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venerdì 23 settembre 2016

«PADRE PIO E LUISA PICCARRETA: LA GRANDE PROFEZIA.»



   «La mattina del 13 ottobre 1884, al termine della Santa Messa, papa Leone XIII rimase immobile davanti al Tabernacolo per circa 10 minuti. Quando si “riprese”, il suo volto era preoccupato e angosciato. Raccontò ai suoi collaboratori che aveva assistito ad un “colloquio” tra Nostro Signore e Satana. Quest’ultimo dichiarava con orgoglio che avrebbe potuto facilmente distruggere la Chiesa, se avesse avuto maggiore potere su coloro che si mettono al suo servizio, e più libertà per circa 100 anni.

   Il Signore rispose a Satana che gli avrebbe concesso sia più libertà che i cento anni necessari. Leone XIII rimase così sconvolto da questo “colloquio” che scrisse la famosa preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa. Purtroppo, però, con la riforma liturgica post-conciliare, questo dono che Cristo ci fece tramite il suo Vicario, fu messo nel cassetto. La preghiera non è stata più recitata e la stragrande maggioranza dei fedeli nati dagli anni ’70 in poi del secolo scorso non ne conoscono neppure l’esistenza.»

Papa Leone XIII:

   «Ecco la Chiesa, Sposa dell’Agnello Immacolato, saturata di amarezza e abbeverata di veleno da nemici molto astuti; essi hanno posato le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro. Laddove fu istituita la sede del beato Pietro e la cattedra della Verità, là hanno posto il trono della loro abominazione nell’empietà; in modo che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso.»

   Il secolo di Lucifero finirà col trionfo del Cuore Immacolato di Maria come promesso a Fatima? Ecco l’importanza del centenario delle apparizioni.

   Fratelli miei, amici veri del Signore occorre fare qualunque cosa purché si salvino le «anime» in questa terribile notte della fede e dei tempi strappandole in tal modo dagli artigli feroci dei lupi travestiti d'agnello. Tuttavia il modo sicuramente più efficace, senz'altro il migliore in assoluto per mezzo del quale ottenere l'intento è praticare le opere di misericordia corporale e spirituale [cfr. Mt 25]. 

   Vale a dire in questo caso divulgare con la massima sollecitudine il Carisma più importante e potente di quella Chiesa germinante, nascente che ciononostante continua nel silenzio ad avanzare e credere, ad invocare da sotto la cenere sempre ardente l'avvento del Regno di Dio nel mondo. 

   Stiamo parlando del sublime “dono” della scienza del vivere nella Divina Volontà, donato da Gesù per noi alla SdD Luisa Piccarreta. La prescelta piccola figlia della Divina Volontà.

    Sì, carissimi. Le nostre opere e i nostri “atti” quotidiani possono valere un occhio della testa come si suol dire ed acquistare un valore infinito. Essi rappresentano esattamente le lampade e l'olio delle cinque vergini sagge del Vangelo degli ultimi tempi.

Vivere nel Divino Volere è tutto.

   Poiché ogni atto umano fatto però nella sua adorabile Divina Volontà, già enumerati tutti ab aeterno, è la più grande offerta che si possa presentare alla Maestà Suprema della Santissima Trinità in riparazione di tutti i peccati dell'umanità ed ha tal potere da tenere in pugno il mondo. Tutte le cose, persin lo stesso Dio. Meraviglia inaudita della misericordia vera del Padre, dell'amor divino:

   “Figlia mia, Volontà Divina significa dare Dio a Dio, sbocco divino e trasformazione di natura umana in Divina, comunicazione di virtù creatrice, abbracciare l’infinito, elevarsi nell’Eterno e prendere come in pugno l’eternità, per dire a Dio fin dall’eternità io ti amavo, la tua Volontà non ha principio è eterna con Te ed io in Essa ti amavo con amore senza principio e senza fine. Che cosa è la mia Volontà? È tutto”. [V. Libro di Cielo XXI Vol. 22 Maggio 1927]

   Per rendere l'idea e giustizia a ciò di cui trattiamo con tanto gioioso entusiasmo, in questa breve sessione didattica del Carisma, riportiamo la significativa profezia del grande profeta del Gargano, San Pio da Pietrelicina del quale oggi ricorre l'anniversario della nascita al Cielo: 

   «Un giorno sorgerà da Corato una luce che illuminerà tutto il mondo. E la terra sarà piena di Luisa Piccarreta.»

   Ma cosa intendeva dire esattamente il santo profeta a San Giovanni Rotondo con queste specialissime sue parole, così importanti ed accurate, un uomo come Padre Pio? 

   Parole sante, certamente non più ignorabili poiché aveva attribuito loro un valore preminente, di prim'ordine ora fuori discussione. Appunto: indiscusso. 

   Pertanto, tutto ciò desidera essere un'offerta, un sentito omaggio alla Serva di Dio Luisa Piccarreta, ma anche uno sprone a tutti coloro che intendono fare sul serio con questo divin Carisma nella lotta contro il male: l'umano volere [cfr. Crociata – Libro di Cielo XXIII Vol. 21 Settembre 1927]. 
«Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie». 1Ts 5,19-20

Auguri di vera santità nella Divina Volontà.
Luciano Mirigliano

*


*

*XXI VOL. 22 MAGGIO 1927*

COME NELLA CREAZIONE FU STABILITO 
IL NUMERO DI TUTTE LE COSE, 
PERFIN DEGLI ATTI UMANI.
COME GESÙ RACCHIUSE TUTTO IN LUI.


   Stavo fondendomi insieme col mio dolce Gesù nel suo Divin Volere per moltiplicare i miei pensieri coi suoi e per schierarmi su ciascun pensiero di creatura e così poter anch’io dare al mio Creatore tanti atti di omaggi, di gloria, d’amore per tutti i pensieri di ciascuna creatura, ma mentre facevo ciò pensavo tra me: “Come fece il mio amato Gesù tanti atti, tanti pensieri, tanti passi, eccetera, per quanti ne avrebbero fatti tutte le creature?” 

E Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:

   “Figlia mia, come nella Creazione la mia Divina Volontà stabiliva il numero di tutte le cose create, tutto fu numerato: le stelle, le piante, le specie, perfino le gocce dell’acqua; ciascuna cosa non può né sperdersi, né crescere, secondo l’ordine stabilito dal Fiat Supremo. Così la mia Volontà stabiliva tutti gli atti umani di tutte le creature, solo che esse in virtù del libero arbitrio loro concesso, potevano fare buoni o cattivi i medesimi atti, ma farne di più o di meno non è dato loro, tutto è stabilito dal Divin Volere.

   Ora nella Redenzione, l’eterno Fiat regnante nella mia Umanità sapeva tutti gli atti che dovevano fare tutte le creature, tutti i pensieri, le parole, i passi, nulla gli sfuggiva, quindi non è meraviglia che moltiplicava gli atti miei per ciascun atto delle creature per fare che la gloria del Padre Celeste fosse completa da parte mia a nome di ciascuna creatura e per ciascun atto loro facevo in modo che il bene che impetravo fosse con tutta la pienezza, in modo che ciascun atto loro, pensiero, parola e passo, avesse il mio atto per aiuto, ciascun mio pensiero per aiuto e luce di ciascun pensiero di essi e così di tutto il resto delle creature.

   Tutto racchiuso in Me, formai in Me la nuova creazione di tutti gli atti delle creature per poter ridare loro tutto, nulla mi sfuggì, altrimenti non sarebbe stata opera degna del tuo Gesù se anche un pensiero mi fosse sfuggito, la creatura avrebbe trovato il vuoto del mio e, volendolo, non avrebbe trovato l’aiuto, la forza, la luce a quel suo pensiero.

  Ora, figlia mia, voglio te nella mia Volontà Divina affinché insieme con Me formi questa nuova creazione di tutti gli atti umani delle creature, per poter impetrare il regno del Fiat Supremo dal mio Padre Celeste e le creature troveranno il triplice aiuto di forza, di luce in tutti gli atti loro, per ritornare nel regno della mia Volontà e questi triplici aiuti universali sono l’operato della Sovrana Regina, quello del tuo Gesù e quello della piccola figlia del mio Divin Volere.” 

Onde dopo ciò pensavo tra me e domandavo: “che cosa è questa Divina Volontà?” 

  E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, Volontà Divina significa dare Dio a Dio, sbocco divino e trasformazione di natura umana in Divina, comunicazione di virtù creatrice, abbracciare l’infinito, elevarsi nell’Eterno e prendere come in pugno l’eternità, per dire a Dio: “fin dall’eternità io ti amavo, la tua Volontà non ha principio, è eterna con Te ed io in Essa ti amavo con amore senza principio e senza fine. Che cosa è la mia Volontà? E’ tutto.”


sabato 4 luglio 2015

«SIMONE DI GIOVANNI, MI AMI TU PIÙ DI COSTORO?». Gv 21,15-19

*
IL CUORE DELL'UOMO, 
DELL'UMANO VOLERE. 

CHIESA SACERDOTALE
E
MILITANTE.

CONTAGIO.
*
LUCIANO MIRIGLIANO
*
*XII VOL. 8 GENNAIO 1919*

IL DIVIN VOLERE TIENE IL POTER
DI RENDERE INFINITO
TUTTO CIÒ CHE 
ENTRA 
NELLA DIVINA VOLONTÀ.
*

    Continuando il mio solito stato, me ne stavo tutta afflitta, priva del mio dolce Gesù; ma tutto all’improvviso è venuto, stanco ed afflitto, quasi cercando un rifugio nel mio cuore per sottrarsi dalle gravi offese che gli facevano, e dando in sospiro mi ha detto: 



    “Figlia mia, nascondimi, non vedi come mi perseguitano? Ahimè! mi vogliono mettere fuori, oppure darmi l’ultimo posto. Fammi sfogare; è da molti giorni che niente ti ho detto della sorte del mondo né dei castighi che mi strappano con la loro malvagità, e la pena tutta è concentrata nel mio cuore. 

    Voglio dirla a te per fartene parte, e così divideremo insieme la sorte delle creature, per poter pregare, soffrire e piangere insieme per il bene loro. Ah! figlia mia, ci saranno contese fra loro; la morte mieterà molte vite ed anche sacerdoti. 

    Oh! quante maschere vestite da preti, li voglio togliere prima che sorga la persecuzione alla mia Chiesa e le rivoluzioni, chi sa se si convertano in punto di morte; altrimenti, se li lascio, queste maschere nella persecuzione si toglieranno la maschera, si uniranno ai settari e saranno i nemici più fieri della Chiesa, e la loro salvezza riuscirà più difficile”. 

    Ed io tutta afflitta ho detto: “Ah! mio Gesù, che pena sentirvi parlare di questi benedetti castighi; ed i popoli come faranno senza sacerdoti? Già sono abbastanza pochi, altri vuoi togliere, e chi amministrerà i sacramenti? Chi insegnerà le tue leggi?”

    E Gesù: “Figlia mia, non ti accorare troppo, lo scarso numero è nulla, Io darò ad uno la grazia, la forza che do a dieci, a venti, ed uno varrà per dieci o per venti, Io a tutto posso supplire; e poi, i molti preti non buoni sono il veleno dei popoli, invece di bene fanno male, ed Io non faccio altro che togliere i primi elementi che avvelenano le genti”. 

    Gesù è scomparso ed io son rimasta con un chiodo nel cuore di ciò che mi ha detto, e quasi inquieta al pensare alle pene del mio dolce Gesù ed alla sorte delle povere creature. E Gesù è ritornato, e cingendomi il collo col suo braccio ha soggiunto: 

    “Diletta mia, coraggio, entra in Me, vieni a nuotare nel mare immenso del mio Volere, del mio amore, nasconditi nel Volere ed amore increato del tuo Creatore; il mio Volere tiene il poter di rendere infinito tutto ciò che entra nella mia Volontà e d’innalzare e trasformare gli atti delle creature come atti eterni, perché ciò che entra nella mia Volontà acquista l’eterno, l’infinito, l’immenso, perdendo il principio, il finito, la piccolezza; quale è il mio Volere, tali rende gli atti loro. 

    Perciò dì, grida forte nel mio Volere: Ti amo. Io sentirò la nota del mio amore eterno, sentirò l’amore creato nascosto nell’amore increato e mi sentirò amato dalla creatura con amore eterno, infinito, immenso e quindi, un amore degno di Me, che mi supplisce e può supplirmi all’amore di tutti”.

    Io son rimasta sorpresa ed incantata, dicendo: “Gesù, che dici?” 

    E Lui: “Cara mia, non ti meravigliare, tutto è eterno in Me, nessuna cosa tiene principio né avrà fine, tu stessa e tutte le creature eravate eterne nella mia mente, l’amore con cui formai la Creazione, che si sprigionò da Me e che dotò ogni cuore, era eterno. 

    Che meraviglia dunque che la creatura, lasciando il proprio volere, entra nel mio ed unendosi all’amore cui la vagheggiavo ed amavo fin dalla eternità, e concatenandosi con l’amore eterno da cui uscì, fa i suoi atti, mi ama, acquista il valore e potere eterno, infinito, immenso? 

    Oh! come poco si conosce il mio Volere, perciò né amato né apprezzato, ed è per ciò che la creatura si contenta di starsi nel basso ed operare come se non avesse un principio eterno, ma temporaneo”. 

Io stessa non so se sto dicendo spropositi. 

    Il mio amabile Gesù getta tale luce nella mia mente di questo suo Santissimo Volere, che non solo non posso contenerla, ma mi mancano i giusti vocaboli per esprimermi. 

    Onde, mentre la mia mente si perdeva in questa luce, il benedetto Gesù mi ha dato una similitudine, dicendomi:

    “Per farti comprendere meglio ciò che ti ho detto, immaginati un sole, questo sole spicca tante piccole luci che diffonde su tutto il creato, dandole piena libertà di vivere, o sparse nel creato, oppure nello stesso sole da cui sono uscite; non è giusto che le piccole luci che vivono nel sole, i loro atti, il loro amore, acquistino il calore, l’amore, il potere, l’immensità dello stesso sole? 

    Del resto, loro stavano nel sole, sono parte del sole, vivono a spese del sole e fanno la stessa vita del sole. A questo sole niente accrescono o diminuiscono, perché ciò che è immenso non è soggetto né a crescere né a decrescere; solo riceve la gloria, l’onore che le piccole luci ritornino a lui, e facciano vita comune con lui, e questo è tutto il compimento e la soddisfazione del sole. 
    
    Il Sole sono Io, le piccole luci che escono dal Sole è la Creazione, le luci che vivono nel sole sono le anime che vivono nella mia Volontà. Ora hai capito?”

“Credo di si”. 

    Ma chi può dire ciò che comprendevo? Avrei voluto tacere, ma il Fiat di Gesù non ha voluto ed io ho baciato il suo Fiat, ed ho scritto nel suo Volere. Sia sempre benedetto.

*


*DONACI IL TUO FIAT, SIGNORE!*

venerdì 19 giugno 2015

«LA SALETTE: IL MESSAGGIO.»  Apocalisse 17,14


*
* COSA STA SUCCEDENDO? *
*

LUCIANO MIRIGLIANO


*

La Salette:
l'apparizione di 
"Nostra Signora di La Salette"

*

La visita della Madonna ha inizio il 19 settembre 1846, in giorno di sabato alle tre del pomeriggio, mentre i due ragazzi sono intenti a pascolare le mucche sul Monte Planeau.

I pastorelli scorgono come un globo di luce in mezzo ad un avvallamento. Essi descrivono il fenomeno in questi termini: "Era come se fosse il sole caduto in quel luogo". Nella luce abbagliante scorgono una donna seduta, con i gomiti sulle ginocchia ed il viso nascosto tra le mani.

La Signora è vestita in maniera molto semplice, e indossa gli abiti delle donne del luogo. Ciò crea nei ragazzi, che non hanno mai viaggiato, un senso di fiducia e di familiarità. Pur nella sua apparente semplicità la Signora è risplendente di luce e la sua testa è adorna di un diadema di raggi e di rose. Ella nasconde le mani nelle maniche del vestito.

La Madonna con lacrime copiose, prende a parlare ai ragazzi. Il colloquio avviene prima in francese poi in dialetto, ed infine ancora in francese:

"Avvicinatevi figli Miei, non abbiate paura: sono qui per annunciarvi un grande messaggio. Se il Mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo.

Da quanto tempo soffro per voi! Poiché ho ricevuto la missione di pregare continuamente Mio Figlio, voglio che non vi abbandoni, ma voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi.
Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me lo volete concedere. È questo che appesantisce tanto il braccio di Mio Figlio!

Anche i carrettieri non sanno che bestemmiare il nome di Mio Figlio.

Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di Mio Figlio.

Se il raccolto si guasta la colpa è vostra. ve l’ho fatto vedere l’anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi quando ne trovavate di guaste bestemmiavate il nome di Mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest’anno, a Natale non ve ne saranno più…"

Melania non comprende la parola "patate" e crede che la Madonna abbia detto "mele". La Signora, intuendo le difficoltà di comprensione di Melania, chiarisce meglio dicendo:

"Voi non capite, figli Miei, ve lo dirò in altro modo: se avete del grano, non seminatelo. Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che maturerà cadrà in polvere al momento della battitura. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti dai tremiti e moriranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l’uva marcirà".

Il dialogo tra la Signora e i veggenti continua con l’affidamento di un segreto. Dopo aver comunicato il segreto a Melania e Massimino la Signora prosegue dicendo:

"Se si convertono, le pietre e le rocce si muteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi".

Quindi confidenzialmente e maternamente la Vergine dice ai suoi amici:

"Dite la vostra preghiera, figli Miei’?"

"Non molto Signora" - rispondono

"Ah, figli Miei, bisogna dirla e bene, sera e mattino. Quando non avete tempo, dite almeno un Padre Nostro o un’Ave Maria. Quando potrete far meglio, ditene di più.

A messa, d’estate, vanno solo alcune donne più anziane. Gli altri lavorano di domenica, tutta l’estate. D’inverno, quando non sanno che fare, vanno a messa ma per burlarsi della religione. In quaresima vanno alla macelleria come cani. Avete mai visto del grano guasto, figli Miei?"

"No, Signora!" - rispondono i ragazzi.

Ora la Signora si rivolge a Massimino:

"Ma tu, figlio Mio, devi averlo visto una volta con tuo padre nel campo del Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezz’ora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: 

"prendi, figlio mio, mangia ancora del pane quest’anno perché non so chi ne mangerà l’anno prossimo, se il grano continua in questo modo"

"Ho, si Signora, ora ricordo. Prima non me lo ricordavo più".

Il colloquio con la Vergine ha termine con un accorato appello:

"Ebbene, figli Miei, lo farete conoscere a tutto il popolo. Andiamo, figli Miei, fatelo conoscere a tutto il popolo".

Detto ciò si eleva da terra e, lentamente si solleva verso il Collet. Qui è raggiunta dagli sguardi attoniti di Massimino e Melania che vedono la Sua figura dileguarsi e confondersi con la luce di cui è avvolta, quindi scompare anche la luce.


IL SEGRETO
N.B: il testo integrale del "segreto" di La Salette e i vari stralci tratti da questo, sono stati rimossi dal nostro sito. La versione del "segreto di Melania" pubblicata in passato da Profezie per il Terzo Millennio era tratta da "L'apparition de la très Sainte Vierge sur la montagne de la Salette le samedi 19 septembre 1846. - Simple réimpression du texte intégral publié par Mélanie. Société Saint-Augustin, Paris-Rome-Bruges, 1922" (quasi tutti i libri, periodici e siti Web che pubblicano il "segreto", sono in possesso del testo tratto - direttamente o indirettamente - da questo libretto). Questo libro fu pubblicato la prima volta nel 1879 con l'imprimatur del vescovo di Lecce, Mons. Zola. 

Nonostante questo imprimatur, la Santa Sede condannò, con un decreto del 9 maggio 1923, il libro di Melania iscrivendolo nell'Indice dei libri proibiti. Va precisato che la Chiesa non ha condannato il segreto in sé (cioè la parte segreta del messaggio che la Madonna rivelò ai veggenti nel 1846) ma solo la versione pubblicata da Melania nel 1879. Ma già prima del 1923 la Santa Sede aveva cercato di mettere un freno alla diffusione di quella versione del "segreto" e di altre versioni non ufficiali che circolavano a quel tempo, nonché dei tanti scritti che trattavano del "segreto"; si era visto infatti che questi scritti venivano usati da alcuni per attaccare la Chiesa, inoltre le tante illazioni che erano nate su di esso rischiavano di arrecare grave danno alle apparizioni stesse. 

Per tali ragioni nel 1915 il Santo Uffizio aveva vietato espressamente la pubblicazione di ogni testo o commento riguardante il "segreto di La Salette".

La versione del "segreto" pubblicata nel 1879 è sempre stata oggetto di controversie: esiste il sospetto che esso sia differente da quello originale rivelato dalla Vergine ai pastorelli e comunicato a Pio IX nel 1851. Alcuni studiosi sono persuasi che il "segreto" del 1879 non sia autentico, o quanto meno che il testo contenga delle aggiunte fatte dalla veggente, frutto - si dice - "della sua mente" (si ritiene che Melania possa essere stata influenzata dalla letteratura apocalittica a cui si interessò negli anni successivi all'apparizione).

Per tale motivo, ma soprattutto in ragione della condanna della Chiesa, abbiamo deciso fosse opportuno eliminare dal nostro sito il "segreto" di Melania. Si consideri infatti che nonostante l'Indice dei libri proibiti sia stato abolito dalla Santa Sede, non è venuta meno la sua "validità morale" e pertanto i divieti e le disposizioni in esso contenuti sono da ritenersi ancora oggi attuali e vincolanti per i fedeli. 

Infatti, come è stato indicato nella "Acta Apostolicae Sedis" del 1966 e ribadito dal Card. Joseph Ratzinger (che a quel tempo ricopriva la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) in una sua lettera del 31 gennaio 1985, sebbene l’Indice sia stato abolito esso mantiene "tutto il suo valore morale", pertanto continua a non ritenersi opportuna la diffusione di tutti quegli scritti i quali per i loro contenuti possano costituire un danno per i fedeli "meno preparati".



Fonti:

"The Thunder Of Justice" di Ted and Maureen Flynn, MaxKol Communications, Inc.;

il libro "Apparizioni della Madonna" di Massimo Centini, edito da Giovanni De Vecchi Editore;



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mercoledì 22 aprile 2015

LUISA PICCARRETA 150° : *LETTERA A FEDERICO ABRESCH*


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IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ


IN MEZZO ALLE CREATURE
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* LIBRO DI CIELO *
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IL RICHIAMO DELLA CREATURA NELL'ORDINE, AL SUO POSTO
E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA
DA DIO

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DIARIO DELLA SERVA DI DIO
LUISA PICCARRETA
LA PICCOLA FIGLIA DELLA

DIVINA VOLONTÀ

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* LETTERE *


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107 A Federico Abresch (?)

In Voluntate Dei!

Stim.mo e carissimo figlio nel Divin Volere, nel sentire che vi occupate del Fiat Divino mi sento felicitare e gioire, ed insieme con me gioisce e si felicita Gesù. Grazie di cuore, vi dico insieme al mio caro Gesù.

Quello che potete fare, fatelo; il resto lo farà Gesù, che tanto vuole ed ama e sospira che il suo Volere sia conosciuto e posseduto come vita propria dalla creatura, perché solo la Divina Volontà è il principio della nostra vita, il mezzo e il fine della nostra esistenza, che ci farà prendere il Cielo d'assalto.

Senza di Essa ci capovolgiamo, perdiamo il diritto ai nostri beni terrestri e celesti, perdiamo il vincolo con la Famiglia Divina. Invece, se viviamo di Volontà Divina, tutto è nostro; lo stesso Dio è nostro...

Se amiamo, il nostro piccolo amore corre in tutti i cuori e anche nei cuori futuri, ed ama Dio per tutti; corre negli stessi Angeli, nei mari d'amore della Regina del Cielo, nei mari divini (di Dio), e dovunque, in tutto e dappertutto ama. La creatura che ama nel Volere Divino non si contenta se non trova il suo posto in tutti, per amare Colui che tanto l'ama.

Amare nel Divin Volere fa stupire Cielo e terra, e gli stessi Santi sospirano nel loro cuore di avere questo Amore conquistante di chi vive nell'esilio. Così, se preghiamo, se adoriamo e perfino se sospiriamo in questo Volere sì santo, ci facciamo vita di tutti e diamo a Dio ciò che tutti dovrebbero dare.

Perciò, i prodigi del vivere nel Voler Divino sono inesauribili e forse li conosceremo in Cielo. Ed è stata questa la ragione perché il nemico infernale ha chiuso tutte le vie e se n'è servito di persone ecclesiastiche; ma verrà il tempo in cui Gesù trionferà di tutto e verrà con certezza il suo regno sulla terra, perché è decreto di Dio, e Lui non cambia facilmente i suoi decreti per la malvagità degli uomini.

Beato però chi s'interessa di vivere nel suo Volere, perché il Signore se ne servirà di loro per aprire le vie già chiuse, e se ne servirà dei loro atti come di tante chiavi per aprire il Cielo e farlo scendere a regnare sulla terra. Perciò, carissimo figlio, siamo attenti, non ci spostiamo mai dal Fiat Supremo.

In riguardo al giro ( ... )

Vi lascio nel Voler Divino a farvi gran santo. Pregate per me; vi saluto di cuore nel Voler Divino.

La piccola figlia della Divina Volontà.

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* LUISA PICCARRETA 150° *

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lunedì 20 aprile 2015

*IL NAUFRAGIO DELL'UMANO VOLERE * Matteo 5, 3-12*

*IL NAUFRAGIO DELL'UMANO VOLERE* 
Matteo 5, 3-12
*
*XXI VOL. 14 APRILE 1927*

COME NOSTRO SIGNORE 
VENNE SULLA TERRA A SOFFRIRE 
TUTTI I MALI CHE AVEVA FATTO L’UMANA VOLONTÀ. 
COME LA PAROLA DI GESÙ È VITA.

*
    Stavo pensando alla Divina Volontà e al male dell’umano volere, ed il mio amato Gesù, tutto afflitto, mi ha detto: 

“Figlia mia, tutto ciò che Io soffrii nella mia Umanità non fu altro che tutto il male che aveva prodotto l’umana volontà alla povera creatura. Essa formò la prigione, le tolse la libertà di poter spaziare nel suo Dio, nei Cieli, dove volesse; la rese incapace di fare il bene, le tolse la luce e la circondò di fitte tenebre. 

    Ed Io venni sulla terra e mi chiusi nella prigione del seno della mia cara Mamma e, sebbene era santa quella prigione, non si può negare che era la più stretta e oscura prigione che potesse esistere nel mondo, tanto che non potevo stendere né una mano, né un piede, né mi era dato di fare un passo, né c’era spazio per poter aprire gli occhi. 

    Tutto ciò aveva fatto l’umana volontà alla creatura, ed Io fin dal principio del mio concepimento venni a subirne la pena per abbattere la prigione dell’umana volontà e restituirle ciò che aveva perduto. 

    Volli nascere in una stalla e soffrire la povertà più estrema. Più che stalla formò l’umano volere alle povere creature. Le passioni formarono persino il letame nelle loro anime che, soffiando più che vento, erano rimaste intirizzite da un freddo intenso, fino ad influire sulla natura e togliendo loro non solo la felicità terrestre, facendo provare la fame e la povertà, non solo dell’anima, ma anche quella del corpo; ed Io volli soffrire il gelo, la povertà estrema, la puzza del letame che vi era nella stalla. 

    E vedendomi due animali vicino, sentivo il dolore di cui l’umano volere riuscì a convertire quasi in bestia l’opera nostra più bella, il nostro caro gioiello, la nostra cara immagine qual era il povero uomo. Non ci fu pena, che Io soffrii, che non avesse il suo principio dalla volontà umana. Ed Io mi assoggettavo a tutto per riabilitarlo di nuovo nel regno del “ FIAT Supremo ”. 

    Fin nella mia Passione volli soffrire l’essere spogliato nella flagellazione e denudato sulla croce, stirato in modo orribile, tanto che si potevano contare le mie ossa, tra confusioni, abbandoni ed amarezze indicibili. Tutto ciò non era altro che lo sbocco dell’umano volere, che lo aveva spogliato di tutti i beni e col suo soffio velenoso lo aveva coperto di confusione e di obbrobri, fino a trasformarlo in modo orribile e a renderlo oggetto di ludibrio per i tanti suoi nemici. 

    Figlia, se vuoi conoscere tutti i mali che ha fatto l’umana volontà, studia bene la mia vita, numera una per una le mie pene e leggerai a caratteri neri i mali della storia malefica dell’umana volontà. Ne proverai tant'orrore nel leggerla, che ti contenterai di morire anziché far entrare in te una sola sillaba di essa”. 

    Dopo ciò, Gesù ha fatto silenzio e se ne stava tutto taciturno, pensoso ed afflitto; guardava d’intorno e lontano, come se volesse indagare le disposizioni delle creature e, non vedendole disposte, continuava il suo profondo silenzio. Quindi ho dovuto passare parecchi giorni di privazione, come se non più vivesse in me. Poi, come Sole che sorge, ho incominciato a sentire che si moveva nel mio interno e mi ha detto: 

    “Figlia mia, quando Io parlo esce da Me una Vita, il “dono” più grande, e debbo vedere se c’è disposizione da parte delle creature per mettervi questa mia Vita, e non vedendola sono costretto a tacere, perché non c’è posto dove mettere questo gran “dono”. Ecco perciò la causa, per cui molte volte non parlo, perché ciò che riguarda il FIAT Divino non è per te sola, ma servirà alle altre creature. 

    Al più forma il suo capitale in te, per trasmetterlo a bene altrui. Onde, mentre faccio silenzio, tu preghi che venga conosciuto il regno della mia Volontà e soffri perché ti vedi priva di Me, tua Vita. Vivere senza Vita è il più grande martirio. Queste pene e queste preghiere maturano il “dono” e mentre mi fanno aprire la bocca per far uscire la nuova Vita che riguarda la mia Divina Volontà, dispongono le creature a riceverla. 

    Queste pene sono più che raggi di sole, che maturano i campi, i frutti, i fiori. Perciò, tutto è necessario: il silenzio, le pene, le preghiere per il decoro delle manifestazioni della mia Volontà”.

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*VENGA IL TUO REGNO*

mercoledì 1 aprile 2015

* UNO DI VOI MI TRADIRÀ * Gv 13,21 *



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*UNO DI VOI MI TRADIRÀ*

Gv 13,21

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« Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;
il pane del cielo
dà fine a tutte le prefigurazioni:
qual meraviglia!
il servo, il povero e l'umile
mangiano il Signore.
Chiediamo a Te,
Dio uno e trino,
di visitarci,
come noi Ti adoriamo.
Per le Tue vie
portaci dove tendiamo,
alla luce in cui tu abiti.
Amen. »

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*PANIS ANGELICUS*

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*XIII VOL. 9 OTTOBRE 1921*

LA VOLONTÀ NELL'UOMO È CIÒ CHE PIÙ ASSOMIGLIA AL SUO CREATORE.
LA VOLONTÀ UMANA È IL DEPOSITO DI TUTTO L'OPERATO DELL'UOMO.

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    Stavo pensando al momento in cui il mio dolce Gesù faceva l’ultima cena coi suoi discepoli ed il mio amabile Gesù, nel mio interno, mi ha detto:

    “Figlia mia, mentre cenavo coi miei discepoli, non avevo solo loro intorno, ma tutta l’umana famiglia, avevo vicino a Me ciascuna creatura, le conobbi tutte, le chiamai per nome; chiamai anche te, ti diedi il posto di onore tra Me e Giovanni e ti costituii piccola segretaria del mio Volere e mentre dividevo l’agnello porgendolo ai miei apostoli, lo davo a tutti ed a ciascuno. 

    Quell’agnello svenato, arrostito, fatto in pezzi, parlava di Me, era il simbolo della mia Vita e di come dovevo ridurmi per amore di tutti ed Io volli darlo a tutti come cibo prelibato che rappresentava la mia Passione, perché tutto ciò che feci, dissi e soffrii, il mio amore convertiva in cibo dell’uomo, ma sai tu perché chiamai tutti e diedi l’agnello a tutti? 

    Perché anch’Io volevo il cibo da loro, ogni cosa che facessero volevo che fosse cibo per Me: Volevo il cibo del loro amore, delle opere, delle parole, di tutto.”

    Ed io: “Amor mio, come può essere che diventa cibo per Te il nostro operato?” E Gesù: “Non è di solo pane che si può vivere, ma di ciò che la mia Volontà dà virtù da poter far vivere; e se il pane alimenta l’uomo è perché Io lo voglio.

    Ora, ciò che la creatura con la sua volontà dispone di formarmi col suo operato, quella forma prende, se col suo operato vuol formarmi il cibo, mi forma il cibo; se amore, mi dà l’amore; se riparazione, mi forma la riparazione; e se nella sua volontà mi vuole offendere, col suo operato mi forma il coltello per ferirmi e forse anche per uccidermi.”

    Poi ha soggiunto: “La volontà nell’uomo è quello che più assomiglia al suo Creatore, nella volontà umana ci ho messo parte della mia immensità e della mia potenza e, dandole il posto d’onore, l’ho costituita regina di tutto l’uomo e depositrice di tutto il suo operato.

    Come le creature hanno le casse dove conservare le loro robe per tenerle custodite, così l’anima ha la sua volontà per conservare e custodire tutto ciò che pensa, che dice e che opera, neppure un pensiero sperderà.

    Ciò che non può fare con l’occhio, con la bocca, con le opere, lo può fare con la volontà, in un istante può volere mille beni e mille mali, la volontà fa volare il pensiero al Cielo, nelle parti più lontane e perfino negli abissi; si può impedire che l’uomo operi, che veda, che parli, ma tutto ciò lo può fare nella volontà e tutto ciò che fa e vuole, forma un atto e lo lascia in deposito nel suo stesso volere. 

    Oh! come la volontà si può estendere, quanti beni e quanti mali non può contenere? Perciò, soprattutto voglio il volere dell’uomo, perché se ho questo, ho tutto, la fortezza è vinta.”

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domenica 29 marzo 2015

*L'UMANA VOLONTÀ INCAPACE DI FEDELTÀ * Is 49,15*

*L'UMANA VOLONTÀ 
INCAPACE DI FEDELTÀ*
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*IV VOL. 31 MARZO 1901* 

INCOSTANZA E VOLUBILITÀ. 
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    Questa mattina, sentendomi tutta amareggiata, mi vedevo ancora così cattiva che quasi non ardivo andare in cerca del mio sommo ed unico bene. 

    Ma il Signore, non guardando alle mie miserie, pure si è benignato di venire dicendomi: “Figlia mia, è Me che vuoi, ebbene Io son venuto a rallegrarti, stiamoci insieme, ma rimaniamo in silenzio.” 

    Dopo essere stato un poco, mi ha trasportato fuori di me stessa e ho visto che la Chiesa festeggiava il giorno delle palme e Gesù, rompendo il silenzio, mi ha detto: “Quanta volubilità, quanta incostanza! Come oggi gridarono “osanna” proclamandomi per loro re, un altro giorno gridarono “crocifigge, crocifigge”. 

    Figlia mia, la cosa che più mi dispiace è l’incostanza e la volubilità, perché questo è segno che la Verità non ha preso possesso di dette anime. 

    Ed anche in cose di religione può essere che trovi la sua soddisfazione, il proprio comodo e l’interesse, oppure perché si trova in quel partito, domani possono venir meno queste cose e si può trovare in mezzo ad altri partiti ed ecco che fuorviano dalla religione e senza dispiacere si danno ad altre sette. 

    Perché quando la vera luce della Verità entra in un’anima e s’impossessa d’un cuore, non è soggetta ad incostanza, anzi tutto sacrifica per amor suo e per farsi da Lei sola signoreggiare e con animo invitto disprezza tutto il resto che alla Verità non appartiene.”

    E mentre diceva ciò, piangeva sulla condizione della generazione presente, peggiore d’allora, soggetta all’incostanza a seconda di come spirano i venti. 

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