - ascoltaci, Te ne preghiamo, o Signore.