lunedì 10 luglio 2017

«IL CIELO E LA TERRA PASSERANNO, MA LE MIE PAROLE NON PASSERANNO». Mt 24,35

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BENEDETTO XVI : 

“La mia decisione 

di rinunciare all’esercizio attivo 

del ministero, non revoca questo. 

Non ritorno alla vita privata”.

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ESORCISMO DELL’11 FEBBRAIO 2013


L’annuncio del Romano Pastore della Chiesa Universale, suscita in noi riflessione e timore per quanto sta attraversando la vacillante barca di Pietro.
A tal proposito riportiamo la confessione fatta da Lucifero, durante un esorcismo, che lascia sbigottiti e sgomenti, qualora le sue parole risultassero confermate nel prossimo futuro.
Ecco il testo integrale:
Esorcista: Nel nome dell’Immacolata Vergine Maria, ti ordino di dire la verità su quanto sta accadendo alla Chiesa di Cristo?
Lucifero: ” Noooooo, Quella là nooooo!
Il solo sentire pronunciare il Suo Nome è per me e per noi demoni, un tormento infinito.

Non voglio parlareeeeeeeeee, ma l’Alta Dama mi obbliga a risponderti Prete schifoso!
La Chiesa Cattolica è sotto attacco! Le potenze delle tenebre sono scatenate contro la Sposa di quello che abbiamo appeso alla Croce. E’ l’ultimo assalto che stiamo portando alla sua Chiesa. Le dimissioni del Pontefice, prese in piena libertà e coscienza, aprono la strada al nostro ultimo attacco frontale.


Quello lassù sta per ritornare sulla terra, non so né il dove e né il quando, ma sento che quel giorno è molto, molto, molto vicino. Le mie stesse forze vanno sempre più affievolendosi, pertanto, devo concentrarmi e recuperare tutte le energie per convogliare i miei miliardi di demoni contro la Sede Apostolica.
Non basta la corruzione, non basta l’avidità di denaro, non basta suscitare gli scandali, bisogna condurre una battaglia che abbia come esito finale la distruzione della cosiddetta Chiesa di Roma.
Esorcista: Nel nome di Cristo, dimmi cosa vuoi fare contro la dolce Sposa di Dio?
Lucifero: Sono duemila anni che noi angeli decaduti con l’aiuto di uomini di Chiesa e di politicanti da strapazzo, cerchiamo di colpire mortalmente Quella tremenda Invenzione del Nazareno. Purtroppo non ci siamo ancora riusciti, perché essa appartiene all’Onnipotente.
Tutti i nostri sforzi risultano vani, perchè le porte dell’inferno, come Quel crocefisso disse, non prevarranno. Ma noi non ci arrendiamo. Continueremo a colpirla, a ferirla, a farla sanguinare, anche grazie a chi, dall’interno di essa, si è consegnato nelle nostre mani.
Dobbiamo arrivare ad occupare il trono del Vicario di Quello inchiodato alla croce. Con le buone o con le cattive. Costi quel che costi.
Stiamo lavorando a spopolare i seminari, a far chiudere i conventi, ma non riusciamo a far smettere quelle donne e quegli uomini, rinchiusi dietro una grata, di pregare. Ancora ci sono giovani che si dedicano alla preghiera nel silenzio di quei monasteri. Maledetti! quanto ci fanno male quelle vite donate all’Altissimo.
Esorcista: In nome di Dio Onnipotente, ti ordino di dirmi cosa stai cercando di fare e di organizzare?
Lucifero: Nooooooo! Non te lo dicooooooo!
Esorcista: Ti ordino per il Sangue Preziosissimo di Cristo, di dirmi quanto ti ho chiesto?
Lucifero: Quello lassù è stanco dei vostri peccati, è disgustato dell’azione degli uomini, è deluso dall’agire delle donne. Siete affogati nel peccato. La maggior parte dell’umanità è mia, morta spiritualmente e non riesce a risollevarsi.
Ormai molti Cardinali, Vescovi, Sacerdoti, sono in totale dissenso rispetto alla Tradizione della vostra Chiesa, sono in disaccordo sul conservatorismo papista.
E dietro il progressismo, dietro certe aperture post conciliari ci siamo noiiiiiiiii! Perchè vogliamo la confusione, la dissociazione, la divisione dentro e fuori la Sede petrina, come la chiamate voi.
Continuate pure a credere che tutto è una favola pretigna, cosi il numero di quelli che precipitano qui all’inferno aumenterà sempre più. Ormai non si contano più.
Esorcista: Nel nome dei Santi Martiri, di San Pio, di Santa Bernadette, di la verità sul futuro della Chiesa di Roma?
Lucifero: Non conosco il domani. Questo lo conosce solo Lui. Non so cosa accadrà tra un istante, perchè lo sa solo Lui. Non prevedo eventi, ma solo il presente.
Sono un perdente, uno che si è ribellato ed ha perso tutto. Ho perso il paradiso. Per sempre. Ma ho un obiettivo: trascinare quante più anime possibili nel mio regno di tormento. Voglio vendicarmi della mia cacciata dal paradiso, con lo strappargli anime. E’ questa la mia eterna vendetta.
Io non sono eterno, sono creatura proprio come voi, ma molto più forte di voi, molto più potente, più abile, più astuto. Sfrutto la mia astuzia per rovinarvi.
Posso dirti, brutto pretaccio, che provocheremo un attacco terribile contro la Chiesa romana, faremo tremare le sue mura, ma non scalfiremo la sua Stabilità.
Abbiamo fatto nascere la crisi economica per impoverire la popolazione mondiale, scoraggiare chi prega e infondere il veleno dell’allontanamento da Lui.
Non lasciamo nulla di intentato pur di separare la creatura dal Suo Creatore. Tutto ciò che può rovinarvi eternamente lo attuiamo.
Ma ora ci stiamo concentrando sulla Chiesa e sino a quando il nostro lavoro distruttore non sarà compiuto non le daremo pace.
Ho chiesto degli anni a Quello lassù. Ora è il nostro tempo, quindi siamo scatenati, ben sapendo che il periodo concesso sta per terminare.
Sento il tuono dell’Onnipotente che mi ricorda il mio nulla e l’obbedienza che, anche contro la mia volontà, gli devo.
Quel papa della “Rerum Novarum”, vide, mentre celebrava la Messa, i demoni fuoriuscire dalle viscere della terra e diffondersi dappertutto. Cosi scrisse quell’odiosa preghiera al Principe delle Milizie celesti, che noi, però, abbiamo fatto abolire al termine della celebrazione.
Oggi la terra è completamente invasa dai miei angeli decaduti, e se riusciste a vedere con gli occhi dello spirito, vi accorgereste che è tutto buio. Totalmente buio.
Se vedeste i mostri infernali agirarsi per il mondo morireste di paura per la forma orribile che hanno. Eppure non ci credete.
Esorcista: Nel nome della Santissima Trinità dimmi cosa hai in mente di fare contro l’umanità?

Lucifero: Distruggerla con tutte le mie forze. Ridurla in schiavitù. In una parola: Dannarla. Devo provocare guerre, devastazioni, catastrofi, portandovi all’esasperazione e alla bestemmia. La crisi devo aggravarla, ridurre in miseria sempre più persone, conducendole alla disperazione di non potersi liberare.
Poi devo trasformare radicalmente la vostra cosiddetta società civile in una grossa rolla per porci. Vi ci faccio sguazzare dentro, per poi perdervi all’inferno.
I miei servi sono già all’opera, molti devono fare il lavoro sporco che io ho comandato loro di fare, sino alla fine.
La terra deve essere un enorme cimitero, dove i pochi sopravvissuti saranno costretti ad adorarmi e servirmi come un dio. E’ questo il mio fine: essere dio al posto di Lui.
Molti mi celebrano il culto, altri mi invocano, altri ancora mi adorano. Ma non sanno che sono già dannati. Per una manciata di euro e qualche piacere si concedono a me, finendo per consegnarsi ai miei artigli.
Vedrete cosa farò alla vostra Chiesa, che scisma provocherò, peggiore di quelli passati. Vedremo quanti sono dalla Sua parte e quanti dalla mia.
Il tempo sta per finire ed Io sono tutto preso dall’aumentare il numero di coloro che passano dalla nostra parte. Tutti devono riconoscermi come unico signore, anche se sono un nulla.

Esorcista: Nel nome di Santa Gemma Galgani, di Santa Teresa di Gesù Bambino, di Santa Maria Goretti, cosa dobbiamo fare per vincerti e salvarci l’anima?
Lucifero: Noooooo! Non voglio parlareeeeeee!
Quello lassù mi costringe a risponderti.
La preghiera del Rosario, quella corona maledetta che tante anime ci strappa, è potentissima contro di noi, è un martello che ci schiaccia.


Ritornate in Chiesa, confessatevi settimanalmente e comunicatevi spesso. Controllatevi, sopportatevi reciprocamente i difetti. Amatevi e fate risplendere in voi la luce della Fede. La pace l’otterrete solo con la corona tra le mani, solo con la comunione sovente.
Andate a Messa, con devozione e rispetto, a costo di qualunque avversità. Essa e solo essa può salvarvi dalla dannazione eterna. E’ uno scudo potente contro l’inferno, contro le tentazioni, contro le seduzioni del Male.

Pregate per Papa Benedetto, ha sofferto molto per i peccati compiuti nella Chiesa, il peso degli stessi lo ha indebolito nel fisico e nell’anima, ma non l’ho vinto.
Pregate per i Cardinali, MOLTI DEI QUALI SONO MIEI, pregate per i vescovi che ormai vanno per conto loro.

Pregate per i sacerdoti hanno bisogno del sostegno delle vostre preghiere. Pregate per i nemici, gli amici, gli sconosciuti, i lontani, e Lui si ricorderà di voi.
Quellà lassù è triste perchè vede ogni giorno molti suoi figli precipitare all’inferno, nonostante le sue continue apparizioni, a cui non crede quasi nessuno.
Le sue lacrime versate per lo stato pietoso in cui molte anime vivono, stanno per terminare e lasceranno spazio ai castighi del Cielo”.



Fonte : Ecclesia Dei





– LIBRO DI CIELO – 

*
*II VOL. 1 AGOSTO 1899*

SULLA PURITÀ. 
SILENZIO E PIANTO DI GESÙ PER LE CREATURE.

       Questa mattina il mio soavissimo Gesù, trasportandomi fuori di me stessa, mi faceva vedere la corruzione in cui è decaduto il genere umano.  Fa orrore a pensarlo!  Mentre mi trovavo in mezzo a queste genti, Gesù diceva, quasi piangendo:

     “Oh uomo, come ti sei deturpato, deformato, snobilitato!  Oh uomo, Io ti ho fatto perché fossi mio vivo tempio e tu invece ti sei fatto abitazione del demonio!  Guarda, anche le piante, coll’essere coperte di foglie e di fiori e frutti, ti insegnano l’onestà, il pudore che tu devi avere del tuo corpo;  e tu, avendo perduto ogni pudore ed anche soggezione naturale che dovresti avere, ti sei reso peggiore delle bestie, tanto che non ho più a chi rassomigliarti!  Immagine mia tu eri, ma ora non più ti riconosci, anzi, Mi fai tanto orrore delle tue impurità, che Mi fai nausea al vederti e tu stesso Mi costringi a fuggire da te”.

    Mentre così diceva Gesù, io mi sentivo straziare dal dolore nel vederlo così amareggiato il mio diletto Gesù, perciò Gli ho detto:  “Signore, avete ragione che non trovate più niente di bene nell’uomo e che è giunto a tale cecità che non sa neppure più tenersi alle leggi della natura, onde, se volete guardare l’uomo, non farete altro che mandare castighi.  Perciò, Vi prego ad avere di mira la vostra Misericordia e così sarà rimediato tutto”.  Mentre così dicevo, Gesù mi ha detto:

“Figlia, dammi tu un ristoro alle mie pene”.

     Nell’atto di dire così, si è tolto la corona di spine che pareva incarnata nella sua adorabile testa e me l’ha conficcata nella mia.  Vi sentivo dolori acerbissimi, ma ero contenta ché Si ristorava Gesù.  Dopo ciò, mi ha detto:


“Figlia, Io amo grandemente le anime pure e, come dagli impuri sono costretto a fuggire, da queste, invece, come da calamita, sono tirato a fare soggiorno con loro.  Alle anime pure volentieri impresto la mia bocca per farle parlare con la stessa mia lingua, sicché non hanno da durare fatica per convertire le anime.  In dette anime Io Mi compiaccio non solo di continuare in loro la mia Passione e così continuare ancora la Redenzione, ma quello che è più, Mi compiaccio sommamente di glorificare in loro le mie stesse virtù”.

lunedì 3 luglio 2017

«FULMINI E SAETTE → SULLA CROCE DI SAN PIO»

Arma le mani di folgori e le scaglia contro il bersaglio.
Lo annunzia il suo fragore, riserva d'ira contro l'iniquità. 


Giobbe 36,32-33



*

Tanta paura ieri pomeriggio a San Giovanni Rotondo. 

Un violentissimo temporale ha rovesciato le sue abbondanti acque con fulmini e saette
che hanno addirittura colpito la croce della nuova chiesa dedicata a San Pio da Pietrelcina. 

Mai successo.

Le fragorose scariche hanno spezzato la croce alla sommità - alta 40 metri - danneggiando solo quel fronte 
rivolto verso la Casa della Divina Volontà di Adriana Pallotti, 
figlia spirituale di Padre Pio. 

I pezzi sono giunti sino a me, adagiandosi persino sui gradini.

Non sappiamo se pure in questo luogo come altrove corre lo stesso detto. 

Tuttavia però crediamo che anche qui, a San Giovanni Rotondo, 

non cade foglia che Dio non voglia. 


Al buon intenditor, poche parole bastano!
Luciano Mirigliano



*
TERZO CANTO DEL SERVO DEL SIGNORE


6Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,

le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
7Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
8È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
9Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?
Ecco, come una veste si logorano tutti,
la tignola li divora.

Isaia 50,6-9


– LIBRO DI CIELO –

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*XII VOL. 12 GIUGNO 1918*

L’UOMO COL PECCATO 
VA INCONTRO ALLA GIUSTIZIA DIVINA. 
GESÙ HA FATTO TUTTO PER NOI.

    Trovandomi nel solito mio stato, stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “Come è possibile, Tu hai fatto tutto per noi, hai soddisfatto tutto, hai in tutto reintegrato la gloria del Padre da parte delle creature, in modo da coprirci tutti come con un manto d’amore, di grazie, di benedizioni, e con tutto ciò i flagelli cadono quasi rompendo il manto di protezione di cui ci hai coperto”. 

Ed il mio dolce Gesù, interrompendo il mio dire mi ha detto:

    “Figlia mia, è vero tutto ciò che tu dici. Tutto, tutto ho fatto per la creatura. L’amore mi spingeva tanto verso di lei, che per essere sicuro di metterla in salvo, la volli ravvolgere dentro del mio operato come dentro d’un manto di difesa. Ma la creatura, ingrata, col peccato volontario rompe questo manto di difesa, sfugge da sotto le mie benedizioni, grazie e amore, e mettendosi a cielo aperto resta colpita dai fulmini della divina giustizia. Non sono Io che colpisco l’uomo, è lui che col peccato viene incontro a riceverne i colpi. Prega, prega per la grande cecità delle creature”.


sabato 1 luglio 2017

«CHARLIE, AYLAN → GESÙ BAMBIN»


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«Siamo arrivati al capolinea della cultura della morte. 

Sono le istituzioni pubbliche, i tribunali, 
a decidere se un bambino ha o non ha il diritto di vivere.

Anche contro la volontà dei genitori. 

Abbiamo toccato il fondo delle barbarie. 

Siamo figli delle istituzioni, e dobbiamo la vita ad esse? 

Povero Occidente: 
ha rifiutato Dio e la sua paternità 
e si ritrova affidato alla burocrazia! 

L'angelo di Charlie vede sempre il volto del Padre. 

Fermatevi, in nome di Dio. 

Altrimenti vi dico con Gesù: 
“Sarebbe meglio che vi legaste al collo una macina da mulino 
e vi gettaste nel più profondo del mare”.»

Card. Carlo Caffarra

* * * * * * *


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*XXXV VOL. 10 GENNAIO 1938*

LA PRIMA PREDICA 
CHE FECE IL PICCOLO RE GESÙ, 
AI BAMBINI D’EGITTO.

    Stavo facendo il giro nel «Fiat Divino». Ed oh! Come sospiro che nessun atto mi sfugga di quello che ha fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione. Pare mi manchi qualche cosa, se tutto ciò che ha fatto io non lo riconosco, non lo amo, non lo bacio, non me lo stringo al cuore, come se fosse mio. Ed il Divino Volere resterebbe come scontento, se chi vive in Esso non conosce tutti gli atti suoi, e non trova in tutto ciò che ha fatto il piccolo ti amo di chi tanto ama; e non vi è cosa che non ha fatto per lei. Onde sono giunta a seguire quando il Celeste Bambino si trovava in Egitto, nell’atto quando faceva i suoi primi passi. Ed io baciavo i suoi passi, mettevo il mio ti amo ad ogni passo che faceva, e gli chiedevo i primi passi della sua Volontà a tutte le umane generazioni. Io cercavo di seguirlo in tutto, se pregava, se piangeva, gli chiedevo che la sua Volontà animasse tutte le preghiere delle creature, e che le sue lacrime rigenerassero la Vita del suo «Fiat» nell’umana famiglia. Onde, mentre stavo attenta a seguirlo in tutto, il piccolo Re Bambino, visitando la povera anima mia mi ha detto:

     “Figlia del mio Volere, come sono contento quando la creatura non mi lascia solo. Me la sento dietro, avanti, in tutti gli atti miei. Ora, tu devi sapere che il mio esilio in Egitto non fu senza conquiste. Quando giunsi all’età di circa tre anni, dal nostro piccolo tugurio sentivo i fanciulli che giocavano, gridavano in mezzo alla strada, ed Io, piccolo qual ero, uscivo in mezzo a loro. Come mi vedevano mi correvano intorno, e chi più si voleva mettere vicino, perché era tanta la mia beltà, l’incanto del mio sguardo, la dolcezza della mia voce, che si sentivano rapire ad amarmi. Perciò mi facevano ressa d’intorno e mi amavano tanto, che non si sapevano distaccare da Me. Ora, anch’Io amavo questi bambini, e siccome l’amore quando è vero cerca di farsi conoscere, non solo, ma di dare ciò che può rendere felice nel tempo e nell’eternità, ora, a questi piccoli Io feci la mia prima predichina, adattandomi alla loro piccola capacità. Molto più, che possedendo l’innocenza mi potevano più facilmente capire. 

     Ora, vuoi sentire quale fu la mia predica? Dicevo loro: “Bambini miei, ascoltatemi. Io vi amo assai, e voglio farvi conoscere la vostra origine. Guardate il cielo, lassù tenete un Padre Celeste che vi ama assai, ma vi ama tanto, che non si contentò di farvi da Padre dal Cielo, di guidarvi, di crearvi un sole, un mare, una terra fiorita, per rendervi felici. Ma amandovi d’un amore esuberante, volle scendere nei vostri cuori, formare la sua Reggia nel fondo dell’anima vostra, facendosi dolce prigioniero di ciascuno di voi. Ma per far che? Per dar vita al vostro palpito, respiro e moto. Sicché voi camminate, e cammina nei vostri passi, si muove nelle vostre manine, parla nella vostra voce, e mentre camminate, vi movete, siccome vi ama assai, or vi bacia, or vi stringe, or vi abbraccia e vi porta come in trionfo, ché siete i cari suoi figli. Quanti baci e abbracci nascosti non vi dà questo nostro Padre Celeste, e voi, perché disattenti, non avete fatto incontrare il vostro bacio al suo, ed i vostri abbracci al suo paterno amplesso, e Lui è rimasto col dolore che i suoi figli non l’hanno né baciato né abbracciato. 

    Ora, bambini miei cari, sapete che vuole da voi questo Padre Celeste? Vuol essere riconosciuto in voi, che tiene la sua sede nel centro dell’anima vostra, e siccome Lui vi dà tutto, né vi è cosa che Lui non vi dà, vuole il vostro amore in tutto ciò che fate. Amatelo, l’amore non si parta mai dal vostro cuoricino, dalle vostre labbra, dalle vostre opere, da tutto, e questo sarà il cibo prelibato che darete alla sua Paternità. Lui vi ama assai e vuole essere amato. Nessuno può giungere ad amarvi come Lui vi ama; tanto vero, che avete anche un padre terreno, ma quanto è dissimile dall’amore del Padre Celeste, lui non vi segue sempre, non vigila i vostri passi, non dorme insieme, né palpita nel vostro cuore, e se cadete neppure ne sa nulla. 

    Invece il Padre Celeste non vi lascia mai, se state per cadere vi dà la mano per non farvi cadere, se dormite vi veglia, e anche se giocate e fate delle impertinenze sta con voi e conosce tutto ciò che fate. Perciò amatelo assai, assai”. Ed accendendomi di più dicevo loro: 

    “Datemi la parola che lo amerete sempre, sempre. Dite insieme con Me: “Vi amiamo, Padre nostro che sei nei Cieli, vi amiamo Padre nostro che risiedete nei nostri cuori”.

    Figlia mia, al mio dire, i bambini, chi si commoveva, chi piangeva di gioia, chi restava rapito, chi si stringeva tanto forte a Me, che non mi volevano più lasciare. Io facevo sentire la Vita palpitante del mio Padre Celeste nei loro cuoricini, e loro ne gioivano, facevano festa, perché non più avevano un Padre lontano, ma nel proprio cuore. Ed Io per rassodarli e per dar loro la forza a partirsi da Me, li benedivo, rinnovando sopra di quei fanciulli la nostra Forza Creatrice, invocando la potenza del Padre, la sapienza di Me, Figlio, e la virtù dello Spirito Santo; e dicevo loro: “Andate, e poi ritornerete”. E così si partivano. Ma poi ritornavano gli altri giorni, ma quasi a turbe una folla di fanciulli, si mettevano a spiare quando dovevo uscire, e per vedere che cosa Io facessi nel nostro tugurio. 

      E quando Io uscivo mi battevano le mani, mi facevano festa, gridavano tanto, che la mia Mamma usciva alla porta, per vedere che cosa succedeva. Ed oh! Come restava rapita nel vedere il suo piccolo Figlio parlare con tanta grazia a quei bambini, che si sentiva scoppiare il cuore per amore, e vedeva in essi le primizie della mia Vita quaggiù, perché di questi fanciulli che mi ascoltarono, nessuno si perdette. Il conoscere che avevano un Padre nei loro cuori, fu come caparra di poter possedere la Patria Celeste, per amare quel Padre che già stava anche nel Cielo. Figlia mia, questa mia predica che Io, piccolo Bambino, facevo ai fanciulli d’Egitto, era il fondamento, la sostanza della creazione dell’uomo. Essa contiene la dottrina più necessaria, la santità più alta; fa sorgere l’amore in ogni istante per amarsi il Creatore e la creatura. 

     Qual dolore nel vedere tante piccole vite, che non conoscono la Vita d’un Dio nelle loro anime, crescono senza Paternità Divina, come se fossero soli nel mondo; non sentono né conoscono quanto sono amati. Come possono amarmi? Quindi, tolto l’amore, il cuore indurisce, la vita abbruttisce e, povera gioventù, si dà in braccio ai più gravi delitti. Questo è un dolore per il tuo Gesù, e voglio che sia un dolore per te, affinché preghi per tanti che insegnino che sto nei loro cuori, che amo e voglio essere amato”.

giovedì 29 giugno 2017

«QUANTO SONO BELLI I PIEDI DI COLORO CHE RECANO UN LIETO ANNUNCIO DI BENE»

«QUANTO SONO BELLI I PIEDI DI COLORO 
CHE RECANO UN LIETO ANNUNCIO DI BENE»



     Sabato 13 Maggio 2017 è ricorso il centenario delle apparizioni mariane a Fatima.
I gruppi di preghiera “24 H della Passione” e del “Pio Pellegrinaggio” del Liceo Classico “M. Pagano” di Campobasso – che vedono la folta partecipazione di alunni ed ex alunni, amici, insegnanti, genitori, pers. amministrativo e ATA – hanno festeggiato questa eccezionale giornata con una Santa Messa e la consacrazione al “Cuore Immacolato di Maria”.

Concludendo così un altro importante anno di fede, di cammino spirituale spontaneo: “con, per e in Cristo.”
È stata presente e altresì gradita la corale polifonica della nostra scuola.

     Al “sacrificio della Santa Messa” (celebrazione eucaristica), presiederanno don Peppino Cardegna e don Giacomo Piermarini, presso la Chiesa di San Paolo di Campobasso. È con viva gioia nel cuore e a lode e gloria di nostro Signore Gesù Cristo, che condividiamo questa nostra preziosa esperienza di vita, di un piccolissimo e umile seme lanciato al Cielo, sebbene senza umane pretese. Ma che tuttavia con la grazia di Dio, la speranza e la preghiera, aspettiamo di veder germogliare e crescere, sempre più fruttificare secondo il suo Divin Volere.

      Oltre alle seguenti pie pratiche, ossia alla meditazione delle 24 “Ore della Passione” e del “Pio Pellegrinaggio dell'anima nell'operato della Divina Volontà”, i gruppi che corrispondono volentieri all’invito sono accolti pure ogni martedì ad un momento di adorazione Eucaristica; alle ore 17.00 presso le Suore del Divino Zelo. Laddove da tempo è già presente una piccola fiammella di adoratori (cfr. Gv 4,1-30) che, interessati, stanno approfondendo con entusiasmo gli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta, dei quali è stato censore impeccabilis un gran santo come Sant'Annibale Maria Di Francia (peraltro fondatore della stessa congregazione delle figlie del Divino Zelo).

     Non solo, ma egli è stato anche un fervente promotore del Carisma, di codesta scienza così alta e sublime della Divina Volontà. Addirittura, concepita nel seno di una “piccola” vergine di Corato (BA 1865 - 1947), ignorantella, appena la prima elementare. E benché tale il grado di istruzione, nonostante ciò è stata scelta da Dio per una missione specialissima. Un mandato «vertiginoso» atto ad adombrar di quella luce tutta la Chiesa e l’umanità intera. La SS. Vergine Maria rimane al centro di questo progetto del Padre insieme al Figlio Gesù ed allo Spirito Santo.

   Qui è la grande profezia del Santo Padre Pio da Pietrelcina a darci testimonianza del suo valore indiscusso, conosciuta e diffusa anche dalla sua diletta figlia spirituale, Adriana Pallotti, dal quale è stata guidata per decenni su questo “sentiero preferenziale”:

«Un giorno sorgerà da Corato una luce che illuminerà tutto il mondo. E la terra sarà piena di Luisa Piccarreta.»

    Inoltre abbiamo creato un ‘intelligente’ gruppo WhatsApp dove quotidianamente ognuno sceglie di condividere la edificante “Parola di Dio” e le proprie esperienze.

    Non mancano certo all’appello gli intensi momenti di partecipazione ecclesiale, di unità solenne alle varie Sante Messe, generalmente celebrate prima del Natale e della Pasqua, anche ebraica, con una annuale liturgia di commemorazione per i defunti.

    Ecco il punto. Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene; che portano il “Dono” della Vita nell'adorabile Divina Volontà del Signore.

    «Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! » Rm 10, 14-15


FIAT VOLUNTAS TUA SICUT IN CAELO ET IN TERRA
Luciano Mirigliano





*
*XV VOL. 11 LUGLIO 1923*

QUANTO PIÙ È GRANDE L’OPERA CHE DIO VUOL FARE, 
TANTO PIÙ È NECESSARIO CHE SIA UNICA E SINGOLARE 
LA CREATURA CHE SCEGLIE.
LA PATERNA BONTÀ VUOLE APRIRE UN’ALTRA ERA DI GRAZIA.

     Stavo pregando e tutta abbandonandomi nelle braccia del mio dolcissimo Gesù, ma con un pensiero nella mente che diceva: “Solo per te questo martirio di dar fastidio agli altri, d’essere di peso ai tuoi ministri, non potendo fare a meno di farli impicciare dei fatti miei, e che si svolgono tra me e Gesù; invece gli altri sono liberi, loro entrano nello stato di sofferenze e da per sé stessi si liberano; eppure quante volte ho pregato che mi liberasse, ma invano”. Ora, mentre ciò pensavo ed altro, il benedetto Gesù è venuto, tutto bontà ed amore, e mettendosi a me vicino mi ha detto:

    “Figlia mia, quanto più grande è l’opera che voglio fare, tanto più è necessario che sia unica e singolare quella creatura che scelgo. L’opera della Redenzione era la più grande e vi scelsi una sola creatura, dotandola di tutti i doni, non mai concessi a nessuno, per fare che questa creatura contenesse tanta grazia per potermi fare da Madre, e potessi deporre in Lei tutti i beni della Redenzione. E per custodire i miei stessi doni, dacché fu concepita finché mi concepì, La tenni adombrata nella luce della Santissima Trinità, la quale si faceva custode e teneva l’ufficio di dirigerLa in tutto. Quando poi restai concepito nel suo seno verginale, essendo Io il vero, il capo, ed il primo di tutti i sacerdoti, presi Io l’impegno di custodirLa e di dirigerLa in tutto, perfino il moto del suo palpito; e quando Io morii L’affidai ad un altro sacerdote, qual fu San Giovanni. Un’anima sì privilegiata che conteneva tutte le grazie, unica nella mente divina, unica nella storia, non volli lasciarla fino all’ultimo suo anelito senza l’assistenza d’un mio rappresentante. Forse ho fatto questo ad altre anime? No, perché non contenendo tanto bene, doni e grazie, non è necessario tanta custodia ed assistenza.

      Ora figlia mia, anche tu sei unica nella mia mente, e sarai anche unica nella storia, e non ci sarà né prima di te, né dopo, altra creatura a cui farò avere, come costretto da necessità, l’assistenza dei miei ministri, avendoti scelto per deporre in te la Santità, i beni, gli effetti, l’attitudine della mia Suprema Volontà. Era conveniente, giusto, decoroso, per la stessa Santità che contiene il mio Volere, che un mio ministro ti assistesse e fosse il primo depositario dei beni che la mia Volontà contiene, e dal suo grembo farla passare a tutto il corpo della Chiesa. 


BXVI BENEDICE LA STATUA DI SANT'ANNIBALE MARIA DI FRANCIA


      Quale attenzione non si richiede da te e da loro: tu nel ricevere da Me, come una seconda mia madre, il gran «Dono» del mio Volere, conoscerne tutti i pregi; e loro col riceverli da te, per fare che si compia nella mia Chiesa il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra. Ah! Tu non sai quanto ho dovuto darti per renderti capace di deporre in te il mio Volere. Ti ho tolto qualunque germe di corruzione, ho purificato in tal modo la tua anima, la tua stessa natura, che né tu senti nulla per loro, né loro per te, perché mancando il germe è come se mancasse il fuoco alla legna, e se non ti esentai dalla colpa originale come feci alla mia cara Madre, col toglierti il germe della corruzione operai un altro prodigio di grazia, non mai concesso a nessun altro. Perché non era decoroso per la mia Volontà tre volte Santa, scendere in un’anima, prenderne il possesso. E fosse anche menomamente ombrata dal minimo alito corrotto, la mia Volontà non si sarebbe adattata di prenderne il possesso, comunicarle la sua attitudine se ci vedesse alcun germe di corruzione, come non mi sarei adattato Io, Verbo del Padre, di concepire nel seno della Celeste Mamma, se non l’avessi esentato dalla colpa d’origine. E poi, quante grazie non ti ho fatto? 

      Tu credi che sia nulla e perciò non ti dai nessun pensiero, ed invece di ringraziarmi, ti occupi a pensare a ciò che ho disposto di te e di quelli che ho messo intorno a te, mentre Io voglio che segua solo il mio Volere. Tu devi sapere che questo compimento della mia Volontà è tanto grande, che entra nelle opere più grandi che la Divinità ha operato, e voglio che sia conosciuto, affinché dal conoscerne la grandezza ed i beni immensi che contiene, l’amino, lo stimino e lo desiderino. Tre volte la Divinità Suprema decise d’operare ad extra. La prima fu nella Creazione, e questa fu senza intervento della creatura, perché nessuna era uscita alla luce del giorno. La seconda fu nella Redenzione, ed intervenne insieme una donna, la più santa, la più bella, quale fu la mia Celeste Mamma. Fu Lei il canale e lo strumento di cui me ne servii per compiere l’opera della Redenzione. La terza è il compimento, che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra, cioè che la creatura viva, operi con la Santità e potenza della nostra Volontà, opera inseparabile dalla Creazione e Redenzione, come è inseparabile la Trinità Sacrosanta. Né possiamo dire che l’opera della Creazione sia da Noi finita, se la nostra Volontà, come fu da Noi decretato, non agisce nella creatura e vive con quella libertà, santità e potenza con cui opera e vive in Noi. Anzi questo è il punto più bello, più culminante, più fulgido, ed il suggello del compimento dell’opera della Creazione e Redenzione. 

      Questi sono decreti divini, e devono avere il pieno compimento. E per compiere questo decreto vogliamo servirci di un’altra donna, quale sei tu. Fu la donna l’incitamento, la causa per cui l’uomo precipitò nelle sue sventure, e Noi vogliamo servirci della donna per mettere le cose in ordine e far uscire l’uomo delle sue sventure e restituirgli il decoro, l’onore, la vera somiglianza nostra, come fu da Noi creato. Perciò sii attenta, non prendere le cose alla leggera. Qui non si tratta d’una cosa qualsiasi, ma si tratta di decreti divini, e darci il campo per farci compiere l’opera della Creazione e Redenzione. E perciò, come la nostra Mamma l’affidammo a San Giovanni – per far deporre in lui, e da lui alla Chiesa, i tesori, le grazie, tutti i miei insegnamenti che, nel corso della mia Vita, stando affidata a Me e facendoLe da Sacerdote, Io avevo deposto come in un santuario, tutte le leggi, i precetti, le dottrine che la Chiesa doveva possedere e che Lei, fida qual era e gelosa anche di una mia parola, perché non si perdesse, depose nel mio fido discepolo Giovanni, sicché la mia Mamma tiene il primato su tutta la Chiesa – così ho fatto di te. Dovendo servire il Fiat Voluntas Tua a tutta la Chiesa ti ho affidato a un mio ministro, affinché deponga in lui tutto ciò che ti manifesto sulla mia Volontà, i beni che ci sono, come la creatura deve entrare in Essa, come la paterna bontà vuole aprire un’altra era di grazia, mettendo in comune con la creatura i suoi beni che possiede nel Cielo, e restituendole la felicità perduta. Perciò sii attenta e siimi fedele”.