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venerdì 8 dicembre 2017

«L'IMMACOLATA: TRIONFO DI DIO.»

«Il Mio Cuore Immacolato Trionferà!».
La profezia 
di Nostra Signora di Fatima


Oggi, in questa ricorrenza così speciale, dell'Immacolata, è festa grande e in Cielo e in terra.

Dice infatti Gesù a Luisa: “Oggi è la festa più grande perché la Divina Volontà ebbe vita nella Regina del Cielo;  fu la festa di tutte le feste [...]. Quindi oggi è anche la festa tua, in modo speciale per la missione datati della mia Divina Volontà.  Perciò vieni nei mari dell’Immacolata Regina a godere della sua e tua festa”. [Cfr. LdC XXV VOL. 8 Dicembre 1928].

Parola del Signore.

Pertanto, se è festa così grande su tutta la terra, essa lo sarà ancor di più a Corato laddove ha operato la eccelsa Serva di Dio Luisa Piccarreta. Allora pure a San Giovanni Rotondo oggi si gioisce, in modo particolare alla Casa di Preghiera per il Regno della Divina Volontà, dove la piccola Adriana Pallotti ha vissuto a lungo e diffuso ampiamente il suo sublime Carisma, la scienza della adorabile Divina Volontà. Questo avvenne, come tutti ormai sanno, sotto la potente guida di San Pio da Pietrelcina, quel gran profeta che gliela aveva fatta costruire grande.

Attendiamo con “fede” il glorioso ritorno di Cristo e l'imminente Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. 

Auguri!

P.S. Il prossimo 22 dicembre Adriana festeggia il primo anniversario della sua nascita al Cielo. Preghiamo!

*


*

LIBRO DI CIELO

*XXV VOL. 8 DICEMBRE 1928*

PERCHÉ TUTTA LA CREAZIONE 
FESTEGGIÒ IL CONCEPIMENTO
DELLA SOVRANA REGINA.  

LA VERGINE ASPETTA NEI SUOI MARI 
LE ANIME SUE FIGLIE PER FARLE REGINE.
FESTA DELL’IMMACOLATO CONCEPIMENTO.

Stavo pensando:  “Perché tutta la Creazione esultò di gioia e tanto festeggiò l’Immacolata Regina nel suo Immacolato Concepimento?”  Ed il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

     “Figlia mia, vuoi sapere il perché?  Perché la Divina Volontà ebbe il principio di sua Vita nella Bambinella Celeste, quindi il principio di tutti i beni in tutte le creature.  Non c’è bene che nella mia Divina Volontà non incomincia, scende, e sale nella sua sorgente.  

   Quindi questa Celeste Bambina avendo fin dal suo Immacolato Concepimento cominciata la sua vita nel Fiat Divino, ed essendo Lei dalla stirpe umana, colla mia Volontà acquistò la vita divina e colla sua umanità possedeva l’origine umana.  Onde ebbe la potenza di unire il divino e l’umano e diede a Dio ciò che l’umano non gli aveva dato e [gli aveva] negato, qual era la loro volontà, e diede agli uomini il diritto di poter salire agli amplessi del suo Creatore.  

    Colla potenza del nostro Fiat che teneva in suo potere legava Dio e gli uomini.  Sicché tutta la Creazione, Cielo e terra, e fin l’inferno, sentì nell’Immacolato Concepimento di questa Vergine Bambinella, neonata appena nel seno della sua mamma, la forza dell’ordine che Lei metteva in tutta la Creazione;  colla mia Volontà si affratellava con tutti, si abbracciava con tutti, amava tutto e tutti, e tutti la sospiravano, l’amavano e si sentivano onorati di adorare in questa privilegiata creatura la Divina Volontà.  Come non doveva festeggiare tutta la Creazione?  

   Perché fin allora l’uomo era stato il disordine fra tutte le cose create, nessuno aveva avuto il coraggio, l’eroismo di dire al suo Creatore:  ‘Non voglio conoscere la mia volontà, Te ne faccio un dono, voglio per vita solo il tuo Volere Divino’.  Invece questa Vergine Santa donò la sua volontà per vivere della Divina, e perciò la Creazione tutta sentì la felicità dell’ordine, che per mezzo suo le veniva restituita, ed a gara fecero, il cielo, il sole, il mare e tutti, per onorare Colei che possedendo il mio Fiat, dava il bacio dell’ordine a tutte le cose create.  Ed il mio Voler Divino Le metteva in mano lo scettro di Regina Divina e le cingeva la fronte colla corona del comando, costituendola Imperatrice di tutto l’universo”.

   Ond’io mi sentivo come annientata in me stessa;  le lunghe privazioni del mio dolce Gesù che mi rendono come senza vita, mi hanno bruciato il piccolo atomo della mia esistenza, il quale stando continuamente esposto ai raggi ardenti del Sole del Fiat Divino si sente disseccare tutti gli umori, e mentre si brucia, né muore né si consuma.  Onde non solo mi sentivo oppressa, ma disfatta.  Ed il mio dolce Gesù, come se volesse sollevarmi, facendosi sentire nel mio interno, dandomi un bacio mi ha detto:

     “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere, anzi voglio che godi della tua sorte felice, che il mio Voler Divino investendoti e dardeggiandoti ti toglie tutti gli umori umani e te li ricambia in umori di luce divina.  Oggi è la festa dell’Immacolato Concepimento, mari d’amore, di bellezza, di potenza e di felicità straripano dalla Divinità sopra di questa celestiale creatura, e ciò che impedisce che le creature possano entrare in questi mari è l’umana volontà.  

      Noi ciò che facciamo una volta, rimane coll’atto continuato di farlo sempre, senza mai cessare.  Nella Divinità è natura dare, senza che mai finisce l’atto.  Quindi questi mari stanno straripando ancora e la Regina Madre aspetta le sue figlie, per farle vivere in questi mari per farle tante piccole regine.  Però è vietato d’entrare all’umana volontà, non c’è luogo per essa, e solo può avere accesso chi vive di Volontà Divina.  Perciò figlia mia, puoi entrare quando vuoi nei mari della Mamma tua, la mia Divina Volontà ti garantisce, e con Essa avrai libero il passo e l’entrata, anzi Lei ti aspetta, ti vuole.  E renderai Noi e Lei doppiamente felici, per causa della tua felicità.  Noi Ci sentiamo più felici nel dare, e quando la creatura non prende i nostri beni, soffoca in Noi la felicità che vogliamo darle.  

    Perciò non voglio che stia oppressa, oggi è la festa più grande perché la Divina Volontà ebbe vita nella Regina del Cielo;  fu la festa di tutte le feste, fu il primo bacio, il primo amplesso divino che la creatura dava al suo Creatore in virtù del nostro Fiat, che la Sovrana Bambina possedeva;  la creatura che si sedeva a mensa col suo Creatore.  Quindi oggi è anche la festa tua, in modo speciale per la missione datati della mia Divina Volontà.  Perciò vieni nei mari dell’Immacolata Regina a godere della sua e tua festa”.

    Onde mi son sentita trasportare fuori di me stessa in questi mari interminabili, ma mi mancano i vocaboli per dire ciò che ho provato, perciò faccio punto e passo avanti. Dopo di ciò, il giorno il Confessore  ha letto pubblicamente ciò che sta scritto nel quindicesimo volume sull’Immacolato Concepimento, ed il mio amato Gesù, come sentiva che leggeva faceva festa nel mio interno, e mi ha detto:

    “Figlia mia, come ne son contento!  Oggi si può dire che la mia Mamma Sovrana riceve dalla Chiesa gli onori divini, onorando in Lei come primo atto di sua vita la Vita della Divina Volontà.  Questi sono gli onori più grandi che si possono dare, che il volere umano non ebbe mai vita in Lei, ma sempre, sempre la Divina Volontà.  

   Questo fu tutto il segreto della sua santità, della sua altezza, potenza, bellezza e grandezza e simile;  fu il mio Fiat che col suo calore estinse la macchia d’origine e la concepì Immacolata e pura, e la mia Chiesa invece d’onorare la mia Volontà Divina causa primaria ed atto primo, onorava gli effetti di Essa, e la proclamava Immacolata, concepita senza peccato.  Si può dire che la Chiesa le dava gli onori umani, e non gli onori divini, quale giustamente si merita perché una Volontà Divina ebbe vita continua in Lei.  E questo era un dolore per Me e per Lei, perché né Io ricevevo dalla mia Chiesa gli onori d’una Volontà Divina abitante nella Regina del Cielo, né Lei gli onori dovuti perché diede in Lei il luogo di formare la vita del Fiat Supremo.

     Perciò oggi col fare conoscere che tutto fu in Lei il prodigio del mio Volere, le altre sue prerogative e privilegi furono in ordine secondario e come conseguenza degli effetti di quella Volontà Divina che La dominava, si può dire che oggi si festeggia con decoro, gloria divina e magnificenza la festa dell’Immacolato Concepimento, che si può chiamare con più Verità il concepimento della Divina Volontà nella Sovrana del Cielo.  E questo concepimento fu causa di tutto ciò che è e fece, e dei grandi prodigi di questa Celeste Bambina”.

Dopo di ciò con un’enfasi più tenera ha soggiunto:

  “Figlia mia,  com’èra bella, dilettevole, vedere questa Celeste Bambinella fin dal suo Immacolato Concepimento!  Si guardava e si vedeva la sua piccola terra presa dalla stirpe umana, e dentro di questa piccola terra si vedeva il Sole del nostro Eterno Volere, che non potendolo contenere straripava fuori di Lei e si allungava tanto che riempiva Cielo e terra.  Fecimo un prodigio della nostra Onnipotenza, per fare che la piccola terra della piccola Reginetta potesse racchiudere il Sole del nostro Voler Divino.  

   Sicché si vedeva terra e Sole, quindi tutto ciò che faceva, se pensava, se parlava, se operava, se camminava, i suoi pensieri erano raggi di luce, le sue parole si convertivano in luce, tutto era luce che usciva da Lei, perché essendo la sua piccola terra, più piccola del Sole immenso che racchiudeva i suoi atti, si sperdevano nella sua luce.  E siccome questa piccola terra della Sovrana Celeste era vivificata, animata e conservata continuamente dal Sole del mio Fiat, si vedeva sempre fiorita, ma delle più belle fioriture che davano in frutti dolcissimi, da attirare i nostri sguardi divini e restarne rapiti, ma tanto che non potevamo fare a meno di guardarla, tanta era la bellezza e felicità che ci dava.  

   Tutta bella era la Verginella Immacolata, la sua bellezza era incantatrice e rapitrice, basta dire che era un prodigio del nostro Volere per poter dire tutto.  Oh, se le creature conoscessero che significa vivere di Volontà di Dio, metterebbero la vita per conoscerla e vivere in Essa”.

sabato 11 novembre 2017

«8 MAGGIO → QUIS UT DEUS»


“L'uomo potrà sfuggire alla giustizia umana,
ma non a quella divina.” 


PADRE PIO

*

«QUIS UT DEUS»

Il 13 ottobre 2017, nel Centenario esatto delle apparizioni mariane a Fatima, Adriana Pallotti veniva traslata dal cimitero di Agnone a quello di San Giovanni Rotondo. Loculo n. 9, unita al padre e vicina a Federico Abresch.

Lo stesso giorno, al mattino mi recai con viva fede ed entusiasmo anche a Monte Sant'Angelo, alla grotta del Principe per partecipare al Santo Sacrificio dell'altare ed operare l'atto di affidamento. La giornata nell'aria si avvertiva a dir poco speciale, oltre che luminescente. Carica di moltissimi significati, di segni buoni per i "buoni".

L'Arcangelo San Michele è il nobilissimo potente Principe delle milizie armate dei Cieli, delle angeliche Gerarchie. È il valoroso guerriero dell'Altissimo, terrore degli angeli ribelli, custode di tutta la Chiesa e difensore delle grandi Opere divine.

In modo specialissimo dei luoghi dove sulla terra si pratica con rigore e fervente amore la devozione a Maria SS. Madre e Regina del Divin Volere, degli Angeli del Signore. Questa gran Signora è pure la temibile protettrice del sublime Carisma della adorabile Divina Volontà.

Tal glorioso e fedele amico dei Cieli, San Michele ci difende sempre dai nemici dell'anima, specialmente nell'ultimo istante della vita. Egli ci assiste nella lotta respingendo lontano, negli abissi d'inferno, quell'angelo prevaricatore e superbo che ha prostrato nel combattimento in Cielo: Lucifero. L'Arcangelo nostro, delizia dei figli di Dio, alla sera del profetico giorno, dopo un indimenticabile sole al tramonto, svettava dominante sulla Casa della Divina Volontà.


Luciano Mirigliano


*


PERCHE’ L’8 MAGGIO, FESTA DI SAN MICHELE, SI FA LA SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI?

      Il Beato Bartolo Longo ebbe un sincero e filiale amore verso la Vergine Maria,  venerata in Pompei con il titolo del SS. Rosario, e nutrì una vera ed autentica devozione verso l’Arcangelo Michele che dichiarò essere “il naturale protettore” della Valle di Pompei e delle opere pompeiane. Il beato Longo volle che 2 volte l’anno si facesse la supplica in modo solenne alla Vergine del Rosario di Pompei: la prima domenica di ottobre che è il mese del rosario e l’8 maggio che è la festa dell’apparizione dell’arcangelo san Michele al Monte Gargano nelle Puglie, regione di cui il Longo era originario. E’ lo stesso Bartolo Longo che, nel 1907, in una lettera indirizzata al P. Alberti Lepidi, maestro del sacro Palazzo Apostolico in Roma, ci dà la spiegazione della sua devozione all’Arcangelo Michele (cf. anche il cap. VIII del libro di B. Longo Storia del Santuario di Pompei, Edizione del 1954). Riportiamo il testo di Bartolo Longo del 1907:
“Perché scegliemmo S. Michele a Difensore e Custode del Santuario di Pompei?”
      Non senza ragione sin dal cominciamento del Tempio tra tutti i beati Comprensori del cielo, noi prescegliemmo S. Michele Arcangelo a singolare Custode e Difensore delle opere di Dio nella Valle Pompeiana. E scegliemmo il giorno 8 di maggio , dedicato a San Michele, per porre la prima pietra del Santuario di Maria in Valle di Pompei. Si legge nelle Scritture che Iddio ha annunziato per mezzo di questo eccelso Spirito il suo augusto Nome, quando sul Sinai per bocca di Michele dettò la legge e disse: Io sono il Signore Dio tuo. Ed inoltre Dio ha comunicato a questo Principe la sua suprema autorità, a lui affidando la difesa delle città, dei regni e dei popoli. Michele per fermo protesse il popolo ebreo e quando viveva felice nella patria, e quando si pose in cammino verso la terra promessa. Apparve vestito in abito bianco, armato di corazza d’oro, con lancia in mano, per capitare l’esercito di Giuda Maccabeo. Venne Egli deputato da Dio a distruggere le schiere di Sennacheribbo (Sennacherìb - ndr), a liberare il popolo ebreo dalla schiavitù babilonese, ad occultare il sepolcro di Mosè, acciocché il popolo ebreo non rendesse un culto d’idolatria al corpo di quel famoso ispirato Condottiero. 
    Apparve Egli a Giosuè sul Giordano e gli disse: “Io sono il Principe dell’esercito del Signore: Sum princeps exercitud Domini; e vengo in tuo soccorso : sarò ai tuoi fianchi, né ti lascerò. Gerico e le altre città, benché forti, saranno una parte delle tue conquiste; e molti re, che vedrai ai piedi tuoi, faranno il più bel trionfo delle tue vittorie”. Michele fu il difensore della Chiesa contro tutti gli assalti del demonio. Si fece vedere all’Imperatore Costantino, e gli disse: – Io sono il Principe delle milizie celesti ed il Protettore dei Cristiani: io ti ho soccorso contro i tiranni nemici della Chiesa: prosegui a sostenere le ragioni di Cristo, ed io ti sosterrò le tue. Apparve a Carlo Magno, come afferma il Baronio, in una famosa guerra contro i Sassoni. Egli fece riportare a Ramire, re delle Spagne, una strepitosa vittoria sopra i Mori, uccidendone ben settantamila, e prendendo prigioniero il re Abenaja. Onde la Chiesa, dopo mille e mille altri prodigi ottenuti, chiama S. Michele Protettore e Dinfesore dei cristiani. Eum custodem et patronum Dei veneratùr Ecclesia. Ultimamente, il Sommo Pontefice Leone XII a San Michele affidava la custodia di tutta la Chiesa, e a tutti i sacerdoti imponeva di recitare , dopo il Sacrificio divino, quella preghiera bellissima: S. Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, contro la nequizia e le insidie del diavolo sii soccorso. E tu, Principe della milizia celeste, con divina possanza ricaccia nell’inferno Satana e gli altri maligni, che a perdizione delle anime si aggirano pel mondo. Se dunque S. Michele è il custode di tutta la Chiesa e il difensore di tutte le grandi Opere divine, non era conveniente che a Lui fosse affidata la difesa di questa grande Opera di Dio nell’epoca moderna, che è il Santuario di Pompei?
L’apparizione di S. Michele sul Gauro (Faito) e l’era di misericordia mariana a Valle di Pompei
      Ma un’altra ragione, diremo , storica e provvidenziale ci spinse a introdurre il culto del possente Arcangelo nella Basilica Pompeiana, la memoria cioè di una celebre apparizione. Non è insolita l’apparizione di S. Michele sulla terra. Si è degnato per lo più di apparire sulle alte vette dei monti. Sceglie i monti, quasi per mostrarsi librato fra la terra e il cielo, sfolgorando con lo sguardo fulmineo ogni esercito nemico. Or di rincontro al Santuario di Pompei si eleva, sopra di Castellammare di Stabia, il monte Gauro, il quale, rannodandosi cogli estremi della catena degli Appennini, segna l’ultima chiusura di questa Valle del Vesuvio. La sua cima termina in una vetta acuta, e questa vetta è ripartita in tre punte, a somiglianza delle prime tre dita della nostra mano. Era il secolo settimo della Chiesa. A Vescovo di Castellammare era un Santo, S. Catello, il quale usava sovente di notte raccogliersi sui dirupi di quel monte insieme coll’Abate di Sorrento, S. Antonino, a pregare. Una notte, mentre era immerso nell’orazione, in una gran luce gli apparve l’Arcangelo S. Michele e, con voce maestosa insieme e soave, gl’impose che edificasse un tempio in suo onore là dove avrebbe dato segnale con una fiamma. E la fiamma apparve subito sulla più alta delle tre punte che sormontano il Gauro. Il Santo Vescovo immantinente, col cuore ardente dell’entusiasmo dei Santi, si accinse all’opera. La compì dopo molte contrarietà sostenute, e ingiurie e calunnie, onde soffrì anche il carcere. (Vedi Lezioni dell’Uffizio di S. Catello nel di delle sua festa, 19 di Gennaio).
Qual era il fine dell’apparizione del grandioso Arcangelo sul Faito?
      Vi è tutta ragione di credere che il Signore abbia fatto apparire il suo fedele Ministro per preparare tanti secoli innanzi il regno di Maria in questi luoghi, abbandonati nei tempi antichi all’impero del Demonio e della colpa. Il portentoso Arcangelo venne a scacciare Satana dalla terra dei pagani, sulla quale doveva sorgere un giorno, e propriamente ai dì nostri, una novella era di grazia, una luce nuova di misericordia. Per tale ragione sin dal 1876 proponemmo al santo Vescovo di Nola, Monsignor Formisano, che la prima pietra per le fondamenta di questo nuovo tempio di Maria si ponesse proprio il giorno 8 maggio, perché quel giorno ricordava l’apparizione in queste contrade dell’eccelso Arcangelo S. Michele. Pel volgere incessante di trentun anno, sempre nel giorno 8 di maggio, abbiamo invocato con fede il primo Angelo del Cielo, perché si unisse con noi per festeggiare la comune Regina. Ed in ciascun anno, in quel giorno 8 di maggio, noi ricordiamo due solenni epifanie. Il maggior Principe del cielo, che ha nome meraviglioso, si manifestava alla terra, scegliendo a spettacolo dei suoi prodigi la vetta di un monte. La più grande Regina che mai abbia avuto e cielo e terra, si manifestava anch’Essa ai gementi figliuoli di Eva, scegliendo a centro dei suoi portenti un’umile Valle, la Valle di una sepolta città pagana. Seguerà adunque per noi quel giorni due solenni trionfi: Il trionfo del più maestoso Angelo del Cielo, di quel Principe grande, come lo chiama Daniele, prima della creazione dell’uomo, con l’invitta spada della sua fede, della sua umiltà e della sua mansuetudine, difende, l’onore dell’Altissimo e dell’Immacolata Donna che doveva nel tempo essere la Madre del verbo di Dio fatto uomo. Ed insieme il trionfo di Colei che è la Regina della Misericordia, e che nell’epoca moderna doveva nella Valle di Pompei riportare su Satana nuove e stupende vittorie”. 

Don Marcello Stanzione


*




*

L’UNICO VERO DIO 

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome dà gloria,
per la tua fedeltà, per la tua grazia.
Perché i popoli dovrebbero dire:
« Dov’è il loro Dio? ».
II nostro Dio è nei cieli,
egli opera tutto ciò che vuole.
 
Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.
 
Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore la casa di Aronne:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore, chiunque lo teme:
egli è loro aiuto e loro scudo.
 
II Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d’Israele,
benedice la casa di Aronne.
 
II Signore benedice quelli che lo temono,
benedice i piccoli e i grandi.
 
Vi renda fecondi il Signore,
voi e i vostri figli.
Siate benedetti dal Signore
che ha fatto cielo e terra.
I cieli sono i cieli del Signore,
ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.
 
Non i morti lodano il Signore,
né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi benediciamo il Signore
ora e per sempre.

*
Salmo 115

sabato 15 luglio 2017

«CHI PUÒ UCCIDERE LA LUCE? → NESSUNO»


* 
In questi tempi così bui e tristi. 

Vuoi davvero entrare per sempre nella sorgente di tutte le felicità possibili ed immaginabili? 

Vuoi possederla? 

Sii luce alle tenebre. 

Vivi di Volontà Divina e ne sarai pieno ed invincibile. 

Leggi ciò che il Signore ha insegnato per te a Luisa Piccarreta. 

Mettilo in pratica! 

Toccherai con mano quelle nuove ed inestimabili Verità divine

che ogni uomo dei dolori brama vivere e sperimentare anche in terra.  

Sinora sconosciute al mondo intero ed all'umanità sofferente.

Alla Chiesa.

Allora non perdere tempo. 

Appena puoi, apri quel benedetto scrigno del Libro di Cielo.

Vi troverai con maraviglia l'incontenibile tesoro di Dio. 

Vai, affrettati al capitolo del XXII Vol. 3 Settembre 1927. 

Imparalo a memoria. 

E divoralo con gioia. 

La tua! 

Dio sia benedetto, nei suoi Angeli e nei suoi santi. In Maria SS. Regina del Fiat Divino. 

TERZO FIAT SANTIFICANTE 
Luciano Mirigliano

*

– LIBRO DI CIELO –
*
*XXII VOL. 3 SETTEMBRE 1927*

FINO A TANTO CHE L’ANIMA NON FA REGNARE
LA VOLONTÀ DIVINA, 
SARÀ SEMPRE INFELICE ED INQUIETA. 
DIVERSITÀ DI MARTIRIO DI ANIMA E DI CORPO.

    Stavo valicando il mare di luce del «Fiat Divino» seguendo i suoi atti ed oh! come comprendevo che tutto il bene sta in Esso. Ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

    “Figlia mia, fino a quando la creatura non giunge a far regnare la mia Divina Volontà in essa, sarà sempre infelice, sempre inquieta, perché sentirà in sé, per quanto buona, santa, dotta, ricca, che le manca la pienezza della felicità ed il mare della pace, che da nessun lato la possono turbare e spezzare la sua felicità. Quindi potrà essere felice a metà e dimezzata la sua pace e siccome non è intera, la metà che le manca terrà la via aperta per portare l’infelicità ed il disturbo. Vedi, anche nell’ordine naturale succede così. Uno è ricco, non gli manca nulla, possiede i suoi dieci, venti milioni oppure miliardi, ma conoscendo che potrebbe acquistare altro ed essere più ricco ancora, si sente inquieto, infelice e mettendo come da parte le sue ricchezze è tutto piede, tutto opere, tutto parole, tutto occhio alle altre ricchezze che vorrebbe acquistare.

    Poveretto, come può essere felice, pacifico, se gli manca la sorgente dei beni che gli dice, “riposati, tutto è tuo e tutto ciò che vuoi è in tuo potere”? Un altro è re, ma quanta infelicità sotto a quella corona! Timore di poter perdere il suo regno, speranze e avidità di acquistare altri regni, d’imperare a costo di guerre su tutto il mondo, sicché il possedere un regno non è altro che via aperta per rendere infelice ed inquieto il povero re. Un terzo è dotto, ma non possedendo tutte le scienze, sapendo di poter possedere altre scienze, non riposa, né si sente felice e pacifico. Quante volte innanzi ad un altro più scienziato di lui si sente umiliato e sente l’infelicità che le manca la pienezza della scienza? Ora, così succede nell’ordine soprannaturale. Quel tale è buono, ma non sente in sé che possiede la sorgente della bontà, perché si sente che alle occasioni la sua pazienza è debole, la sua fermezza nel bene è intermittente, la sua carità spesso spesso zoppica, la sua preghiera è incostante. 

      Ciò lo rendono infelice, inquieto, perché vede che la sua bontà non è intera, è come a metà e l’altra metà che le manca serve a torturarlo ed a infelicitarlo. Poveretto, come si vede chiaro che gli manca il regno della mia Divina Volontà, perché se regnasse in lui possederebbe la sorgente della bontà che gli direbbe: “Riposati, tutto è in tuo potere, sorgente di pazienza, di fermezza, di carità, di preghiera”. E sentendo in sé la sorgente, si sentirebbe distendere dentro e fuori di lui il mare della felicità e della pace, e l’infelicità ed inquietudine non troverebbe più la via per entrare in lui. 

       Un altro è santo, ma alle circostanze non sente in sé la sorgente della santità, la luce che tutto fa conoscere, che tutto gli addita, la strada e la felicità: la conoscenza di Dio non è piena, l’eroismo delle virtù vacillano in lui. Onde con tutta la sua santità non è felice, né pacifico, perché mancando il totale dominio del mio «Fiat Divino», gli manca la sorgente della luce che eclissa il germe di tutti i mali e vi sostituisce la sorgente della felicità e della pace. Ecco perciò, fintantoché le creature non faranno regnare la mia Divina Volontà, nel mondo non si avrà neppure l’idea, né conoscenza vera di ciò che significa pace vera e pienezza di felicità. 

     Tutte le cose per quanto buone e sante non avranno la loro pienezza, perché mancando il dominio ed il regnare del mio Supremo Volere, manca chi comunica la sorgente di tutte le felicità, che essendo sorgente si può prendere ciò che si vuole e come si vuole. Ecco perciò le mie premure, perché la mia Volontà sia conosciuta e formi il suo regno in mezzo alle creature. Perché voglio vederle felici e di quella felicità con cui le feci uscire nel crearle e furono messe fuori dal seno del loro Creatore che possiede tutte le felicità possibili ed immaginabili”.

     Dopo di ciò seguivo il santo Voler Divino e sentendomi priva del mio dolce Gesù deliravo, perché volevo Colui che facendomi smaniare mi faceva provare il più duro martirio, tanto da non poterne più. Ed il mio sempre amabile Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

     “Figlia mia il martirio dell’anima è più grande, più nobile, contiene un valore tanto grande che paragonato a quello del corpo, oh! come resta dietro. Questo è limitato, è piccolo di fronte a quello dell’anima. L’anima è luce, il corpo è materia e, martirizzandosi il corpo, il sangue che versa non si allarga, non si diffonde lontano ma bagna solo quel piccolo spazio di terra dove si trova. Perciò i suoi effetti sono limitati e sono a luoghi, a tempo e a persona. Invece quello dell’anima è luce e quando questa luce viene trafilata, messa sotto torchio, la luce si diffonde, si innalza, si stende sempre più. Chi può restringere e circuire la luce del sole? Nessuno! Chi mai può impedire che i suoi raggi solari investano tutta la terra e facciano sentire il suo calore a tutti? Nessuno! Non c’è potenza contro la luce, non ci sono armi che possano ferirla e ucciderla. Tutte le potenze insieme sono impotenti contro la luce. O vogliono o non vogliono sono costretti a dargli il suo corso e a farsi investire. 

    E se qualcuno preso da pazzia pensasse di fermarla, la luce con una potenza tutta sua naturale si riderebbe di lui e vincitrice gli spruzzerebbe più luce. Ora l’anima è più che sole e quando soffre la mia privazione come gira e resta premuta sotto il torchio di essa, tanti raggi di più acquista per distendersi e allargarsi di più. E siccome è pena d’una vita Divina, l’anima facendo la Divina Volontà, in questo martirio offre l’atto più bello e la sua luce si stende tanto che nessuno la può raggiungere, perché entra in mezzo a questo martirio una Volontà Divina causata dalla privazione del tuo Gesù. La materia non entra affatto in questo martirio, ma tutto è luce.

   Luce è il tuo Gesù, luce è la mia Volontà, luce è l’anima tua, che forma tale incanto di luce che cielo e terra restano investiti e a tutti portano il beneficio del calore e della luce. Perciò il martirio del corpo è un nulla a confronto di questo”.

lunedì 3 luglio 2017

«FULMINI E SAETTE → SULLA CROCE DI SAN PIO»

Arma le mani di folgori e le scaglia contro il bersaglio.
Lo annunzia il suo fragore, riserva d'ira contro l'iniquità. 


Giobbe 36,32-33



*

Tanta paura ieri pomeriggio a San Giovanni Rotondo. 

Un violentissimo temporale ha rovesciato le sue abbondanti acque con fulmini e saette
che hanno addirittura colpito la croce della nuova chiesa dedicata a San Pio da Pietrelcina. 

Mai successo.

Le fragorose scariche hanno spezzato la croce alla sommità - alta 40 metri - danneggiando solo quel fronte 
rivolto verso la Casa della Divina Volontà di Adriana Pallotti, 
figlia spirituale di Padre Pio. 

I pezzi sono giunti sino a me, adagiandosi persino sui gradini.

Non sappiamo se pure in questo luogo come altrove corre lo stesso detto. 

Tuttavia però crediamo che anche qui, a San Giovanni Rotondo, 

non cade foglia che Dio non voglia. 


Al buon intenditor, poche parole bastano!
Luciano Mirigliano



*
TERZO CANTO DEL SERVO DEL SIGNORE


6Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,

le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
7Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
8È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
9Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Ecco, come una veste si logorano tutti,
la tignola li divora.

Isaia 50,6-9


– LIBRO DI CIELO –

*

*XII VOL. 12 GIUGNO 1918*

L’UOMO COL PECCATO 
VA INCONTRO ALLA GIUSTIZIA DIVINA. 
GESÙ HA FATTO TUTTO PER NOI.

    Trovandomi nel solito mio stato, stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “Come è possibile, Tu hai fatto tutto per noi, hai soddisfatto tutto, hai in tutto reintegrato la gloria del Padre da parte delle creature, in modo da coprirci tutti come con un manto d’amore, di grazie, di benedizioni, e con tutto ciò i flagelli cadono quasi rompendo il manto di protezione di cui ci hai coperto”. 

Ed il mio dolce Gesù, interrompendo il mio dire mi ha detto:

    “Figlia mia, è vero tutto ciò che tu dici. Tutto, tutto ho fatto per la creatura. L’amore mi spingeva tanto verso di lei, che per essere sicuro di metterla in salvo, la volli ravvolgere dentro del mio operato come dentro d’un manto di difesa. Ma la creatura, ingrata, col peccato volontario rompe questo manto di difesa, sfugge da sotto le mie benedizioni, grazie e amore, e mettendosi a cielo aperto resta colpita dai fulmini della divina giustizia. Non sono Io che colpisco l’uomo, è lui che col peccato viene incontro a riceverne i colpi. Prega, prega per la grande cecità delle creature”.


giovedì 29 giugno 2017

«QUANTO SONO BELLI I PIEDI DI COLORO CHE RECANO UN LIETO ANNUNCIO DI BENE»

«QUANTO SONO BELLI I PIEDI DI COLORO 
CHE RECANO UN LIETO ANNUNCIO DI BENE»



     Sabato 13 Maggio 2017 è ricorso il centenario delle apparizioni mariane a Fatima.
I gruppi di preghiera “24 H della Passione” e del “Pio Pellegrinaggio” del Liceo Classico “M. Pagano” di Campobasso – che vedono la folta partecipazione di alunni ed ex alunni, amici, insegnanti, genitori, pers. amministrativo e ATA – hanno festeggiato questa eccezionale giornata con una Santa Messa e la consacrazione al “Cuore Immacolato di Maria”.

Concludendo così un altro importante anno di fede, di cammino spirituale spontaneo: “con, per e in Cristo.”
È stata presente e altresì gradita la corale polifonica della nostra scuola.

     Al “sacrificio della Santa Messa” (celebrazione eucaristica), presiederanno don Peppino Cardegna e don Giacomo Piermarini, presso la Chiesa di San Paolo di Campobasso. È con viva gioia nel cuore e a lode e gloria di nostro Signore Gesù Cristo, che condividiamo questa nostra preziosa esperienza di vita, di un piccolissimo e umile seme lanciato al Cielo, sebbene senza umane pretese. Ma che tuttavia con la grazia di Dio, la speranza e la preghiera, aspettiamo di veder germogliare e crescere, sempre più fruttificare secondo il suo Divin Volere.

      Oltre alle seguenti pie pratiche, ossia alla meditazione delle 24 “Ore della Passione” e del “Pio Pellegrinaggio dell'anima nell'operato della Divina Volontà”, i gruppi che corrispondono volentieri all’invito sono accolti pure ogni martedì ad un momento di adorazione Eucaristica; alle ore 17.00 presso le Suore del Divino Zelo. Laddove da tempo è già presente una piccola fiammella di adoratori (cfr. Gv 4,1-30) che, interessati, stanno approfondendo con entusiasmo gli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta, dei quali è stato censore impeccabilis un gran santo come Sant'Annibale Maria Di Francia (peraltro fondatore della stessa congregazione delle figlie del Divino Zelo).

     Non solo, ma egli è stato anche un fervente promotore del Carisma, di codesta scienza così alta e sublime della Divina Volontà. Addirittura, concepita nel seno di una “piccola” vergine di Corato (BA 1865 - 1947), ignorantella, appena la prima elementare. E benché tale il grado di istruzione, nonostante ciò è stata scelta da Dio per una missione specialissima. Un mandato «vertiginoso» atto ad adombrar di quella luce tutta la Chiesa e l’umanità intera. La SS. Vergine Maria rimane al centro di questo progetto del Padre insieme al Figlio Gesù ed allo Spirito Santo.

   Qui è la grande profezia del Santo Padre Pio da Pietrelcina a darci testimonianza del suo valore indiscusso, conosciuta e diffusa anche dalla sua diletta figlia spirituale, Adriana Pallotti, dal quale è stata guidata per decenni su questo “sentiero preferenziale”:

«Un giorno sorgerà da Corato una luce che illuminerà tutto il mondo. E la terra sarà piena di Luisa Piccarreta.»

    Inoltre abbiamo creato un ‘intelligente’ gruppo WhatsApp dove quotidianamente ognuno sceglie di condividere la edificante “Parola di Dio” e le proprie esperienze.

    Non mancano certo all’appello gli intensi momenti di partecipazione ecclesiale, di unità solenne alle varie Sante Messe, generalmente celebrate prima del Natale e della Pasqua, anche ebraica, con una annuale liturgia di commemorazione per i defunti.

    Ecco il punto. Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene; che portano il “Dono” della Vita nell'adorabile Divina Volontà del Signore.

    «Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! » Rm 10, 14-15


FIAT VOLUNTAS TUA SICUT IN CAELO ET IN TERRA
Luciano Mirigliano





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*XV VOL. 11 LUGLIO 1923*

QUANTO PIÙ È GRANDE L’OPERA CHE DIO VUOL FARE, 
TANTO PIÙ È NECESSARIO CHE SIA UNICA E SINGOLARE 
LA CREATURA CHE SCEGLIE.
LA PATERNA BONTÀ VUOLE APRIRE UN’ALTRA ERA DI GRAZIA.

     Stavo pregando e tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolcissimo Gesù, ma con un pensiero nella mente che diceva: “Solo per te questo martirio di dar fastidio agli altri, d’essere di peso ai tuoi ministri, non potendo fare a meno di farli impicciare dei fatti miei, e che si svolgono tra me e Gesù; invece gli altri sono liberi, loro entrano nello stato di sofferenze e da per sé stessi si liberano; eppure quante volte ho pregato che mi liberasse, ma invano”. Ora, mentre ciò pensavo ed altro, il benedetto Gesù è venuto, tutto bontà ed amore, e mettendosi a me vicino mi ha detto:

    “Figlia mia, quanto più grande è l’opera che voglio fare, tanto più è necessario che sia unica e singolare quella creatura che scelgo. L’opera della Redenzione era la più grande e vi scelsi una sola creatura, dotandola di tutti i doni, non mai concessi a nessuno, per fare che questa creatura contenesse tanta grazia per potermi fare da Madre, e potessi deporre in Lei tutti i beni della Redenzione. E per custodire i miei stessi doni, dacché fu concepita finché mi concepì, La tenni adombrata nella luce della Santissima Trinità, la quale si faceva custode e teneva l’ufficio di dirigerLa in tutto. Quando poi restai concepito nel suo seno verginale, essendo Io il vero, il capo, ed il primo di tutti i sacerdoti, presi Io l’impegno di custodirLa e di dirigerLa in tutto, perfino il moto del suo palpito; e quando Io morii L’affidai ad un altro sacerdote, qual fu San Giovanni. Un’anima sì privilegiata che conteneva tutte le grazie, unica nella mente divina, unica nella storia, non volli lasciarla fino all’ultimo suo anelito senza l’assistenza d’un mio rappresentante. Forse ho fatto questo ad altre anime? No, perché non contenendo tanto bene, doni e grazie, non è necessario tanta custodia ed assistenza.

      Ora figlia mia, anche tu sei unica nella mia mente, e sarai anche unica nella storia, e non ci sarà né prima di te, né dopo, altra creatura a cui farò avere, come costretto da necessità, l’assistenza dei miei ministri, avendoti scelto per deporre in te la Santità, i beni, gli effetti, l’attitudine della mia Suprema Volontà. Era conveniente, giusto, decoroso, per la stessa Santità che contiene il mio Volere, che un mio ministro ti assistesse e fosse il primo depositario dei beni che la mia Volontà contiene, e dal suo grembo farla passare a tutto il corpo della Chiesa. 


BXVI BENEDICE LA STATUA DI SANT'ANNIBALE MARIA DI FRANCIA


      Quale attenzione non si richiede da te e da loro: tu nel ricevere da Me, come una seconda mia madre, il gran «Dono» del mio Volere, conoscerne tutti i pregi; e loro col riceverli da te, per fare che si compia nella mia Chiesa il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra. Ah! Tu non sai quanto ho dovuto darti per renderti capace di deporre in te il mio Volere. Ti ho tolto qualunque germe di corruzione, ho purificato in tal modo la tua anima, la tua stessa natura, che né tu senti nulla per loro, né loro per te, perché mancando il germe è come se mancasse il fuoco alla legna, e se non ti esentai dalla colpa originale come feci alla mia cara Madre, col toglierti il germe della corruzione operai un altro prodigio di grazia, non mai concesso a nessun altro. Perché non era decoroso per la mia Volontà tre volte Santa, scendere in un’anima, prenderne il possesso. E fosse anche menomamente ombrata dal minimo alito corrotto, la mia Volontà non si sarebbe adattata di prenderne il possesso, comunicarle la sua attitudine se ci vedesse alcun germe di corruzione, come non mi sarei adattato Io, Verbo del Padre, di concepire nel seno della Celeste Mamma, se non l’avessi esentato dalla colpa d’origine. E poi, quante grazie non ti ho fatto? 

      Tu credi che sia nulla e perciò non ti dai nessun pensiero, ed invece di ringraziarmi, ti occupi a pensare a ciò che ho disposto di te e di quelli che ho messo intorno a te, mentre Io voglio che segua solo il mio Volere. Tu devi sapere che questo compimento della mia Volontà è tanto grande, che entra nelle opere più grandi che la Divinità ha operato, e voglio che sia conosciuto, affinché dal conoscerne la grandezza ed i beni immensi che contiene, l’amino, lo stimino e lo desiderino. Tre volte la Divinità Suprema decise d’operare ad extra. La prima fu nella Creazione, e questa fu senza intervento della creatura, perché nessuna era uscita alla luce del giorno. La seconda fu nella Redenzione, ed intervenne insieme una donna, la più santa, la più bella, quale fu la mia Celeste Mamma. Fu Lei il canale e lo strumento di cui me ne servii per compiere l’opera della Redenzione. La terza è il compimento, che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra, cioè che la creatura viva, operi con la Santità e potenza della nostra Volontà, opera inseparabile dalla Creazione e Redenzione, come è inseparabile la Trinità Sacrosanta. Né possiamo dire che l’opera della Creazione sia da Noi finita, se la nostra Volontà, come fu da Noi decretato, non agisce nella creatura e vive con quella libertà, santità e potenza con cui opera e vive in Noi. Anzi questo è il punto più bello, più culminante, più fulgido, ed il suggello del compimento dell’opera della Creazione e Redenzione. 

      Questi sono decreti divini, e devono avere il pieno compimento. E per compiere questo decreto vogliamo servirci di un’altra donna, quale sei tu. Fu la donna l’incitamento, la causa per cui l’uomo precipitò nelle sue sventure, e Noi vogliamo servirci della donna per mettere le cose in ordine e far uscire l’uomo delle sue sventure e restituirgli il decoro, l’onore, la vera somiglianza nostra, come fu da Noi creato. Perciò sii attenta, non prendere le cose alla leggera. Qui non si tratta d’una cosa qualsiasi, ma si tratta di decreti divini, e darci il campo per farci compiere l’opera della Creazione e Redenzione. E perciò, come la nostra Mamma l’affidammo a San Giovanni – per far deporre in lui, e da lui alla Chiesa, i tesori, le grazie, tutti i miei insegnamenti che, nel corso della mia Vita, stando affidata a Me e facendoLe da Sacerdote, Io avevo deposto come in un santuario, tutte le leggi, i precetti, le dottrine che la Chiesa doveva possedere e che Lei, fida qual era e gelosa anche di una mia parola, perché non si perdesse, depose nel mio fido discepolo Giovanni, sicché la mia Mamma tiene il primato su tutta la Chiesa – così ho fatto di te. Dovendo servire il Fiat Voluntas Tua a tutta la Chiesa ti ho affidato a un mio ministro, affinché deponga in lui tutto ciò che ti manifesto sulla mia Volontà, i beni che ci sono, come la creatura deve entrare in Essa, come la paterna bontà vuole aprire un’altra era di grazia, mettendo in comune con la creatura i suoi beni che possiede nel Cielo, e restituendole la felicità perduta. Perciò sii attenta e siimi fedele”.